Comunisti peggio dei Talebani

Nonostante l’evidente chiarezza dei fatti resiste un certo pregiudizio nei confronti dei martiri spagnoli che da alcuni vengono associati a lotte politiche e alla guerra civile che vide contrapporsi in Spagna i repubblicani anarchici e socialcomunisti contro le truppe del Generale Franco.
In realtà – ha spiegato a Zenit mons. Vicente Cárcel Ortí, uno specialista in questo campo di indagine, autore di diversi libri sull’argomento , il più recente «Mártires del siglo XX – Cien preguntas y respuestas» (Edicep C.B. www.edicep.com e-mail edicep@nexo.net) tratta in maniera dettagliata la storia dei 233 martiri che verranno beatificati domenica 11 marzo- si tratta di gente comune, sacerdoti, religiosi, suore e 43 laici che nulla hanno a che fare con la guerra civile, e con lo scontro ideologico. Gente pacifica che è diventata martire a causa di una persecuzione religiosa. Non sono vittime di una repressione politica, non sono caduti in un campo di battaglia, sono stati uccisi per la loro fede, perché erano cattolici. La Chiesa li beatifica non perché erano di destra o di sinistra, fascisti o comunisti, ma perché sono persone che hanno vissuto a loro vita cristiana con coerenza, con fedeltà al Vangelo, con assoluta dedizione al magistero e all’insegnamento della Chiesa, e che hanno coronato questa vita cristiana con il sacrificio supremo con il sangue. Storie struggenti come quella di un papà di 32 anni che lascia la bambina di due mesi e dice alla moglie: «dammi il vestito più bello perché vado alla festa più grande della mia vita, vado al martirio». «Ma che cosa sarà di me e di questa bambina?» chiede la moglie, e lui: «non ti preoccupare c’è Nostro Signore che ci penserà e io ti seguirò dal Cielo».

Suore violentate e bruciate, sacerdoti torturati, giovani dell’Azione Cattolica uccisi brutalmente… perché tanto orrore?

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«É la storia dell’odio inculcato da un ideologia che si chiama marxismo-leninismo e si traduce nel comunismo pratico. Tre famosi storici per nulla cattolici hanno testimoniato a quali eccessi può arrivare tale ideologia: «In nessuna epoca della storia d’Europa e possibilmente del mondo c’è stato un odio così appassionato contro la religione e tutto ciò che ha a che fare con essa» ha scritto H. Thomas. E St. G.Payne ha aggiunto: «La persecuzione della chiesa cattolica è stata la maggiore mai vista nell’Europa occidentale perfino superiore ai momenti più crudi della rivoluzione francese». G. Jackson ha scritto: «I primi mesi della guerra civile furono il periodo massimo del terrore repubblicano i sacerdoti furono vittime del gangsterismo puro».

L’aspetto più paradossale è che tali crimini vennero commessi in una Spagna che si diceva democratica. Mons. Vicente Cárcel Ortí ricorda che Eirik Pierre Labonne, ambasciatore francese a Madrid così descrisse la situazione: «la Spagna repubblicana si dice democratica. Il suo governo desidera sinceramente sviluppare la Spagna secondo i principi democratici. Si dichiara rispettosa della libertà di pensiero, di coscienza e di espressione. Ha accettato l’esercizio del culto ebraico e protestante. Però non tollera nella maniera più assoluta il cattolicesimo, per il quale non esiste né libertà di coscienza né tantomeno libero esercizio del culto. (…) Dopo i massacri in massa dei membri del clero nessuno vuole avvicinarsi alle chiese cattoliche. Le chiese sono devastate, le vie sono piene di gente ma gli edifici religiosi sembrano luoghi pestiferi. Timore, disprezzo indifferenza, la gente non vuol guardare. Le chiese di Cristo rimangono come simbolo permanente della vendetta e dell’odio. Per le strade non si vede nessun servitore della Chiesa ne secolare né regolare. Tutti i conventi hanno sofferto la medesima sorte, sono stati distrutti. Suore, sorelle, frati tutti sono spariti. Molti i casi di morte violenta. Per decreto degli uomini la religione ha cessato di esistere. Tutta la vita religiosa è stata estinta sotto l’oppressione del silenzio. Da parte del governo né una parola né una riga sui giornali».

«Oggi la comunità internazionale inorridisce giustamente di fronte ai talibani che distruggono le statue di Budda, ma i comunisti lo hanno già fatto con le chiese in Spagna sessant’anni fa». Sottolinea mons. Cárcel Ortí. A questo proposito L’Illustration, una nota rivista francese scrisse il 5 febbraio del 1938: «Il carattere religioso di questa persecuzione è ciò che ha scatenato un vandalismo distruttivo verso le opere d’arte. La degradazione la mutilazione, la profanazione, non sono dovute ad alcuna azione di guerra Si tratta di opere d’arte che nella loro totalità, sono state ridotte in macerie in una maniera volontaria, sistematica, senza che fossero in alcun modo obiettivi militari, La distruzione delle opere d’arte è stata attuata anche quando il governo aveva il totale controllo del luogo. I vandali non hanno operato per una pazzia incosciente ma hanno obbedito agli ordini ricevuti dai comitati comunisti». Al di là degli orrori, la beatificazione dei 233 martiri intende riscattare di fronte a Dio l’umanità, affinché il sangue versato ristabilisca l’alleanza con il Signore. Anche per questo nella cerimonia che domenica 11 marzo si svolgerà a San Pietro non verranno riprodotte le foto dei 233 martiri, ma si utilizzerà un unico simbolo, la P che sta per pace con la Croce e la corona di alloro. Un simbolo che si trova nel sarcofago del martire Vincenzo, patrono di Valencia. San Vincenzo insieme a San Lorenzo e Santo Stefano è uno dei diaconi della Chiesa primitiva. Ebbe enorme fama, Sant’Agostino gli dedicò bellissimi sermoni. É signifcativo che Valencia, diocesi a cui appartiene il maggior numero di martiri, è nata nel secolo IV proprio con il martirio di Vincenzo. Ora inizia il terzo millennio con la beatificazione di 233 martiri.

Intervista di Antonio Gaspari a mons. Vicente Cárcel Ortí [Intervista tratta da “Zenit”]

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