Se il genitore ha chiesto il rimborso per il figlio imperfetto

Image by Stefan Schweihofer from Pixabay

Son passati alcuni anni dalla sentenza del Tribunale di xx che ha stabilito che un medico e un ospedale debbano pagare un risarcimento di circa 300mila euro a una coppia le cui vite sono state profondamente colpite dalla nascita del loro bambino affetto da spina bifida.
Tra l’altro il risarcimento l’han pagato gli eredi del medico ormai defunto.

Nel 2003, presso gli Ospedali di xx, nacque il bambino con la grave malformazione. I genitori, ignari della situazione durante la gestazione, hanno deciso di intraprendere un’azione legale nei confronti del ginecologo e della struttura ospedaliera.

La sentenza ha stabilito che il medico non ha adottato l’ordinaria diligenza professionale nel corso delle sue pratiche mediche. Ciò ha comportato che alla madre del bambino sia stata negata la possibilità di prendere una decisione in merito all’interruzione della gravidanza, conoscendo pienamente la situazione di salute del feto. Di conseguenza, la coppia ha ricevuto un risarcimento tenendo conto degli impegni quotidiani, sia fisioterapici che psicologici, richiesti dall’assistenza continua al figlio.
Non è il primo caso, sia in Italia che all’estero: esistono genitori che reclamano un risarcimento per un figlio affetto da imperfezioni e figli stessi che richiedono il risarcimento in quanto nati con tali condizioni.

L’ipocrisia di questa storia ricopre abbondantemente anche la legge 194, scopriamo che la soluzione che metterebbe tutti d’accordo – la parte “lesa”, il medico e l’ospedale – è a portata di mano. Basterebbe, lo diciamo provocatoriamente, eliminare il bambino che attualmente è adolescente.
In effetti, i soldi richiesti servono, in teoria, a risarcire da un lato le spese mediche già sostenute e che verranno sostenute per curare il figlio e, dall’altro, la salute compromessa della donna a causa della nascita del figlio malato. Quindi, in ultima analisi, è il bambino stesso, nato a causa dell’errore del medico che ha impedito alla donna di decidere di abortire, a essere la causa del risarcimento.
Alla fine è lui il danno da liquidare.
Se fossero soddisfatti della presenza del bambino nonostante la sua patologia, perché richiedere il risarcimento? È proprio l’esistenza di un bambino “difettoso” che genera problemi. Se il danno può essere eliminato fin dall’inizio, non ha più senso concedere il risarcimento, tranne forse per le spese già sostenute.

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Forse quel bambino non potrà mai comprendere quella sentenza che vuol dire “era meglio se non nascevi, ora è tardi per sopprimerti”.
Speriamo e crediamo che quel figlio sia ora amato, ma l’atto di chiedere un risarcimento offende tanti disabili che vengono accumunati come pesi, vite inutili, costi sociali.

Il giudice, ha ricordato che il “grave pericolo per la salute psichica della donna che costituisce la condizione richiesta dalla legge per l’interruzione di gravidanza” avrebbe potuto essere utilizzato per abortire.
Ma ogni genitore sa che i figli sono portatori anche di ansia, di paure, di difficoltà, di sconfitte e dolori, oltre che di gioia e felicità.
La fatica dell’essere genitori è la norma e ogni gravidanza porterebbe con sè pericoli e stress per la mamma.
Ma superarli con l’amore sono parte della meraviglia della famiglia che accoglie la vita e la gode appieno.
Nessun figlio è un peso.
Nessun figlio è mai di troppo.
Difendiamo questi principi alla base della civiltà

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