Come è nata la questione del Gender – Alberto Contri

“Il termine gender (in italiano «genere») fu letteralmente coniato dal dottor John Money — un endocrinologo sessuologo e psicologo dell’Università Johns Hopkins di Baltimora, allievo di Alfred Kinsey — il quale se ne servì per dare una veste pretesamente scientifica agli esperimenti di trasformazione sessuale sui suoi pazienti. In realtà — si sa — è impossibile cambiare il sesso di un individuo, perché questo è un a-priori inscritto nel patrimonio genetico di ogni singola cellula del suo organismo, sin dal momento del concepimento; è cioè una realtà organica e morfologica da cui non si può prescindere. Quello che si può fare, e che Money faceva, è alterare irreversibilmente il corpo e l’aspetto fisico delle persone. Egli, teorizzando la distinzione tra l’«identità sessuale» (cioè l’identità biologica) e la cosiddetta «identità di genere» (intesa come identità percepita, frutto dei condizionamenti sociali ed educativi), si precostituisce le condizioni concettuali per intervenire sullo sviluppo psico-fisico dei pazienti e dirottarlo in senso disarmonico rispetto al sesso di appartenenza. Sostiene che il dato biologico è ininfluente sulla formazione della personalità maschile o femminile dell’individuo, la quale di norma è coartata dagli stereotipi di natura sessista imposti prepotentemente dalla società.

Nel 1965 Money fonda la Clinica per l’Identità di Genere.

Gli si presenta un’occasione imperdibile per tentare di dimostrare la presunta fondatezza della sua dissennata teoria quando si imbatte nel caso di due gemellini maschi omozigoti (i fratelli Bruce e Brian Reimer), nati nel 1965, uno dei quali aveva riportato una lesione dei genitali a sette mesi di età, a seguito di un banale intervento chirurgico di circoncisione. Money convince i genitori, disperati, a risolvere l’incidente crescendo Bruce come una femmina. Il piccolo Bruce viene così ribattezzato Brenda, bombardato di ormoni, sottoposto a interventi chirurgici correttivi e a continue sedute psicologiche. Durante queste sedute, tra l’altro, Money mostra ai due gemellini immagini pornografiche e li incita a intrattenere tra loro rapporti incestuosi, al fine di rafforzare la rispettiva identità/ruolo di genere. I due sono obbligati a simulare atti sessuali mentre Money li fotografa. Nonostante tanto accanimento, Bruce/Brenda continua a voler giocare con i maschi, cerca di fare la pipì in piedi e, crescendo, è attratto dalle donne. È anche sempre più disperato, e con lui tutta la sua famiglia.

Un giorno il padre decide di rivelargli la verità. Questa provoca in lui uno shock enorme, ma in qualche modo diventa anche ragione di sollievo perché lo convince, finalmente, di non essere pazzo. Bruce/Brenda decide allora di fare marcia indietro, assume il nome maschile di David — ovvero, del fanciullo che combatte Golia e lo sconfigge — si fa amputare i seni, e qualche anno dopo si innamora di una giovane vedova, la sposa e ne adotta i tre figli. Nel frattempo però il suo gemello, l’esistenza rovinata dalle vicende famigliari (oltre al dramma di Bruce, il padre alcoolizzato, la mamma depressa), si suicida. David non regge a questo ulteriore dolore e, sentendosi responsabile della catastrofe familiare, si toglie pure lui la vita, a 38 anni di età.

Non pago dell’esito tragico dei propri esperimenti criminali, Money rilancia, e sulla vicenda pubblica pure un libro (peraltro di notevole successo), Sexual Signatures, in cui ha l’impudenza di raccontare che il suo paziente «stava attraversando felicemente l’infanzia come una vera femmina». Successivamente dà alle stampe anche Lovemaps, uno studio di pratiche sessuali come il sadomasochismo, la coprofilia, il feticismo, l’auto-strangolamento e altre meraviglie, che egli chiama non perversioni ma «parafilie», per de-stigmatizzarle e decriminalizzarle. Si appassiona in particolare del tema della pedofilia, tanto che ne sposa pubblicamente la causa. Spiega alla rivista Time nell’aprile 1980: «Un’esperienza sessuale nell’infanzia, come essere partner di un parente o di una persona più grande, non ha necessariamente un influsso negativo sul bambino».

Il dottor Money, anziché venire archiviato nel libro degli orrori come criminale seriale, ha continuato a essere premiato dalla comunità scientifica internazionale ed è morto tra gli onori del mondo accademico. La sua opera è stata ripresa da tutta una schiera di clinici, sociologi, psicologi, impegnati a trasferire i disturbi sessuali dei pazienti sul piano della normalità sociale dei comportamenti, pretendendo di sostituire categorie artificiali alla realtà umana. Mentre la tragedia aveva divorato la vita dei due gemelli Reimer e della loro famiglia, alla scomparsa del principale responsabile di questa tragedia (avvenuta nel 2006) e di altre consimili, i colleghi lo hanno pianto come «il primo scienziato che ha dato un linguaggio all’identità sessuale». Il caso dei gemelli Reimer, è stato detto: «fu decisivo perché venisse universalmente accettata la teoria secondo la quale gli esseri umani sono alla nascita psicosessualmente plastici».

Fu, di fatto, il varo di una ideologia potentissima che considera i bambini come oggetti sessuali, come cavie da plasmare in laboratorio. Migliaia di fanciulli furono sottoposti al protocollo chirurgico e psicologico del famigerato dottor Money. Il suo lavoro ebbe un impatto prepotente soprattutto sul movimento femminista radicale, che sfruttò l’invenzione del «genere» (a dispetto dei suoi fallimentari esiti pratici) come conferma dell’idea che le differenze tra maschio e femmina non sono naturali e immutabili, ma costruite socialmente, e quindi artificiali, oltre che oppressive per la donna, costretta in ruoli subordinati al maschio secondo gli schemi rigidi della cultura patriarcale.
Alberto Contri

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