Conoscere le cure palliative, fino alla sedazione profonda

In occasione del 10° anniversario della legge38/2010 “Disposizioni per garantire l’accesso al-le cure palliative e alla terapia del dolore” è stato organizzato un evento alla Camera dei deputati(rinviato per le disposizioni sul Covid19) dal titolo«Non è eutanasia, non è suicidio medicalmente assistito. È sedazione palliativa profonda. La necessaria alfabetizzazione a dieci anni dalla legge 38 del 2010». Lo organizza l’Istituto Luca Coscioni con la Società italiana di cure palliative (Sicp), il Centro clinico NeMo, la Federazione cure palliative (Fcp) e la Fondazione Maruzza. «Dal 2014 l’Istituto Coscioni – spiega la presidente Maria Antonietta Farina Coscioni– approfondisce la riflessione e l’impegno culturale, civile e politico che ha incarnato Luca, allargandone le visioni e gli orizzonti. In questo appuntamento partiremo dai casi accaduti in questi dieci anni dalla legge 38.L’“analfabetismo” non dipende solo dalle persone,ma ci sono responsabilità nella classe politica, nelle istituzioni (l’unica campagna informativa del ministero della Salute risale al 2013) e nei media. Ma dopo la sentenza della Consulta sull’aiuto al suicidio (242/2019, il “caso Cappato”, ndr) non ci si può più permettere di fare confusione nei termini, come se la sospensione di trattamenti, la desistenza terapeutica, il rifiuto dell’accanimento coincidessero con scelte di tipo eutanasico o suicidarie. Confondere sedazione palliativa profonda con eutanasia o suicidio assistito è disonesto intellettualmente». Conferma Luciano Orsi, vicepresidente Sicp: «La sedazione palliativa profonda fa parte delle cure palliative, è una procedura terapeutica, del tutto diversa da eutanasia e suicidio assistito. Mira ad affrontare sofferenze di elevata intensità refrattarie ai trattamenti e l’unico modo per controllarle è ridurre o abolire la coscienza. Il malato viene sedato in modo più o meno profondo per quanto necessario per non percepire la sofferenza. E va incontro al decesso perché sotto c’è una patologia mortale. Invece eutanasia e suicidio assistito sono pratiche che inducono la morte del malato con la somministrazione di sostanze letali». «È necessario – osserva Stefania Bastianello, presidente Fcp – educare al linguaggio delle cure palliative sia i cittadini, sia gli operatori sanitari, sia i ma-lati, sia i media. Oggi due cittadini su tre non conoscono il diritto di accesso alle cure palliative sancito dalla legge 38, né la legge 219/2017, che parla di pianificazione delle cure, cioè il processo di scelta da parte di chi ha una malattia inguaribile. E va ricordato il ruolo cruciale degli enti del Terzo settore nell’erogare le cure palliative». «È riduttivo identificare le cure palliative con la parte finale della vita – sottolinea il neurologo MarioSabatelli, direttore del Centro clinico NeMo pressoil Policlinico Gemelli di Roma –. Noi curiamo perlopiù la Sla e il nostro approccio è quello di una mentalità palliativa sin dalla diagnosi: qui il compito del medico è quello di lenire le sofferenze, non di guarire. La palliazione diversa da quella oncologica fatica ad affermarsi». (En.Ne.)