Allarme nuova eugenetica

Un tempo chi stava sul cornicione di una casa veniva fatto ragionare e gli si urlava che la sua vita era importante, che per noi, per la società, che per tutti lui valeva e che aveva davanti tanti anni di vita, tante cose da fare, tanto amore da ricevere e tanto amore da dare.
 
A scuola lo non si studia (io non ricordo), ma nel primo novecento in vari paesi del mondo operò attivamente un movimento a favore dell’eugenetica. E’ la stessa mentalità che porta dei giudici in UK a dire che il miglior bene per un bimbo gravemente disabile è morire… #Alfie
O in Francia a dire che è meglio che un malato in coma venga sedato e fatto morire di fame e sete (nonostante la famiglia voglia accudirlo e si opponga).
O in Italia si arrivi a dire che una persona che vuol suicidarsi vada assecondata.
 
 
Andate a leggere cosa successe in USA (sterilizzazione di poveri, disabili, criminali, malati di mente, ecc), in Svezia (sino al 1976! su disabili, malati, alcolisti, ecc), solo grazie agli orrori del programma eugenetico nazista in Germania e Austria, il famoso Aktion T4, l’eugenetica venne giustamente ridimensionata e stigmatizzata.
Basta leggere cosa accade oggi (non 50 anni fa) in Islanda che si vanta di essere down- free (tutti le gravidanze di down di fatto vengono abortite) e in Danimarca che ha un programma per “abolire i down” entro il 2030.

Si chiama cultura dello scarto. Ovvero ritenere che una vita imperfetta sia meno degna di vivere. Che vivere da malati non sia vivere. Che vivere da non autosufficenti sia una cosa inaccettabile.
Che i disabili gravi siano un peso. Che i comatosi siano un inutile fardello.
E in definitiva ogni condizione di vita difficile sia insostenibile e inutile.
No. La vita non è un peso. No. Gli imperfetti non sono un peso.
Ogni essere umano è unico e irripetibile.
Ci sono le fatiche e i dolori di ogni giorno e tutti noi, stato compreso, siamo chiamati a incoraggiare e supportare la vita di chi vive la malattia o la sofferenza.

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Non adeguiamoci alla cultura dello scarto.
Ma uniamoci per lottare contro questa cultura. Facciamo gruppi, incontri non per limitare i danni ma per sconfiggere questa cultura.
Potremmo chiedere l’obiezione di coscienza per i medici, per i farmacisti, per gli operatori sanitari, su queste pratiche (aborto, eutanasia/assistita, ru486, selezione dei feti nella fecondazione). Ma è solo un passaggio tecnico.
Dobbiamo avere l’obiettivo grande di abolire queste leggi e creare una opinione pubblica favorevole alla vita e alla sua dignità intangibile, intoccabile. I mass media, la cultura, la politica, il potere, sono tutti schierati dietro l’idea dei falsi diritti civili che di civile non hanno nulla.

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