Corruzione, criminalità diffusa e fenomeni mafiosi in Nigeria

Corruzione, criminalità organizzata, violenza diffusa sono gli altri problemi con cui si deve misurare il Governo nigeriano: “un ostacolo ulteriore […] per lo sviluppo delle attività economiche, rappresentando anche una possibile minaccia per la stabilità, la pace e la sicurezza”.

La Nigeria nell’indice di corruzione percepita (2017) si trovava al 148° posto su 180 paesi. Nel rapporto People and corruption: Africa survey 2015 si stima che il 43% della popolazione nigeriana abbia dovuto pagare tangenti per accedere ai servizi di ogni genere. Secondo il rapporto ISPI, “La corruzione è strettamente legata a un’istituzione tipica della politica nigeriana: il godfatherism, il potere quasi assoluto degli oga, i big men. […] appare insieme sintomo e causa della violenza e della corruzione che permeano la dialettica politica della Nigeria. Sono i big men a formare l’entourage che circonda le élite al potere. Il potere politico si converte in potere economico e i vantaggi economici collegati al potere politico sono stati in Nigeria innumerevoli”.

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Il primato della corruzione percepita dalla popolazione nigeriana – come emerso anche dalle interviste effettuate – spetta alle forze di polizia: considerate dai nigeriani come “l’istituzione più violenta e corrotta della Nigeria” questo ha ovviamente gravi ripercussioni anche, ad esempio, sulle incidenze delle denunce sporte dalla popolazione in caso di violenza: in particolare, tra le donne vittime di violenza domestica, solo il 2% si rivolge alla polizia per chiedere aiuto.

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Allo scopo di completare il quadro del contesto nigeriano, non si può non affrontare il problema della violenza di un fenomeno poco noto, definito cultism, che interessa in particolare le grandi città – Lagos, Benin City, Port Harcourt – e sulla cui forma si è modellata la criminalità organizzata, nelle sue differenti attività illecite.
Il fenomeno del cultism è legato alla nascita, negli anni Cinquanta del secolo scorso, di confraternite universitarie che col passare degli anni sono diventate mafia: vere e proprie gang criminali organizzate, che spargono terrore tra la popolazione e fanno profitti con oil bunkering, traffico di droga e sfruttamento sessuale.
I media nigeriani sono molto attenti a questo fenomeno, ma di rado tale attenzione oltrepassare i confini nazionali; in Italia, ad esempio, nel 2010 la Procura di Torino ha emesso una condanna pari a 400 anni di detenzione nei confronti di 36 imputati nigeriani appartenenti a due clan cultisti rivali, gli Eiye e i Black Axe, riconoscendone l’associazione a delinquere di stampo mafioso.

Si stima siano più di 30 i gruppi cultist: quelli più conosciuti sono i Black Axe, Black Berets, Buccaneers, Red Devil, Supreme Vikings. I riti di iniziazione e affiliazione sono estremamente pericolosi, al limite della sopravvivenza, e per le ragazze consistono in stupri di gruppo, anche ripetuti. La contropartita è la “garanzia di protezione”. La prospettiva di guadagni facili rende questo fenomeno sempre più diffuso tra i giovani delle grandi città.

Wole Soyinka, premio nobel per la letteratura e intellettuale di riferimento a livello internazionale, sintetizza in maniera puntuale quali sono i principali problemi della società nigeriana, e come siano intrecciati l’uno con l’altro, fino a creare uno scenario complicato:

“È un misto tossico di fondamentalismo religioso, arroganza politica e sete incontrollata di risorse petrolifere. […] la storia coloniale gettò i semi della distruzione futura, poiché gli inglesi, preparandosi a lasciare il paese, non solo falsificarono le prime elezioni democratiche, ma anche il censimento, passando il potere deliberatamente a una sezione della popolazione che era feudale per storia e per orientamento, mettendole in testa la convinzione di essere protetta da Dio e di potere dunque rimanere perpetuamente al potere. È questa la risacca che circola sotto la superficie solo all’apparenza placida dei compromessi politici. I finanziatori di Boko Haram non si sono fatti scrupoli a coinvolgere organizzazioni terroristiche internazionali come Al Qaeda, mandando i loro fanti ad addestrarsi, per poi scatenarli contro la nazione intera. Politica e indottrinamento fondamentalista: ecco la ricetta perfetta per l’anomia sociale.”

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Rapporto Actionaid “Mondi Connessi, la migrazione femminile dalla Nigeria all’Italia e la sorte delle donne rimpatriate”