Carlo Acutis, grande testimone del nostro tempo

Carlo_AcutisL’Eucaristia era la sua strada al cielo, sulla quale ha offerto la sua vita per il papa e la Chiesa.
È appena uscito nelle librerie, per conto delle Edizioni San Paolo, la biografia di Carlo Acutis, un ragazzo milanese morto a 15 anni in seguito a una leucemia fulminante: era il 12 ottobre di un anno fa. Qualche giorno prima della sua morte aveva offerto la sua vita per il papa e per la Chiesa. Ne traccia la biografia Nicola Gori, redattore de L’Osservatore Romano, con la presentazione di mons. Michelangelo Tiribilli, abate generale dei benedettini di Monte Oliveto, e una testimonianza del parroco di Carlo, mons. Gianfranco Poma, che si è attivato per introdurre il processo di beatificazione presso la Curia arcivescovile di Milano.
Che cosa ha da offrire alla nostra esistenza un adolescente che a soli 15 anni muore improvvisamente?
Potremmo rispondere così: è un ragazzo come tanti altri, che ha raggiunto le vette della perfezione evangelica, compiendo bene i suoi doveri di ogni giorno … Leggendo la biografia di Carlo Acutis, scritta da Nicola Gori, si può apprezzare ancora una volta la perenne validità carismatica delle intuizioni pedagogiche di san Giovanni Bosco.
Carlo Acutis (Londra, 3 maggio 1991 – Monza, 12 ottobre 2006) era un adolescente del nostro tempo, simile a molti altri. Impegnato nella scuola, tra gli amici, grande appassionato di personal computer. Allo stesso tempo era un grande amico di Gesù Cristo, partecipava ogni giorno all’Eucaristia e si affidava alla Vergine Maria. Morto a soli 15 anni per una leucemia fulminante, ha offerto la sua vita per il papa e per la Chiesa. La sua vicenda ha suscitato profonda ammirazione da parte di chi l’ha conosciuto.

Ma chi è Carlo Acutis, il giovane protagonista della biografia di Nicola Gori?
Innanzitutto, è un ragazzo come tanti altri, che ha raggiunto le vette della perfezione evangelica, compiendo bene i suoi doveri di ogni giorno. In questo senso, Carlo è un rappresentante insigne di quel progetto di santità delineato dal servo di Dio Giovanni Paolo II nella lettera apostolica Novo millennio ineunte. La santità, scriveva, non è qualcosa di eccezionale, riservata a pochi eletti. La santità è la vocazione comune di tutti i battezzati: è la meta alta della vita cristiana ordinaria (cfr N. 31).

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Questa biografia presuppone la soluzione positiva dei lunghi dibattiti che si ebbero nei tempi andati, quando si discutesse se un ragazzo avesse la maturità umana sufficiente per raggiungere i traguardi della santità. Nel corso del secolo, la canonizzazione di san Domenico Savio è stata la risposta più chiara di fronte a simili riserve. Questo allievo prediletto di don Bosco fu proclamato santo da Pio XII nel 1954, e insieme veniva in qualche modo canonizzata la “ricetta semplice” della santità, che il “padre e maestro dei giovani” consegnò un giorno a Domenico. Una “ricetta” che dice più o meno così: “Sii sempre allegro; fai bene i tuoi doveri di studio e di pietà; aiuta i tuoi compagni”.
“Leggendo la biografia di Carlo – scrive Enrico Dal Covolo su L’Osservatore Romano del 17 ottobre 2007 -, ho potuto apprezzare ancora una volta la perenne validità carismatica delle intuizioni pedagogiche di don Bosco: perché Carlo Acutis – morto a quindici anni a causa di un attacco di leucemia fulminante – ha messo in pratica con esattezza queste raccomandazioni lungo tutta la sua breve vita (anche se Carlo non fu allievo dei salesiani), e così ha potuto camminare speditamente sulle vie della santità giovanile.

L’allegria, anzitutto.
Questo è il tratto che colpisce subito, anche solo scorrendo le fotografie del libro. Carlo vi appare sempre con un sorriso caratteristico, il sorriso di un bel ragazzo simpatico, ricco di comunicativa, entusiasticamente aperto al dono della vita. Lo si vede raggiungere varie mète turistiche, in Italia e in Europa, in montagna e al mare. Si intravede fin dalle foto la sua passione per gli animali, come il cane ‘Briciola’ o il gatto ‘Bambi’, e la sua prodigiosa abilità nell’uso dei mezzi informatici. E poi Don Bosco raccomandava a Domenico Savio i doveri di studio e pietà. (…) Infine, don Bosco raccomandava a Domenico di aiutare i suoi compagni”.
Carlo, all’età di 14 anni, si iscrive al liceo classico “Leone XIII” di Milano, diretto dai gesuiti.
Carlo affronta i doveri dello studio con diligenza e serenità, trovando il tempo per fare anche tante altre cose: cura il sito Internet della sua parrocchia di Santa Maria Segreta, progetta un altro sito per il volontariato del Leone XIII, insegna il catechismo ai ragazzi della Cresima. La pietà di Carlo è radicata robustamente nell’Eucaristia, che egli definiva “la mia autostrada per il Cielo”; nel Sacramento della Riconciliazione; nella devozione al Cuore di Gesù e di Maria Santissima, della quale è innamorato; nel culto degli angeli e dei santi, soprattutto di san Francesco e di sant’Antonio da Padova; nella fedeltà al papa e alla Chiesa. In particolare la Santa Messa, la Comunione e l’Adorazione Eucaristica quotidiane sono il segreto della sua vita interiore, che si configura sempre più decisamente nel progetto del “Pane spezzato e del Vino versato”, cioè del dono generoso di sé, senza riserva alcuna.
Alla pagina 51 della biografia sono riportate le parole del padre spirituale del liceo classico “Leone XIII”, padre Roberto Gazzaniga S.I.: “Risale proprio a quel tempo’, cioè agli anni del Leone, ‘la sua attenzione verso coloro che percepiva “un po’ tagliati fuori’. Fin dai primi giorni Carlo si è fatto prossimo, con discrezione, rispetto e coraggio a coloro che faticavano maggiormente a riconoscersi nella nuova realtà di classe e d’Istituto. Dopo qualche mese dalla sua separazione dalla vita terrena e dai compagni, ascoltandoli e chiedendo loro qualche nota caratteristica di Carlo che li aveva colpiti, diversi di loro hanno messo in risalto questa sua delicatezza nell’accorgersi, fin dai primi giorni di scuola, di chi faceva più fatica e della sua disponibilità ad affiancarsi a loro. Molte compagne e compagni sono grati a Carlo per questa sua capacità di creare e facilitare relazioni, di trasmettere fiducia e vicinanza senza invadenze”.
Prosegue Enrico Dal Covolo su L’Osservatore Romano del 17 ottobre 2007: “È stato detto, ed è proprio vero, che ‘fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce’. I quotidiani per lo più sono pieni delle ‘altre storie’, quelle che manifestano il limite e la triste eredità del peccato d’origine. Ma non dovremmo mai dimenticare che la storia degli uomini è anzitutto una storia di grazia, sempre sorretta e illuminata dalla provvidenza di Dio, nella quale i veri eroi sono i santi che affollano – quelli riconosciuti, e anche quelli non canonizzati -: è proprio questa la ‘foresta che cresce’. Il servo di Dio Paolo VI amava ripetere che l’uomo d’oggi ascolta più volentieri i testimoni dei dottori,o – se ascolta i dottori e i professori- è perché sono dei testimoni.

Da Paolo VI fino al papa Benedetto XVI, passando attraverso al straordinaria testimonianza di vita di Giovanni Paolo II, la Chiesa ha sviluppato, a cavallo tra il secondo e il terzo millennio della sua storia, una vera e propria ‘teologia della testimonianza’, che forse attende ancora di essere declinata compiutamente nel suo statuto disciplinare”.
Chi era Carlo, Giovanni Peduto lo ha chiesto per la Radio Vaticana alla madre del ragazzo, Antonia Acutis, mentre alla postulatrice Francesca Consolini, ha chiesto su cosa poggino i presupposti per l’eventuale avvio della Causa di beatificazione.
Antonia Acutis: “La figura di Carlo è possibile riassumerla in questa sua frase: ‘L’Eucaristia è la mia autostrada per il Cielo’. Mio figlio sin da piccolo, e soprattutto dopo la sua Prima Comunione, non ha mai mancato all’appuntamento pressoché quotidiano con la Santa Messa e il Rosario, e con un momento di Adorazione Eucaristica. Nonostante questa intensa vita spirituale, Carlo ha vissuto pienamente e gioiosamente i suoi quindici anni, lasciando in coloro che lo hanno conosciuto una profonda traccia. Era un ragazzo esperto con i computer tanto che si leggeva i testi di ingegneria informatica lasciando tutti stupefatti, ma questa sua dote la poneva al servizio del volontariato e la utilizzava anche per aiutare i suoi amici.

Stare vicino a Carlo era come stare vicino ad una fontana d’acqua fresca. Poco prima di morire Carlo ha offerto le sue sofferenze per il papa e per la Chiesa. Certamente l’eroicità con cui ha affrontato la sua malattia e la sua morte hanno convinto molti che veramente in lui c’era qualcosa di speciale. Quando il dottore che lo seguiva gli ha chiesto se soffriva molto Carlo gli ha risposto: ‘C’è gente che soffre molto più di me!'”.
Francesca Consolini: “La figura del giovane Carlo Acutis si presenta interessante per diversi aspetti. La sua solarità e serenità: era un ragazzo che viveva con gioia il suo essere ‘giovane’, la sua età, senza drammi, senza tensioni, senza paure; era felice di essere giovane e, giorno per giorno, coglieva il bello, il buono, l’imprevisto della sua vita di giovane.
La sua fede, singolare in una persona così giovane, era così limpida e sicura che lo portava ad essere sempre sincero con se stesso e con gli altri. Una straordinaria attenzione verso il prossimo: era sensibile ai problemi e alle situazioni degli amici, dei compagni, delle persone che gli vivevano vicino e anche verso quanti incontrava giorno per giorno. Aveva capito il vero valore della vita come dono di Dio, come impegno, come risposta da dare al Signore Gesù giorno per giorno in semplicità. Vorrei sottolineare che era un ragazzo normale, allegro, sereno, sincero, volitivo, che amava la compagnia, che gustava l’amicizia. Aveva capito il valore dell’incontro quotidiano con Gesù nell’Eucaristia, ma non aveva un atteggiamento ‘bigotto’ o convenzionale, era anzi molto amato e cercato dai compagni e dagli amici per la sua simpatia e vivacità.
Dopo la sua morte avvenuta nell’ottobre dello scorso anno, molti hanno sentito la necessità di scrivere un proprio ricordo su di lui e altri ancora hanno dichiarato di affidarsi a lui nella preghiera: ciò ha fatto sì che la sua figura fosse guardata con interesse particolare. Come postulatrice delle Cause dei Santi sono stata interpellata per vagliare quanto si è detto e scritto su Carlo; e di lui si è già parlato con il responsabile dell’Ufficio ‘Cause dei Santi’ della diocesi di Milano, mons Ennio Apeciti. In vista di un eventuale avvio ufficiale della Causa di beatificazione, stiamo raccogliendo – perché non si perdano le prove – tutte le testimonianze che ne mettano in rilievo la figura, per il fatto che intorno al suo ricordo si sta sviluppando quella che viene chiamata ‘la fama di santità'”.
Antonio Gaspari – Zenit