Aborto. Una lettera al fratellino mai nato

feto piccoloE’ possibile che ci manchi  qualcuno che non abbiamo mai conosciuto? I fratelli sono persone con cui si condivide – in maniera più o meno forzata e più o meno pacifica – una parte dell’esistenza, o sono tasselli importanti della propria vita? E l’aborto è un gesto ‘semplice e indolore’, che non lascia alcuna conseguenza sulle persone coinvolte (oltre che la madre, il padre, i fratelli, i nonni, gli operatori sanitari…)?

Sono queste domande importanti e dalla risposta non scontata

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Le persone – tutte le persone, anche le più introverse e solitarie – vivono di relazioni: con se stessi, con gli altri e, per chi crede, con l’Altro. Siamo esseri relazionali. E questo fin dal momento del concepimento e per tutta la gravidanza, il che spiega bene come l’aborto sia un dramma che non può lasciare indifferenti: negare la nascita a una persona, chiudere a priori – e in maniera drammatica – la relazione con l’altro, non può mai essere indolore.

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In una lettera inviata al portale National Right to Life (ripresa da LifeSiteNews), la sorella di un bambino mai nato illustra in modo commovente il sentimento di rimorso e di rimpianto da lei provato verso il fratellino vittima di aborto.

“Nessuno le ha detto che eri qualcosa in più di un grumo di cellule, ti chiedo scusa per la loro ignoranza”, scrive la ragazza, che immagina la vita del fratello maggiore. Lo immagina sposato, con i suoi figli e i suoi nipoti. “Ti chiedo scusa se hanno dato meno valore alla tua vita rispetto a quella degli altri”.

“Avrei voluto che fossi venuto alla mia laurea, avrei voluto venire alla tua, avrei voluto che fossimo amici, vorrei poterti chiamare al telefono proprio adesso. Avrei voluto condividere con te le gioie e i dolori. Avrei voluto che ti avessero dato una possibilità. Ti chiedo scusa per l’egoismo, è stato così ingiusto per te”, continua la lettera.

Questa lettera mette in evidenza come non siano solo i genitori a soffrire le conseguenze del post-aborto (che determina una vera e propria sindrome che va curata). Abbiamo più volte parlato del trauma post-abortivo maschile. Sia nel caso di aborto naturale, sia nel caso di aborto volontario: anche nell’uomo si manifestano malessere psicologico e angoscia, assieme ai rimpianti e ai risentimenti per una vita alla quale non è stata data la possibilità di crescere e svilupparsi. Proprio come per le donne.

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La lettera scritta a National Right to Life fa capire che l’aborto può pesare anche sui fratelli e le sorelle futuri. Sono molti, infatti, gli interrogativi che sorgono: perché io sì e lui no? Perché a me è stato concesso di nascere e a lui no? Perché ho più diritto di lui/lei ad esistere?

Domande alle quali, nella stragrande maggioranza dei casi, non si riesce a dare risposte convincenti. Perché, in realtà, la risposta è solo una. Tutti gli esseri umani hanno lo stesso diritto di vivere. In fondo, quando veniamo concepiti, siamo tutti ‘grumi di cellule’. Ma solo ad alcuni di questi ‘grumi’ si dà la possibilità di diventare grandi.

di: Anastasia Filippi