Charles de Foucauld missionario mite e fratello universale

Foto di Falkenpost da Pixabay

Charles de Foucauld non sarebbe mai andato a Tamanrasset (Algeria) se lo scopo fosse solo quello di convertire tutti i musulmani.
La Chiesa in missione non ragiona di termini di do e ricevo.
Si semina. A volte con le parole, a volte con le opere, a volte con la preghiera, a volte con l’amicizia silenziosa. Questo era Charles de Foucauld, che ha portato frutto anni dopo la sua morte, con il fiorire di vocazioni diverse che lui non ha potuto vedere.
Non ha fondato ordini o istituti o monasteri.
E’ stato solo «fratello universale» amico del popolo tuareg, tanto vicino e addentro da aver trascritto poesie e canzoni popolari dei tuareg, curato un dizionario e vari testi religiosi e laici.

La sua testimonianza fu gratuita totalmente e davvero efficace ed autentica.
Ma quella testimonianza radicale era impregnata di amore e rispetto per il popolo e la cultura che lo ospitava. Lui amava i tuareg, amava i musulmani, amava il deserto, amava l’Algeria: ecco perchè la sua fiera identità cristiana non era vista come un’arma o qualcosa di nemico.
Le identità forti creano dissidi e contrasti quando non c’è amore.
Se c’è amore anche chi non la pensa come noi ci è fratello e sorella.
Fratello universale come fu Charles de Foucauld

Timothy Garton Ash in «Sei domande sull’islam» disse «Il sistema più seduttivo che l’umanità conosca, con le sue immagini consumistiche variopinte di salute, ricchezza, eccitazione, sesso e potere – scrive – esercita una enorme attrazione sui giovani provenienti da ambienti musulmani. Ma, disgustati dai suoi eccessi edonistici o forse delusi nelle loro ispirazioni segrete, alienati dalla realtà della loro vita di emarginazione in Occidente o sentendosi essi stessi rifiutati dal sistema, in pochi, una piccolissima minoranza, abbracciano una nuova versione, feroce, bellicosa, della fede dei loro padri».

L’esempio di Charles De Foucauld è attuale anche oggi in cui sembra sempre in agguato lo scontro tra occidente ed integralismo islamico.
Una cristianesimo ferreo e coerente è capace di arginare gli estremismi meglio di una fede tiepida o ancora peggio di un ateismo pratico che agli occhi di altri popoli è insulso e fonte di esclusione e individualismo, da cui nascono gli integralismi e le deviazioni.

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Musulmani e cristiani di fronte a Bibbia e Vangelo