Chiamati al Catecumenato? (11/16)

L’ELEZIONE

“Coloro che stanno per accostarsi al battesimo devono invocare Dio con preghiere frequenti, con digiuni, con veglie, in ginocchio. Si prepareranno anche mediante la confessione di tutti i loro peccati passati…
Affliggendo il corpo e lo spirito espiamo i nostri peccati, e nello stesso tempo ci premuniamo contro le tentazioni future…
Voi dunque, benedetti, voi attesi dalla grazia di Dio, che state per risalire dal lavacro santissimo della nuova nascita, voi che per la prima volta tenderete le vostre mani presso la Madre [Chiesa] e con i fratelli, chiedete al Padre, chiedete al Signore come dono speciale della sua grazia l’abbondanza dei suoi carismi.” (Tertulliano, de baptismo 20,1.5)

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All’approssimarsi del battesimo, quindi il catecumenato si apre ad una nuova fase, detta l'”Elezione”, termine che in qualche modo sottolinea la vocazione battesimale alla quale gli ‘eletti’ sono da Dio stati chiamati, secondo la parola del Vangelo dell’Ultima Cena: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituito perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda.” (Gv.15,16). Interessante notare come la fase dell’Elezione converga, normalmente, verso il tempo liturgico della Settimana santa, cui è legato questo Vangelo, in cui riecheggia la Preghiera del Padre nostro che è stata appena consegnata ai catecumeni, come abbiamo visto la volta precedente.
Il passaggio dal Catecumenato vero e proprio, all’Elezione non appare automatico, come si vede nelle testimonianze dei Padri, ma consta di altri scrutini ed esorcismi che condurranno, infine, al rito del battesimo:

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“Quando sono stati scelti e messi a parte coloro che devono ricevere il battesimo, si esamini la loro vita: hanno vissuto piamente durante il loro catecumenato, hanno onorato le vedove, visitato i malati, praticato le opere buone? Se coloro che li hanno condotti rendono testimonianza che si sono diportati in questa maniera, ascoltino il Vangelo”
(Ippolito di Roma, Tradizione apostolica, 20)

“E’ la sincerità dei propositi che fa di te un chiamato; perciò se ti trovi qui con il corpo e la tua mente è assente, non ne hai giovamento alcuno.
Anche Simon Mago (cfr. At.8,9-24) si accostò al lavacro: ne fu bagnato, ma non illuminato. Immerse il corpo nell’acqua,ma non aprì l’anima alla luce dello Spirito. Col corpo scese e risalì, ma l’anima non fu sepolta con Cristo e non risuscitò con lui… Se poi il tuo proposito rimane cattivo, colui che ti parla non ha colpa, ma tu non aspettarti di ricevere la
grazia: sarai ricevuto dall’acqua, ma non accolto dallo Spirito”.
(Cirillo di Gerusalemme, Procatechesi 1.2.4)

“L’ho già detto, lo dico di nuovo e non cesserò di ripeterlo: se uno non si è corretto delle sue abitudini viziose e non si è allenato a praticare la virtù, non sia battezzato… Considerate la vostra anima come un ritratto che dovete dipingere. Prima che lo Spirito Santo vi stenda il colore definitivo, cancellate le vostre cattive abitudini”.
(Giovanni Crisostomo, Catechesis ad illuminandos, PG 49,234s)

Molto importanti, riguardo ai segni di conversione dati dai candidati al battesimo, sono le testimonianze di chi li conosce ed in particolare dei padrini (che sono già battezzati), come ci riporta Origene:

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“Alcuni hanno l’incarico di informarsi sulla vita e i costumi di coloro che si presentano,per impedire la partecipazione alle riunioni comunitarie a coloro che si comportano in maniera biasimevole, e viceversa accogliere di tutto cuore gli altri, per aiutarli a migliorare di giorno in giorno”.
(Origene, Contra Celsum 3,51)

Dopodiché ha luogo il battesimo; vediamo alcuni antichi rituali narratici nella Didaché e da Tertulliano:

“Impartite il battesimo nel modo seguente: dopo aver insegnato tutto ciò che precede, battezzate nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, nell’acqua corrente. Se mancasse acqua sorgiva o acqua fredda, usate acqua calda. Se non ve ne fosse a sufficienza dell’una e dell’altra, versate tre volte acqua sul capo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Che il battezzante, il battezzato e altre persone che possono farlo digiunino prima del battesimo: e il battezzato digiuni almeno nei due giorni che precedono la cerimonia”.
(Didaché, 7)

“Prima di entrare nell’acqua, in chiesa, sotto la mano del vescovo, affermiamo di rinunciare al demonio, alla sua pompa e ai suoi angeli. Poi veniamo immersi tre volte, e rispondiamo qualcosa di più di quello che il Signore ha stabilito nel Vangelo. Accolti appena usciti dal lavacro, assaggiamo una mescolanza di latte e miele, e a partire da quel giorno ci asteniamo per una settimana dal bagno quotidiano”.
(Tert., De Corona 3,2-3)

LA BASILICA DI TIRO

Con la celebrazione del Battesimo, il Catecumenato è giunto al vertice cui convergeva sin dall’inizio con tutte le sue tappe e i suoi riti. Una immagine complessiva di questo percorso ce la offre Eusebio facendo l’elogia della celebre basilica costruita dal vescovo di Tiro, Paolino. (Eusebio, Hist. Eccl. X,IV, spec. 37-65) In una lunga descrizione, nella quale non è sempre facile cogliere il significato di ogni dettaglio, Eusebio presenta le diverse parti di questo magnifico tempio come le tappe della vita spirituale dei cristiani. Vi troviamo abbastanza chiaramente i diversi momenti dell’itinerario catecumenale.
L’oratore parla anzitutto di un grande vestibolo situato a oriente che “invita, per così dire, coloro che sono estranei alla fede a rivolgere lo sguardo verso le prime entrate” (n.38). Queste sono affidate a custodi incaricati di “guidare le anime che entrano” (n.63).
Tra queste entrate e il tempio stesso c’è un vasto spazio circondato da quattro portici (n.39). “E’ qui che sono posti i simboli delle purificazioni sacre”, cioè le fontane. Questo spazio è dunque destinato alle esigenze di “coloro che hanno bisogno delle prime iniziazioni (n.40), e che si fanno progredire aiutandoli a superare le prime difficoltà del senso letterale dei quattro vangeli” (n.63). E’ un’allusione a coloro che una volta erano estranei alla fede, mentre ora, convertiti, sono entrati nel gruppo dei catecumeni.
Pi scorgiamo molti vestiboli che danno l’accesso al tempio (n.41). Qui troviamo coloro che “sono vicini ai due lati del tempio: sono ancora catecumeni,impegnati a progredire e a crescere nella fede,e quindi non sono più molto lontani e separati dal contemplare i misteri intimi e profondi riservati ai fedeli” (n.63). E’ probabilmente la descrizione degli ‘eletti’, scelti per il prossimo battesimo.
Infine, da ogni lato del tempio, ci sono “i locali destinati a coloro che hanno bisogno della purificazione e delle abluzioni conferite mediante l’acqua e lo Spirito Santo” (n. 45). E’ qui che vengono iniziate “le anime purificate come si fa con l’oro, attraverso un lavacro divino” (n.64).

Come un matrimonio è il punto d’arrivo di un tempo congruo di discernimento e di prova quale è il fidanzamento, e, parimenti, il punto di partenza per una nuova vita a due, così anche il battesimo è coronamento del percorso catecumenale, ma segna anche l’inizio di una vita nuova in comunione con Cristo, come vedremo brevemente la prossima volta.