Aborto: Italia, da quanti anni lasci sole le donne?

Venti anni fa, con il referendum del 17 maggio 1981, gli italiani sceglievano l’aborto di Stato. Una maggioranza schiacciante – quasi il 70% – apponeva la propria firma in calce alla legge 194, già in vigore dal 1978. Nemmeno l’immagine del Papa ferito da un colpo di pistola quattro giorni prima del voto, il 13 maggio, era riuscita a fare breccia nel cuore della gente: il sogno di un’Italia ancora cattolica svaniva all’alba degli anni ‘80, materializzando lo spettro di un Paese disposto a decretare per legge l’uccisione di milioni di innocenti.

Nonostante l’epilogo sconsolante del referendum, la Chiesa non ha mai smesso di ribadire l’assoluta inaccettabilità di qualsiasi legge che dichiari lecito l’omicidio del non nato: si tratta di una luce che anche il Timone vuole contribuire a tenere accesa, offrendo ai lettori questa breve scheda sull’argomento.

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1. Che cos’è l’aborto

L’aborto è la soppressione di un essere umano compiuta durante la fase prenatale della sua esistenza. Esso può essere provocato con metodi chirurgici: aspirando l’embrione dalla donna o strappandolo dalla parete uterina mediante pinze speciali. Dopo il terzo mese, prima di aspirare il nascituro è necessario procedere allo smembramento del feto vivo, i cui resti vengono poi ricomposti dall’aborzionista sopra un telino sterile per verificare che siano stati tutti recuperati. L’aborto si può ottenere anche con mezzi chimici, ingerendo apposite pastiglie, come la cosiddetta “Pillola del giorno dopo” o la Ru486, oppure utilizzando strumenti come la spirale (IUD). Aborti sono pure provocati in gran quantità ogni volta che una donna si sottopone a un intervento di fecondazione artificiale in vitro. In tutti i casi, l’aborto consiste in un’azione cruenta che elimina una nuova vita. Un fumato impressionante mostra il feto che, mentre tenta di sottrarsi disperato agli strumenti dell’aborzionista che lo insegue per ucciderlo, apre la bocca in un grido silenzioso di terrore.

2. Che cosa stabilisce la legge italiana in materia

Il codice penale Zanardelli – di ispirazione liberale – e il codice Rocco – varato durante il Fascismo – consideravano reato l’aborto, stabilendo la non punibilità solo per il caso di pericolo di vita della madre. Nel 1975 la Corte costituzionale infligge il primo colpo a queste norme protettive del bambino, mentre nel 1978 viene varata la legge 194, una fra le più permissive al mondo. Essa rende sempre possibile l’aborto entro i primi 90 giorni, sulla base della semplice richiesta della donna. Dopo il terzo mese, l’aborto è ammesso per ragioni eugenetiche, cioè per eliminare feti ammalati, o per tutelare la salute della donna. In ventitré anni di legge negli ospedali dello italiano sono stati consumati circa 4 milioni di aborti, senza contare quelli clandestini.

3. La posizione della Chiesa cattolica sull’aborto procurato

a. Fin dal I secolo la Chiesa ha dichiarato la malizia morale di ogni aborto procurato. Nella Didachè si legge infatti il precetto: “Non uccidere il bimbo con l’aborto”. Questa condanna non è mai mutata anzi stata ribadita con particolare vigore anche in tempi recenti: il Vaticano II ha definito l’aborto “abominevole delitto”.

b. La sanzione canonica prevista per chi opera l’aborto è la scomunica latae sententiae, che “scatta” cioè come automatica conseguenza della colpa commessa. Questa sanzione colpisce non soltanto chi opera l’aborto, ma anche chiunque vi coopera modo diretto, fosse con il solo consiglio.

c. La responsabilità nel delitto d’aborto coinvolge genitori, operatori sanitari, politici, uomini di cultura, e ogni persona che nell’ambito delle proprie competenze – fosse anche soltanto con l’esercizio del voto o con l’espressione delle proprie opinioni – sostiene, promuove, difende, legittima una legge abortista.

d. La Chiesa si mostra severa poiché il crimine commesso determina un danno irreparabile all’innocente ucciso, ai suoi genitori e a tutta la società. D’altra parte, la misericordia di Dio non viene meno neppure di fronte a questa colpa: anzi, spesso medici aborzionisti e donne che hanno abortito possono – attraverso il pentimento e il perdono – diventare testimoni meravigliosi della necessità di proteggere ogni vita.

e. Il cattolico ha il dovere di annunciare in ogni ambiente e in ogni circostanza questo “Vangelo della vita”, sia con la parola che riaffermi la condanna senza eccezioni dell’atto abortivo, e sia con l’azione che promuova l’aiuto concreto a madri tentate di abortire, e indichi la strada del perdono a coloro che hanno già sbagliato.

4. Alcune false convinzioni diffuse

a. “La Chiesa fa bene a condannare l’aborto, ma è giusto che lo Stato laico lo legalizzi“. È illogico: la Chiesa condanna l’aborto come atto omicida, e dunque non solo come peccato ma come vero e proprio delitto. Essa ricorda a tutti – credenti e non credenti – che uccidere l’innocente è un orrendo crimine, che resta tale anche se una legge civile dice il contrario.

b. “L’aborto è un fatto di coscienza: io non lo farò mai, ma devo rispettare la libertà altrui“. Falso. L’aborto non riguarda solo la singola coscienza della donna, poiché esso minaccia un diritto altrui, il diritto alla vita. Altrimenti, dovrei concludere che anche rubare, uccidere o violare altri diritti è “un fatto di coscienza”, una “espressione della libertà di delinquere”.

c. “Come cattolico sono contrario, ma come uomo pubblico devo applicare la legge“.

Irragionevole. L’aborto interpella non solo i singoli, ma i Parlamenti e gli Stati: nessuna persona, soprattutto se cattolica, potrà legittimamente teorizzare la separazione tra la propria personale condanna dell’aborto e il proprio ruolo politico o istituzionale.

d. “Sono contro l’aborto, ma la 194 è una buona legge“. Contraddizione insostenibile. Sarebbe come dire: “Sono contro il razzismo ma rispetto le leggi razziali e le camere a gas in regola con lo Stato nazista”.

e. “L’aborto è come la pena di morte“. Confusione indebita: l’aborto e indubbiamente un esecuzione capitale, ma inflitta senza processo e a un uomo innocente. Sarà opportuno ribadire che la Chiesa considera da sempre la pena di morte in linea di principio lecita, quando sia l’unico strumento per far valere la legittima difesa della società contro il crimine. L’aborto è invece l’uccisione dell’innocente e la sua condanna non ammette eccezioni.

f. “Meglio una legge sull’aborto che l’aborto clandestino“. Ipocrita: anche ammantato di legalità, l’aborto resta sempre il medesimo atto cruento e omicida. Legalizzare una condotta illecita non è mai servito a eliminarla, tant’è vero che gli aborti clandestini continuano a essere praticati. Inoltre, in base a questo ragionamento bisognerebbe legalizzare la maggior parte dei furti commessi oggi in Italia, che restano per lo più impuniti.

g. “In caso di malformazioni o violenza carnale l’aborto è un diritto“. Disumano: uccidereste un bambino handicappato, o figlio di una violenza? Sicuramente no. Per quale ragione, allora, essere spietati con lo stesso bambino, prima che nasca? L’aborto eugenetico nega il fondamentale principio di uguaglianza davanti alla legge riconosciuto da tutte le laicissime dichiarazioni dei diritti dell’uomo. Negarlo significa spalancare le porte al totalitarismo.

Ricorda

“L’aborto procurato è l’uccisione deliberata e diretta, comunque venga attuata, di un essere umano nella fase iniziale della sua esistenza, compresa tra il concepimento e la nascita’. (Giovanni Paolo II, Evangelium Vitae, Città del Vaticano 1995, n. 58).

Bibliografia

Catechismo della Chiesa Cattolica, Libreria Editrice Vaticana, Roma 1993. n. 2270-2275 
Giovanni Paolo II, Evangelium Vitae, Città del Vaticano 1995. 
Conferenza episcopale italiana, Dichiarazione sull’aborto del 1978, pubblicata in Emilio Boncinelli, Gli anni di Erode, supplemento de il Sabato del 21 marzo 1981. 
Michael Mannion, Guarire la vita, Gribaudi, Torino 1981. 
AA.VV., Ma questo è un figlio. Testimonianze dal dramma dell’aborto, Gribaudi, V ed. Milano 2000. 
Michel Schooyans, Nuovo disordine mondiale, San Paolo, Cinisello Balsamo 2000. 
Associazione Società Domani, Aborto, diritto o delitto?, Palermo 2000 – societadomani@libero.it 
Mario Palmaro, Ma questo è un uomo, San Paolo, II ed. Cinisello Balsamo 1998.

di Mario Palmaro – “il Timone” n. 13, maggio/giugno 2001

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