Babbo Natale esiste ma il suo nome è San Nicola di Bari

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Santa Klaus in realtà è San Nicola. Cattolicesimo in pillole: San Nicola fu un gran vescovo, in un periodo teologicamente difficilissimo, a causa dell’eresia ariana. Usava tutta la sua forza e il suo denaro per aiutare le famiglie povere: dava lui la dote alle fanciulle indigenti perché potessero sposarsi e avere dei bimbi e dove c’erano bimbi poveri lasciava sulle soglie dei panieri pieni di ogni ben di Dio. Assurto quindi a patrono dei bimbi, San Nicola nella leggenda porta i giocattoli.

asciato il Mediterraneo per le gelide lande dell’Europa del Nord, San Nicola si è ammantato di pelli di animale e ha perso qualche lettera. Saint Nikolaus arrivava a portare i doni ai bimbi ma i bimbi non sapevano pronunciare il suo nome, storpiavano tutto: la «n», stufa di esser presa a calci dalla «t», se ne andò per i fatti suoi e il nome divenne Santa Klaus. Aspettate, Santa Klaus invece di Gesù bambino? Tanto è di Cristo pure lui. Avete l’albero di Natale invece del presepe per motivi di laicità? E Natale secondo voi che vuol dire? Che è nato Qualcuno. Niente da fare, laici, siete circondati. Il rustico Santa Klaus coperto di pelli di animali fu poi riconvertito in una pubblicità della Coca Cola in un signore sovrappeso vestito di rosso. Personalmente preferisco l’iconografia di San Nicola che prende a ceffoni Ario al concilio di Nicea: chi ama combatte.

Stesso discorso per l’Epifania. Festeggiate la Befana invece dei Magi? Cattolica anche la Befana. In Francia per l’Epifania si prepara la Galletta dei tre re. È un dolce che contiene una fava: chi la trova sarà il re della festa. La galletta dei re, che ha la forma di una ciambella appiattita, esiste in tre versioni:

Vuota: spartana, semplice e sobria.

Imbottita di onesta crema pasticciera

Frangipane: la farcitura si fa con la crema frangipane ottenuta sbattendo insieme uova, burro, zucchero e polvere di mandorle. È di gran lunga la migliore e credo che faccia 1.200 calorie a porzione (a tenersi bassi): è roba per gente forte, che non passa il tempo sulla bilancia.

La galletta dei re ricorda impropriamente i Magi, impropriamente perché che fossero re è una tradizione popolare. Nel racconto canonico sono figure ben più alte di un re, personaggio politico che potrebbe aver condannato a morte qualcuno. Coloro che si rendono conto di quello che è successo invece sono Magi, ovvero maghi.

Ne parla il Vangelo di Matteo: non erano re e non è nemmeno detto che fossero tre. «Gesù nacque a Betlemme di Giudea al tempo di re Erode. Alcuni Magi giunsero da Oriente a Gerusalemme e domandavano: “Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo“». Arrivano, coi piedi per terra e lo sguardo al cielo. Matteo dice «alcuni». Portano tre doni da cui si può arbitrariamente dedurre che siano tre, e che portino un dono ciascuno, ma è discutibile. Il numero tre è riportato in un Vangelo apocrifo, armeno e tardivo. Nel V secolo papa Leone decise che i re fossero tre, dando al numero l’intrpretazione simbolica dei tre continenti conosciuti al tempo: l’Africa rappresentata da Baldassarre, l’Asia da Melchiorre e l’Europa da Gaspare. È lo straordinario antirazzismo della Chiesa cattolica, mentre i colti illuministi e post illuministi, da Volatire fino alla sciagura del darwinismo sociale, nel razzismo hanno sguazzato e il mondo si è riempito di dolore e di sangue.

I Magi sono la sapienza del mondo che riconosce Gesù

I Magi portano tre doni: l’incenso per la divinità che si manifesta, la mirra per la sacralità, e l’oro, perché l’oro è lecito. La ricchezza è lecita perché permette il bene. L’oro diventa una maledizione quando è un fine, non quando è un mezzo per comprare il grano, la lana, il formaggio, la legna da ardere o le scarpine per i bambini.

Di sicuro sono Magi, non re. Sono cioè maghi, persone in grado di muoversi in una dimensione spirituale, la parte più alta di una cultura, quella dove possono avvenire i miracoli perché la materia può essere trascesa. La loro magia è una dimensione dello spirito, sono quindi in grado di sapere la grandezza di quello che sta succedendo: che la legge data da Dio al popolo ebraico può diventare universale, appartenere a tutta l’umanità; che un pezzo dopo l’altro abbandonerà il cannibalismo, razzismo e sacrificio umano. E l’umanità potrà diventare una.

Quindi vanno a rendere omaggio e portano in dono oro, perché la ricchezza e la bellezza sono il destino dell’umanità: l’oro, duttile, perfetto, è il metallo della moneta e dl gioiello. Che l’umanità viva nell’abbondanza perché è uno dei suoi destini.

Incenso per la divinità, la divinità del bambino e la divinità di tutti, la divinità di ogni creatura umana. Che l’umanità non dimentichi mai la spiritualità, il rapporto con Dio o sarà condannata alla depressione, alla disperazione, all’angoscia senza fine, al suicidio, che nelle statistiche si impenna tra Natale e l’Epifania, quando il senso di ciò che si è perso diventa insopportabile.

Mirra, olio denso e profumato, una delle sostanze alchemiche che garantiva l’imbalsamazione, ma anche piena di virtù curative: la conoscenza della materia. Vanno a rendere omaggio a Cristo che si manifesta, i pastori semplici, che lo capiscono con il cuore, e i grandi saggi che lo capiscono con la mente e la conoscenza. I tre saggi Magi quando vedono la stella non dicono fesserie, “tanto tutte le religioni si equivalgono“, “possiamo fare cose utili anche qui“, ma si alzano e attraversano il mondo perché Dio è uno, la verità è una, e si attraversa il mondo per trovarla.

I Magi (ricchezza e conoscenza) si incontrano con i pastori (semplicità ed essenzialità). L’intelligenza logica e razionale, e quella emotiva intuitiva e piena delle potenzialità «infantili», arrivano alla verità per vie diverse.

Nella versione popolare russa i Magi erano quattro e il quarto veniva appunto dalla Russia. Si era perso per strada per via della neve. Portava giocattoli e quindi, non avendo raggiunto Betlemme, li distribuì ai bambini che incontrò sulla strada, diventando la versione locale di Babbo Natale.

Attorno a Roma si racconta che i Magi si fermarono come ultima tappa nella povera casa di una vecchina e mostrarono ai suoi occhi incantati la stella. Era una donna sola, che non aveva avuto figli e una luce piena di tenerezza la riempì ad ascoltare di quel bimbo. Anche lei volle portare un dono, dei dolcetti con l’uva passa e il miele. Era una vecchina molto povera, dovette fare il giro di tutti i vicini per chiedere a chi un po’ di legna, a chi un po’ di farina. Quando alla fine i dolcetti furono pronti, i Magi erano già da tempo partiti e la stella che li guidava era già oltre l’orizzonte. La vecchina cercò di trovare il bimbo ma perse la via, e d’allora regala i suoi dolcini ai bimbi che trova sulla sua strada. Essendo Epifania una parola troppo difficile, la «p» è sparita. Si è aggiunta una «b» ed è nata la Befana.


Santa Klaus è la brutta copia del vescovo di Mira che portava i doni ai bambini. E anche la Befana nasce dal cristianesimo.

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