Albania: una chiesa martire che risorge

martiri AlbaniaIl 5 novembre vi saranno dei nuovi beati albanesi: due sacerdoti, padre Luigj Paliq, O.F.M., ucciso in Kossovo nel 1913, e don Gjon Gazulli, impiccato in una piazza di Scutari nel 1927; insieme ad altre 38 vittime del periodo della dittatura comunista 1945 – 1990. Tutti versarono il loro sangue per amore del Signore Gesù e del prossimo, perdonando con tutto il cuore i loro uccisori.

Don Lazër Shantoja fu torturato e gli furono amputati mani e piedi; al vederlo ridotto così sua madre esclamò disperata: “Compro io il proiettile per ucciderlo, ma non lasciatelo più in queste terribili condizioni”. E mentre costui veniva fucilato a Tirana, nella capitale dell’Albania, un altro sacerdote, don Ndre Zadeja, veniva fucilato nella vecchia e storica città di Scutari, centro del cattolicesimo e della cultura albanese. In seguito furono fucilati padre Giovanni Fausti e padre Daniel Dajani, gesuiti; padre Gjon Shllaku O.F.M., il seminarista Mark Çuni, i signori Gjelosh Lulashi, Qerim Sadiku e Fran Mirakaj e padre Anton Harapi, Superiore Provinciale dei Frati Minori. In seguito Padre Mati Prendushi, guardiano del convento San Francesco di Gjuhadol, Scutari. L’arcivescovo di Scutari, Mons. Gaspër Thaçi e l’arcivescovo di Durrës, Mons. Vinçenc, padre Çiprian Nika, vennero accusati calunniosamente di aver nascosto le armi sotto l’altare di Sant’Antonio nella loro chiesa. Il clero cattolico si distinse per la sua fede, il suo patriottismo e la sua cultura. A p. Prendushi la dittatura propose di separarsi dalla Santa Sede di Roma per fondare la chiesa nazionalista. Tutti rifiutarono con coraggio tale proposta. La stessa proposta fu fatta anche a Mons. Frano Gjini, Vescovo e Delegato Apostolico, il quale rispose fermamente: “Mai separerò il mio gregge dalla Santa Sede”.Mons. Gjini fu fucilato nel 1948 e può essere paragonare al Cardinale Fiscer ed a Thomas Moore. Nessun sacerdote accettò lo scisma, e questo scatenò la reazione che portò all’imprigionamento di circa 170 sacerdoti. Ecco alcuni esempi di torture subiti dai sacerdoti. Padre Benardin Palaj morì sotto le torture, e morì a causa del tetano, nel convento dei Francescani, trasformato in carcere, dove si trovavano più di 700 detenuti. Don Lekë Sirdani e don Pjetër Çuni morirono immersi con la testa in giù nel pozzo nero. Don Alfons Tracki e don Zef Maksen, sacerdoti tedeschi, furono fucilati. Padre Serafin Koda diede l’ultimo respiro con la laringe tirata fuori dalla gola. Papa Josif, sacerdote cattolico di rito bizantino, caduto stremato nella palude di Maliq, fu sepolto vivo nel fango. A don Mark Gjani chiesero di rinnegare Cristo, e la sua risposta fu: “Viva Cristo Re!”. Fu ucciso e il suo corpo dato in pasto ai cani. Don Mikel Beltoja fu torturato nella sala del processo, fatto a porte chiuse. La polizia lo ferì gravemente con i punteruoli e dopo alcuni giorni venne fucilato.

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Dopo questi atti cominciò una terribile propaganda culturale anticlericale e antireligiosa con la cosiddetta “lotta di classe”. In tutte le istituzioni e in tutte le conferenze, lezioni, discorsi e conversazioni si propagandava che Dio non esisteva e che la religione era illusione e sfruttamento. Il 6 febbraio 1967, il dittatore diede inizio alla “rivoluzione culturale cinese”. Tale rivoluzione si estese con la medesima intensità e ferocia, specialmente contro la Chiesa, anche negli angoli più sperduti del paese. Furono chiuse tutte le chiese insieme alle moschee! La Cattedrale di Scutari fu trasformata in Palazzetto dello Sport. Proprio a Scutari, durante un congresso, il dittatore parlò contro Dio e contro la Chiesa cattolica. La chiesa francescana di Gjuhadol fu trasformata in cinema. Il Santuario della Madonna del Buon Consiglio, presso il Castello “Rozafa” di Scutari, fu distrutto. La chiesa del Sacro Cuore di Gesù di Tirana fu trasformata in cinema. La chiusura della chiesa di Lezha avvenne il 26 marzo 1967, proprio nel giorno di Pasqua. Il Santuario di Sant’Antonio di Laç Kurbini fu distrutto e al suo posto fu costruito un campo militare. La piccola chiesa di Laç Vau i Dejës, del XIII secolo, di inestimabile valore, fu distrutta con la dinamite. Le altre chiese che non furono distrutte furono trasformate in granai, sale di cultura, tribunali, stalle, officine. Non si vedevano più sacerdoti in giro. Si facevano controlli da per tutto, si frugava persino nei bauli del corredo delle donne. Il 10 luglio 1968 fu inaugurata nella città di Scutari esposizione ateista: “Sul ruolo retrogrado della fede”. La persecuzione culminò nel 1967, quando l’Albania si proclamò “stato ateo”. Questa situazione terribile continuò fino al 4 novembre 1990, giorno che segnò l’apertura della nuova epoca della religione e della professione della fede, con una santa Messa al cimitero cattolico di Scutari. Questa data fu seguita da altri eventi felici: 1. la visita di Madre Teresa di Calcutta 2. l’apertura della Nunziatura Apostolica a Tirana; 3. la visita del Santo Padre, Giovanni Paolo II; 4. la costituzione della gerarchia ecclesiastica; 5. l’apertura del seminario interdiocesano “Madonna del Buon Consiglio”; 6. la venuta di molti missionari dalle Chiese sorelle.

Il processo canonico per la proclamazione di questi “Servi di Dio”, uccisi per la fede, ha un valore molto importante e significativo per la nazione albanese, poiché i santi e i martiri non sono soltanto mediatori tra Dio e l’uomo, ma anche modelli cui ispirarsi per dare un volto nuovo e un futuro a questo popolo che ha molto sofferto.

Rendiamo grazie al Signore!

Mons. Zef Simoni, Vescovo Ausiliare di Scutari

Testo integrale del Comunicato del Vescovo ausiliare di Scutari, mons. Zef Simoni, che annuncia l’avvenimento in occasione dell’apertura del processo canonico per la beatificazione di 40 Servi di Dio della Chiesa albanese: il francescano padre Luigj Paliq, ucciso in Kosovo nel 1913; don Gjon Gazulli, impiccato in una piazza di Scutari nel 1927; altre 38 vittime del periodo della dittatura comunista 1945-1990.

 

 

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