Amicizia nella fede (Giussani)

amicizia11L’amicizia nasce da un segreto partecipato «
“Amico” è la parola più importante che un uomo possa dire a un altro
uomo[…] – (Massimo Camisasca)

“Il fatto che ci siano fratelli, per quanto amati, non elimina la necessità  dell’amico. Per vivere tra i fratelli bisogna avere un amico, anche lontano”.
Così ha scritto il grande teologo russo P. Florenskij, morto martire nel lager sovietico delle isole Solovki.

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“Amico” è la parola più importante che un uomo possa dire a un altro uomo, l’appellativo più profondo, più ricco, più segreto.
Le parole “padre”, “fratello”, “figlio” potrebbero indicare anche soltanto un rapporto biologico. Esso con difficoltà diventa un legame di vera e profonda compagnia nell’esistenza. Gli esempi però non mancano e sono anche attorno a noi: rapporti determinati dalla generazione naturale, segnati dalla grazia, diventano amicizia e così moltiplicano quella possibilità di aiuto e di vicinanza che è già inscritta in ogni nesso determinato dalla natura.

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Al termine dei tre densissimi anni passati con loro, Gesù dice
improvvisamente agli apostoli: “Vi chiamo amici perché vi ho detto tutto” (cfr. Gv. 15,15). Il fondamento dell’amicizia è un segreto partecipato. Un rapporto vero di amicizia non può durare se si fonda soltanto su uninteresse particolare. C’è sempre un segreto divino fra gli amici, come già aveva intuito Cicerone che definiva l’amicizia una comunanza di cose umane e divine, c’è sempre un destino verso cui si corre assieme, un’avventura totale che appassiona e accende ogni giorno la vita.

L’amicizia è una grazia. Non nasce da un calcolo, accade d’improvviso, come gli amori più veri. Ma mentre gli amori necessitano dell’attrattiva corporea, l’amicizia ne prescinde, non perché essa sia angelicata, ma perché ha un altro scopo stabilito da Dio, quello di essere una grazia che sostiene ogni realtà istituzionale della vita, accompagna la vocazione alla famiglia come ogni altro tipo di vocazione.

L’amicizia per natura è disinteressata, o meglio ha un unico interesse: il bene e la felicità dell’altro. Siccome nessuno di noi è un angelo, anche le amicizie più profonde sono attraversate dalle delusioni e dalle crisi di ogni evento umano. Se il loro fondamento è autentico, rinascono continuamente e sono rafforzate dalle difficoltà. “Vi ho chiamati amici perché vi ho detto tutto”. Cosa è questo “tutto” che Gesù ha detto ai suoi, che ha portato loro? La sua comunione con il Padre. Per questo la forma più alta di amicizia che l’uomo possa vivere sulla terra è la comunione cristiana, quando diventa forma della vita quotidiana. Il monastero è nato
per questo. Per questo sono nate tante comunità.

Ma anche una famiglia può esserlo, oppure un gruppo di persone unite dalla stessa vocazione, un gruppo di ragazzi che corrono con le motociclette verso la vita che li attende.

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Quello che voglio dirvi è come una rivincita più chiara e più profonda di quanto si possa pensare sull’apparente inutilità della vita, sull’apparente negatività dei progetti. Chi non l’ha provato, chi non l’ha mai sentito e quindi chi non l’ha mai fatto, dà adito di continuo nella vita a cose proprio brutte. La poesia più bella che c’è al mondo è quella di Dante Alighieri nel Paradiso, l’Inno alla Vergine, che non è interessata a nessuno per secoli e adesso è ricordata forse da qualche devoto discepolo di Benigni:
«Vergine Madre figlia del tuo figlio,/ umile e alta più che creatura,/
termine fisso d’etterno consiglio», indicazione ineluttabile di Chi ha fatto il disegno di tutto, del disegno di tutto l’universo, che ne è l’
espressione. Infatti «tu se’ colei che l’umana natura/ nobilitasti sì, che ‘ l suo fattore/ non disdegnò di farsi sua fattura./ Nel ventre tuo», questi sono gli aspetti più affascinanti dell’espressione dantesca, «nel ventre tuo si raccese l’amore,/ per lo cui caldo nell’etterna pace/ così è germinato questo fiore», per lo cui caldo nell’eterna pace, senza pusillanimità, senza vergogna di bugia, senza inganno di nessun tipo. «Per lo cui caldo», caldo è la parola con cui è indicato tutto il fascino profondo e ineffabile di questa vita dell’universo a cui lo spirito dell’eterno ha dato inizio. «Qui»
continua la poesia di Dante, «qui se’ a noi meridiana face/ di caritate», sei il punto sicuro di amore, «e giuso intra ‘mortali,/ se’ di speranza fontana vivace».
Ho voluto leggere queste righe o rileggerle – chissà quanti di voi le
avranno già lette in questi giorni -, ho voluto leggerle proprio per questa idea, il mio augurio è tutto in questa idea: «Qui se’ a noi meridiana face/ di caritate e giuso intra ‘mortali sei di speranza fontana vivace».
Fra tutte le genti dell’universo sei fontana vivace di speranza, sei una
sorgente continua della speranza, riproponi di continuo la speranza come significato del tutto, come luce della luce, come colore del colore, come l’ altro dell’altro.
Sei di speranza fontana vivace: la speranza è l’unica stazione in cui il
grande treno dell’eterno si ferma un istante. Sei di speranza fontana
vivace. Senza speranza, infatti, non esiste possibilità di vita. La vita
dell’uomo è la speranza, perché è alla speranza che io invito i vostri occhi a guardare. I vostri occhi che sono stati drizzati in questi giorni da tante voci sentite. Tra i mortali Tu sei di speranza fontana vivace. La figura della Madonna è proprio la figura della speranza, la certezza che dentro i padiglioni – direbbero i medioevali – dell’universo sei la sorgente di acqua che si sente, che va giorno e notte, notte e giorno.
Che questa fontana vivace di speranza abbia ad essere ogni mattina, ogni mattina il senso della vita immediato più mordace e più tenace che ci possa essere. Siamo amici per questo. Restiamo amici; come restiamo amici? Non possiamo essere che amici per questo. Anche nella decrepitezza dei miei anni volevo dirvi che la speranza è una – una! -, quella che ha come contenuto totale nella sua oggettività l’imposizione che dà di sé al mondo la Madonna:
Tu sei di speranza fontana vivace. Che questa fontana sia vivace tutte le mattine, la mattina. Da un po’ di anni mi sono diventati abituali questi pensieri: spontaneamente uno è come assalito dalla gioia che se anche dura qualche istante, dura qualche istante, ma come emergenza della verità di tutta la vita.
Sei di speranza fontana vivace. Vi auguro che abbiamo ad essere compagni, sentirci amici fino nel fondo del cuore anche se non ci conosciamo direttamente. Ci conosciamo indirettamente, ma ancora di più che se fosse direttamente. Fontana vivace, Vergine Madre, termine fisso d’etterno consiglio. Che roba! Dirlo dopo settant’anni è veramente impressionante. E’ evidente che non esiste niente di sicuro al mondo se non in questo. Ciao e  scusate l’impertinenza.

Rimini, 24 agosto 2002.