Ancora sulla Rivoluzione culturale (*)

Con la vittoria della ‘grande rivoluzione culturale proletaria’, confermata in aprile dal IX Congresso del partito comunista cinese, si è verificato in Cina un grande rivolgimento. Cosa è accaduto in realtà? Per comprenderlo dobbiamo riportarci indietro […]

Trascurandone molte minori, le tappe essenziali della rivoluzione culturale furono: anzitutto, nell’estate del ‘65 (epoca della campagna dei ‘Quattro risanamenti’), il ‘risanamento’ e la salda presa in pugno dell’esercito da parte del ministro della difesa maresciallo Lin Piao; l’organizzazione più o meno scoperta, nella primavera del ‘66, della massa studentesca ad opera dell’esercito; nell’estate di quell’anno lo scatenamento degli studenti divenuti guardie rosse. (1) (Il primo giornale murale fu esposto nell’Università di Pechino l’1 giugno ‘66.) Nella capitale si ebbero presto cedimenti e dimissioni al vertice del partito: ciò che permise a Mao figurativamente, in realtà a Lin Piao, di afferrare la maggioranza nel Comitato centrale (XI sessione plenaria dell’8 agosto ‘66).

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Il 18 agosto ebbe luogo la prima di otto adunate oceaniche di guardie rosse nella piazza Tien An Men di Pechino. Mao presenziò, ma a parlare in questa come nelle successive occasioni fu Lin Piao, il quale nei suoi discorsi tributò regolarmente sperticate, incredibili lodi al vecchio capo presente e consenziente. La sesta grande adunata, del 3 novembre ‘56, segnò il passaggio dell’azione principale delle guardie rosse dalla capitale al resto della Cina. Infatti in molte parti del paese l’apparato del partito resisteva e non voleva cedere alla rivoluzione culturale, e spesso gruppi di operai organizzati dai sindacati contrattaccavano gli studenti.

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Nel gennaio del ‘67 l’esercito ricevette per la prima volta l’ordine di intervenire direttamente nella lotta. Nel marzo si cominciarono a costituire i primi ‘comitati rivoluzionari’ col compito di sostituire l’apparato del partito: erano composti per un terzo di militari, per un terzo di guardie rosse, e per l’ultimo terzo di ex funzionari del partito comunista che avevano optato per la rivoluzione culturale. (Questi comitati iniziarono poi, col 10 ottobre, il tesseramento a nuovo dei comunisti.) Nel luglio sempre del ‘67 il partito sferrò grossi contrattacchi contro le guardie rosse e l’esercito (episodi del Kunming e di Wuhan: qui anche la guarnigione si ribellò, e Ciu En-lai, giunto come mediatore, sfuggì a stento alla cattura: la situazione venne ristabilita solo da una divisione di paracadutisti inviata da Lin Piao). La resistenza continuò in seguito con alti e bassi in tutta la Cina, tanto da raggiungere un nuovo e ultimo acme nella primavera-estate del successivo anno 1968.

Nel gennaio e febbraio ‘68 si assisté a una ascesa sempre più scoperta e massiccia dell’esercito, cui corrispose un calo del fronte studentesco. Nel marzo si hanno le prime notizie della costituzione di una milizia operaia armata a fianco dell’esercito. Alle celebrazioni del diciannovesimo anniversario della repubblica, l’1 ottobre ‘68, l’esercito occupa il primo posto, gli operai e i contadini il secondo, le guardie rosse l’ultimo. A quest’epoca Lin Piao ha ormai in mano la situazione nel paese, tanto che convoca, nel Comitato centrale riunitosi l’11 ottobre, il IX Congresso del partito per l’aprile ‘69.

Il Congresso, iniziato come previsto l’ 1 aprile ‘69, consacrò la vittoria di Lin Piao, che venne proclamato ufficialmente successore di Mao Tse-tung alla sua morte. Nel nuovo Comitato centrale espresso dal Congresso, i militari sono in preponderanza anche numerica. Lin Piao, nel discorso di apertura, dichiarò: “Dal punto di vista marxista l’esercito è la principale componente dello stato”. (Al di là dei fatti sopra riferiti, basterebbe questa frase a dimostrare quanto errata sia la opinione di chi, specie in Occidente, crede che la rivoluzione culturale cinese sia stata un grande tentativo per riportare il comunismo alla sua purezza e genuinità originarie. Secondo il marxismo infatti l’esercito è sì una componente importante dello stato, ma dello stato borghese; e una delle condizioni caratterizzanti la società socialista è appunto l’assenza dell’esercito.)

Gli studenti rispediti a scuola

Gli studenti furono usati nella rivoluzione culturale sopratutto all’inizio, dopo che nel giugno ‘66 erano state chiuse le scuole d’ogni grado perché essi potessero dedicarvisi. Successivamente, come abbiamo riferito, la loro importanza andò calando in parallelo con gli interventi sempre più diretti dell’esercito. In un discorso del 3 novembre ‘66 Lin Piao stabilì che le guardie rosse — le quali avevano creato grossi ingorghi sulla rete ferroviaria cinese — dovessero effettuare i loro spostamenti attraverso la Cina a piedi: “Camminando a piedi… potranno stabilire vasti contatti con le masse… imparare meglio dagli operai e dai contadini…”. Nel febbraio ‘67 ebbe luogo prcbabilmente l’ultima grande azione studentesca: il rovesciamento dell’apparato del partito a Shangai, dove il 4 febbraio venne proclamata una ‘Comune’ col metodo elettivo di quella di Parigi. La stampa ufficiale richiamò in quell’occasione gli studenti “alla prudenza”: molti di loro però non se ne dettero per intesi, forse non riuscivano a capire, specie fra quelli che credevano davvero di essere impegnati a spazzar via ogni burocratismo e autoritarismo. La stampa cinese li accusò nei mesi successivi di anarchisino e tendenze piccolo-borghesi: diversi gruppi, forse ribellatisi alla strumentalizzazione, vennero addirittura accusati di essere passati dalla parte dei controrivoluzionari.. Si ebbero lotte anche cruente tra gruppi e gruppi, come a Canton nel ‘68.

Nell’estate 1968 (27 luglio), avendo la rivoluzione culturale ormai trionfato, massicce squadre di operai e di contadini, appositamente create, furono immesse nelle riaperte scuole e università, col compito di “educare gli studenti” e di “dirigere per sempre le scuole”.

(*) dal periodico Il Cittadino, 19 ottobre 1969.

(1) Della violenza di questi giovani fanatizzati giungevano in Occidente soltanto notizie manipolate, spesso in modo tale da riuscire entusiasmanti. Diversa però era la realtà. Eccone un esempio: “In questo mese d’agosto 1966 una ventina di ‘Comuni popolari dei dintorni di Pechino, ricevettero l’ordine di liquidare tutti i i proprietari agricoli sopravvissuti. In nove ‘Comuni’ l’ordine fu eseguito prima che Ciu En-lai potesse intervenire per arrestare il massacro: un gran numero di ex-proprietari era stato sotterrato vivo”. (C. e J. Broyelle, Apocalypse Mao, Grasset, Parigi 1980. p. 63.)

di Eugenio Corti  [Da “L’esperimento comunista”, Ares, Milano 1991]

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