Bulgaria: cattolici e patrioti

Nel 1688 nella cittadina bulgara di Ciprovetz, a circa duecento chilometri a nord ovest di Sofia, la popolazione cattolica, guidata dai fratelli del vescovo Filippo Stanislavov, Ivan e Mihail, insorse contro l’oppressore Turco. Si organizzarono diverse compagnie che unite a quelle guidate da Giorgio Pejacevic, anche lui cattolico, combatterono a Cutloviza. Vennero sconfitti, i sopravvissuti alla battaglia dovettero rifugiarsi in Valacchia e in Ungheria. La città di Ciprovetz fu distrutta. L’episodio rimase nel ricordo del popolo bulgaro, narrato come epopea nazionale, e considerato l’inizio della lotta che porterà finalmente la Bulgaria alla libertà nel 1878. Duecentocinquant’anni dopo, il 7 novembre 1938, fu chiamato a commemorare l’anniversario un brillante parroco passionista, il padre Eugenio Bossilkov. I suoi discorsi ebbero una grande risonanza su tutta la stampa nazionale. lì legame della minoranza cattolica con la storia della Bulgaria, anche contemporanea, il suo radicamento popolare non erano mai stati discussi. Il 9 settembre 1944 l’Unione Sovietica invade la Bulgaria. Viene instaurato il regime comunista.

Il copione che si ripete è noto. Creazione di un governo costituito da uomini controllati da Mosca. Legislazione liberticida. Attacco sistematico alla vita delle organizzazioni religiose. La Chiesa Ortodossa viene rapidamente “normalizzata”. La resistenza è scarsa. Già negli anni precedenti, dalla data dell’indipendenza, la Chiesa Ortodossa bulgara era stata una chiesa debole nei confronti del potere politico. Governata da un sinodo, senza un Esarca, in pratica era strutturalmente sottomessa alla autorità statuale. Con il regime comunista, paradossalmente ma non tanto, una volta “normalizzata”, ottiene dal Patriarca di Costantinopoli il riconoscimento dell’Esarcato, quindi di una autonomia nazionale e di un capo del collegio vescovile. Nel 1953 il reggente dell’esarcato bulgaro, Cirillo, con atto unilaterale, appoggiato dal regime, si attribuisce il titolo patriarcale. Da allora fino alla caduta ufficiale del regime comunista, la Chiesa Ortodossa di Bulgaria sopravvive, collaborando di fatto con i comunisti, sulla base dell’articolo 3 della legge sulle confessioni religiose del 1949; “La Chiesa Ortodossa bulgara è la tradizionale confessione religiosa del popolo bulgaro, alla cui storia è congiunta. In quanto tale, essa può essere una Chiesa popolare democratica nella forma, nei contenuti, nello spirito“.

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Tutt’altro destino tocca alla Chiesa cattolica, sia di rito latino che di rito greco. Questa minoranza che, come abbiamo visto, aveva contribuito in modo trainante alla rinascita della libertà bulgara, che con le scuole, l’apostolato, le opere sociali dava un forte contributo anche alla rinascita culturale e civile della nazione, subisce un trattamento finalizzato alla sua cancellazione in quanto considerata estranea alla nazione, nella realtà in quanto non “normalizzabile”.

Viene spogliata di tutto; beni, scuole, opere caritative. Poi la sua attività viene ridotta alla sola liturgia. Si arriva al punto di regolamentare la durata della omelia. Infine negli anni dal 1950 al 1953 incominciano gli arresti, le condanne. I due vescovi latini muoiono; Mons. Eugenio Bossilkov fucilato e mons. Ivan Romanof, già in cattive condizioni di salute, per le dure condizioni di detenzione. Laici e clero vengono arrestati. Molti fucilati o condannati a lunghi anni di detenzione con la solita accusa di spionaggio.

La splendida ed eroica testimonianza fino al martirio di mons. Bossilkov, la cui fucilazione avvenuta l’11 novembre 1952 fu resa nota solo molti anni dopo, ha poi ricevuto il suggello solenne della beatificazione il 15 marzo 1998 nella basilica di San Pietro.

Gli avvenimenti della Bulgaria, schematicamente narrati, confermano in modo eclatante una verità di sempre. La libertà di spirito, la capacità di resistenza eroica che la Chiesa Cattolica ha in ogni situazione dimostrato di fronte ai persecutori di ogni tempo e paese, si radica nella visibilità della sua universalità, cioè nella istituzione del pontificato romano, garanzia anche di libertà oltre che di verità.

L’autocefalia della Chiesa ortodossa è, da questo punto di vista, invece, un grave limite che lascia alla eroicità individuale la capacità di resistere al persecutore, ma strutturalmente rende queste chiese deboli e arrendevoli.

ACS IN BULGARIA

Negli anni bui della persecuzione, gli aiuti ai cattolici bulgari sono stati inviati e distribuiti in maniera riservata.

Muti sono stati dati anche a profughi ed a iniziative che in Occidente fornivano informazioni su quanto accadeva nel paese oppresso dal comunismo. Dal 1989 al 1999 per la ricostruzione materiale di chiese, conventi, canoniche e altri edifici, per la formazione del clero, per il sostegno ai seminaristi, ai religiosi e alle religiose, per la promozione della stampa cattolica e per altri aiuti di carattere pastorale sono stati raccolti e messi a disposizione della Chiesa cattolica bulgara aiuti per 2.071.139 dollari.

Chi desidera contattare l’Associazione Aiuto alla Chiesa che Soffre, impegnata da oltre mezzo secolo nel sostenere i cristiani perseguitati e minacciati a motivo della fede, può scrivere o telefonare a:

Aiuto alla Chiesa che Soffre
Piazza san Calisto, 16 00153 Roma
tel. 061698.939.20

Bibliografia

Eugenio Bossilkov vescovo bulgaro martire, difensore dei “diritti” di Dio e dell’uomo, Editoriale Eco, S. Gabriele – Colledara (TE) 1998.
– Andrea Pacini, Le Chiese ortodosse, Collana Religioni e Movimenti, Editrice ElleDiCi, Torino 2000. 

di Attilio Tamburrini [Da “Il Timone” n. 12, Marzo/Aprile 2001]

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