Così pregano gli elfi di Tolkien

andries_adarninSi riapre il dibattito sulle convinzioni religiose dell’autore inglese. E spuntano le sue traduzioni di alcune orazioni cristiane nelle lingue adoperate dalle popolazioni della Terra di Mezzo Di Alessandro Zaccuri Ortírielyanna? Rucimme? Aina Eruontari? Ma che lingua sarebbe questa?
Semplice, è Quenya, qualcosa tipo l’antico alto-elfico. Il «latino» del popolo al quale appartengono l’intrepida Arwen e la celestiale Galadriel, che poi al cinema sarebbero Liv Tyler e Cate Blanchett.

Volendo, lo si può anche studiare, il Quenya, grazie agli appositi «manuali» redatti da Edouard J. Kloczko e pubblicati in Italia dalla romana Tre Editori all’interno dell’Enciclopedia illustrata della Terra di Mezzo (il tomo relativo all’elfico è uscito nel 2002, quello sugli idiomi di hobbit, nani e orchi nel 2003). Di nuovo Tolkien. E di nuovo il problema del cristianesimo del Signore degli Anelli. Dell’opera, è chiaro, visto che delle convinzioni religiose dell’autore – stimato medievista oltre che cattolico dichiarato – non è dato dubitare.

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Lo ammette anche Errico Passaro, autore con Marco Respinti di un libro-dibattito significativamente intitolato Paganesimo e cristianesimo in Tolkien (il volume, edito dal Minotauro, arriverà in libreria il prossimo 26 gennaio, pagine 200, euro 14,50). Un faccia a faccia nel quale Passaro – ufficiale dell’Aeronautica militare, studioso di fantasy e autore di romanzi come Le maschere del potere, pubblicato da Nord nel 1999 – sostiene appunto il ruolo del «pagano», mentre spetta a Respinti, curatore fra l’altro dell’edizione italiana di Tolkien e il Signore degli Anelli di Colin Duriez (Gribaudi, 2002), rivendicare l’ortodossia del Legendarium tolkieniano.

In buona sostanza, Passaro si dice convinto che nella Terra di Mezzo gli elementi della tradizione pagana convivano senza contraddizione con un sostrato cristiano, risultando però più evidenti e – in definitiva – decisivi. Di parere contrario Respinti, per il quale la posizione di Tolkien si avvicina molto a quella di Luis Vaz de Camões, il poeta cinquecentesco portoghese che nell’epica dei Lusiadi fa ricorso all’apparato mitologico classico, caricandolo tuttavia di valori e riferimenti di indubbio significato cristiano. E se Passaro parte dall’opera di Tolkien per arrivare soltanto in subordine alla biografia dell’autore, Respinti segue il percorso inverso, individuando in particolare i punti di contatto fra la costruzione fantastica del Signore degli Anelli e la profonda fede cattolica dello scrittore («Io ti propongo l’unica grande cosa da amare sulla terra: il Santissimo Sacramento», affermava nel 1941 in una lettera al figlio Michael).

Fra gli episodi più significativi ricordati da Respinti, figura anche l’esperimento di traduzione in Quenya di una manciata di preghiere cristiane: il Padre Nostro, l’Ave Maria, il Gloria e le Litanie laureatane precedute dal Sub tuum presidium, antichissima invocazione mariana (è presente in un papiro egiziano del III secolo). Quest’ultimo è il testo che riproduciamo in questa pagina: una conferma del fatto che, pagani o non pagani, in fatto di preghiera anche gli elfi hanno le idee chiare.

ORTÍRIELYANNA RUCIMME, AINA ERUONTARI, ALALYE NATTIRA ARCA·NDEMMAR SANGIESSEMMAN ONO ALYE ETERÚNA ME ILLUME ILYA RAXELLOR ALCARIN VÉNDE AR MANAQUENTA Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, santa Madre di Dio: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova,e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta

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