Cattolico? No, grazie. O forse si

Si incontrano sempre più spesso atteggiamenti diffamatori nei confronti della Chiesa e della sua storia. Secondo alcuni, non serve reagire. Ma non si può dimenticare il male evitato e il bene seminato nei secoli dalla Chiesa, attraverso la preghiera incessante di generazioni e l’opera di tanti sacerdoti non ricordati dalla “grande storia”.

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Un giornalista americano che viene a pormi qualche domanda mi dice che, nelle redazioni degli Stati Uniti, sembra passata l’ossessione per la famosa regola delle cinque W (Who? What? When? Where? Why?) alle quali ogni cronista doveva uniformarsi nello scrivere. Adesso, mi rivela il collega, vige negli Usa un’altra norma, talvolta tacita ma spesso esplicita – comunque, ferrea – che è indicata come ABC: è, cioè, All But Catholicism. In italiano: “Tutto, fuorché il cattolicesimo”. Anche la lunga, furibonda campagna dei media contro la cosiddetta “pedofilia” (in realtà, pederastia) di membri del clero, non sarebbe che un aspetto di questa sorta di nuovo obbligo di diffamazione.

In quello che è spesso, ormai, un odio anticattolico, si uniscono le avversioni dei liberal agnostici, di certi settori ebraici, di molte logge massoniche, ma anche quelle degli evangelicals, gli aderenti alla setta di un protestantesimo ormai maggioritario ma fuori controllo, spesso delirante nei confronti del “papismo”. In effetti, molto dell’ecumenismo praticato oggi nella Chiesa cattolica è affetto da anacronismo: si “dialoga” con le comunità cristiane storiche (luteranesimo, calvinismo, anglicanesimo) che sono ormai esangui, sostituite, soprattutto negli States, da comunità fondamentaliste per le quali il Papato è, e resta, l’Anticristo con il quale ogni avvicinamento è blasfemo. Dunque, la calunnia e l’aggressività contro i Roman Catholics sarebbe meritoria.

Ma c’è un’altra aggressiva “apologetica” che pervade oggi l’Occidente: è quella dell’islamismo, interessato a svalutare il cristianesimo (e, soprattutto quel cattolicesimo con il quale si scontrò per secoli) per mostrare la superiorità del messaggio portato da Muhammad, ultimo e definitivo profeta.

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Sta di fatto che è ritornato alla grande il consueto rosario di accuse contro una bimillenaria vicenda ecclesiale che avrebbe reso più gravosa la sorte dell’umanità, invece di alleviarla. La “macchina da guerra” montata dagli illuministi europei del Settecento per “schiacciare l’Infame” (cioè la Chiesa) è ora manovrata da molte forze, antiche e al contempo nuove. Tanto che, come mostrano certe inchieste recenti, sono i cristiani a essere oggi il gruppo umano più diffamato e, spesso, più perseguitato.

Come reagire? Secondo alcuni, soprattutto teologi, astenendosi proprio da ogni reazione, in quanto la verità non avrebbe bisogno di difesa e finirebbe con l’imporsi da sola. Anche da qui, per questi cattolici, il rifiuto di ogni “apologetica”: l’abbandono cioè di un atteggiamento di spiegazione, chiarimento, confronto, arringa, che pure comincia con la Chiesa stessa. Forse pochi ricordano che la prima “Apologia” cristiana di cui abbiamo notizia risale all’anno 126 e fu presentata all’imperatore Adriano in visita ad Atene dal santo vescovo della città, Quadrato. Dai cenni che possediamo di quell’opera, sappiamo che in essa non solo si mostrava la ragionevolezza della fede in Gesù come Messia, ma si difendeva anche la comunità cristiana dalle accuse pagane ed ebraiche. Insomma, un vero e proprio trattato di apologetica, capostipite di quelli che sono arrivati sin quasi a noi, quando qualcuno ha cominciato a dubitare della validità di strumenti come questi, pur così consacrati dalla Tradizione più antica.

Comunque, lasciamo pur da parte ogni considerazione sullo slogan secondo il quale “la verità non ha bisogno di difesa”, slogan che, tra l’altro, contraddice il Vangelo, pieno di botte e risposte tra il Cristo e i suoi antagonisti; e, ancor più, contraddice il resto del Nuovo Testamento, dagli Atti degli Apostoli alle Lettere di Paolo, dove i discepoli di Gesù si affaticano, tutti, in dispute con attacchi e difese. Convinti di possedere la verità, erano pure convinti che Dio stesso aveva voluto affidarla agli uomini perché ne annunciassero lo splendore e, se del caso, anche la difendessero da calunnie, fraintendimenti, equivoci.
Lasciamo, comunque, da parte e osserviamo, piuttosto, che oggi anche molti cattolici sono convinti che la “verità” sulla Chiesa e la sua storia sia proprio quella raccontata, anzi gridata con livore, dai suoi contestatori. Questi ultimi, dunque, non sarebbero calunniatori ma, al contrario, svolgerebbero un ruolo provvidenziale per ricordare ai cattolici le molte magagne, se non le infamie, di cui sarebbe pieno il loro passato e di cui dovrebbero di continuo chiedere scusa.

Per carità: non abbiamo alcuna intenzione di entrare qui nel merito di quelle accuse. È un lavoro di confronto con la storia e con i suoi documenti che, per quanto conta, già abbiamo fatto e che almeno stavolta non intendiamo riprendere. Qui, invece, vorremmo osservare che tanti sono coloro che fanno arcigni esami alla Chiesa per ciò che ha – o avrebbe fatto – di male. Ma praticamente nessuno si chiede mai quanto male la Chiesa abbia evitato. Non ci stancheremo di ripeterlo: il vero bilancio della comunità ecclesiale può farlo Dio solo; agli uomini sarà chiaro (forse) soltanto alla fine della storia, quando tutto sarà svelato.

Mi ha sempre commosso quanto si racconta di san Luigi, re di Francia, che guidò due crociate, finendo col lasciarvi la vita. Dirigendosi una volta verso la Terra Santa, la sua nave incappò in una terribile tempesta, tanto che i marinai lasciarono i comandi, rassegnati, giudicando che tutto era ormai perduto. Ma re Luigi gridò loro, nell’oscurità di quella terribile notte: “Resistete ancora un poco, perché tra non molto tutti i monaci della cristianità si alzeranno per cantare il mattutino e noi saremo salvi!”. Non occorre esser santi, basta essere cristiani per capire che l’oceano di preghiera che in venti secoli di fede non ha mai smesso di salire al Cielo non può non avere avuto effetti misteriosi e al contempo decisivi per la storia dei singoli uomini e per quella di tutta l’umanità.

Visto che accennavamo a monaci: non è sbagliato, naturalmente, anzi risponde a una verità oggettiva, l’argomento “apologetico” secondo il quale la loro attività sarebbe stata benefica per la società. Bonifica di paludi, tecniche agrarie, salvataggio di antichi manoscritti, istituzione di scuole, incremento delle arti e così via: lungo sarebbe l’elenco dei benefici “materiali” portati da quei religiosi.

Ma questa loro attività non è che secondaria rispetto al beneficio vero, che gli uomini possono solo intuire ma non conoscere: l’opus Dei, il servizio divino, la preghiera di lode e di impetrazione che non ha mai smesso di risuonare nei monasteri, nelle abbazie, nei conventi. Che cosa ha ottenuto, che cosa ha evitato nei secoli la preghiera di tutti i “dannosi” cattolici, non soltanto quella dei consacrati? Che valore infinito, in ogni caso incalcolabile da noi, hanno avuto, e hanno, i miliardi di messe celebrate? Che cosa hanno rappresentato venti secoli di ascesi, di penitenze, di sacrifici offerti per amore di Dio? Bisogna essere chiari: non è lecito stilare alcun bilancio senza mettere in conto questa, che è la “voce” principale da segnare all’attivo. Ma, ancora: tra le accuse alla Chiesa, oggi, non manca quella che riguarda la confessione individuale, auricolare, segreta. Si parla di un dominio sulle coscienze, come se questo rappresentasse sempre e comunque un male.

Ma che dire di un “dominio” spirituale come questo che ha evitato una quantità di male che – lo ripetiamo ancora una volta – Dio solo conosce? Chi, tra gli uomini, è in grado di sapere quanti omicidi, suicidi, furti, disonestà di ogni tipo, adulteri, menzogne – e chi più ne ha più ne metta – sono stati sventati nella penombra del confessionale da un uomo, da un sacerdote, chiamato a essere strumento per ricordare la legge evangelica, per ammonire, per stornare dal peccato oltre che per assolvere da esso? Ma, oltre a questo, chi può calcolare la consolazione donata a infiniti cuori dalla pastorale cattolica, con i suoi sacramenti?

Facile condannare, nel passato della Chiesa, i gerarchi clericali ricchi e ambiziosi, i cardinali cinici con i loro strascichi di porpora. Ma per innumerevoli, oscure generazioni, in oscure campagne, quanto bene è stato fatto e ancor più quanto male è stato evitato da oscuri parroci, con il loro impegno quotidiano, poveri tra i poveri e al contempo ricchi di un messaggio che ha aiutato le moltitudini a vivere e a morire?

Esistono, e sono spesso voluminose e accurate, delle storie di quell’antica e straordinaria istituzione che è la parrocchia. Ma nessuna storia potrà mai dire che cos’abbia davvero significato questo “presidio” ininterrotto per secoli, capillare, della Chiesa tra la gente e per la gente, dagli ultimi nella scala umana sino ai grandi del mondo. Un significato enorme sul piano sociale: ma ancor più, anzi inestimabile, sul piano invisibile agli occhi degli uomini e noto soltanto al Padrone della messe. Insomma: in questo clima di rinnovata aggressione (pur spesso ammantata, almeno in Europa – e finché dura – da proclami di tolleranza di cui sospettare) continuiamo pure ad ascoltare e a vagliare le voci del mondo che di tante cose ci accusano. Ma non dimentichiamo mai che, a queste voci, spesso infondate, sfugge soprattutto quanto davvero importa sul gran libro dell’attivo e del passivo che sarà aperto e svelato quando sarà il momento del bilancio finale.

Per secoli i monaci hanno tenuto vivo il servizio divino per eccellenza: la preghiera, i cui effetti sulla storia non sono sempre misurabili. La moderna polemica anticattolica ha spesso toni fortemente ideologici.

Vittorio Messori – Jesus

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