Costa D’Avorio: donne osservate dai progetti anti-tratta italiani

Premessa
La Costa d’Avorio è uno stato dell’Africa Occidentale divenuto indipendente il 7 agosto 1960 dopo quasi un secolo di colonizzazione francese. Dal giorno dell’indipendenza e per oltre 30 anni la giovane nazione è stata guidata da Felix Houphouet-Boigny (deceduto in carica nel 1993). Durante la sua presidenza Boigny riuscì a mantenere stabile il Paese (avviando anche una relativa prosperità economica), mentre in politica estera coniugò un forte impegno anti-comunista con una politica di solida vicinanza all’Europa ed in particolare alla Francia. Per alcuni un “saggio” che ha stabilizzato il Paese, per altri un burattino in Africa nella mani dell’Occidente. Felix Boigny è ricordato anche per aver fatto costruire nella sua città natale (in realtà un villaggio da lui trasformato in città), Yamoussouro (dal 1983 divenuta capitale in sostituzione di Abidjan) una grandiosa cattedrale (Basilica di Nostra Signora della Pace) su modello della Basilica di San Pietro costata circa 300 milioni di euro.
Solo nel 1990, poco prima della sua morte, Boigny fu costretto, dagli scioperi e dalle proteste popolari ad accettare il multipartitismo.
Gli anni successivi furono caratterizzati da un crescente conflitto politico, sociale ed etnico (ad esempio il candidato presidente, l’economista Ouattara ed ex Primo Ministro di Boigny, fu escluso dalla competizione elettorale per le sue presunte origini dal Burkina Faso). Il nuovo Presidente Henri Konan Bediè aveva lanciato, assieme ad un ampio gruppo di intellettuali ivoriani, il concetto della “ivorianità” per marcare una linea tra i cittadini che appartenevano alla tradizione socioculturale nazionale e coloro che ne erano estranei (la percentuale di stranieri in Costa d’Avorio è superiore al 25%). Il 24 dicembre 1999 vi fu il primo colpo di stato nella storia del Paese, guidato dal generale Robert Guei (ucciso poi nel settembre 2002). Gli scontri sanguinosi caratterizzano l’inizio del nuovo millennio (a seguito dell’elezione alla fine del 2000 di Laurent Gbagdo alla presidenza) e solo nel gennaio 2003 si ebbe una relativa tregua.
La situazione precipitò nuovamente nell’ottobre 2010, quando le nuove elezioni diedero la vittoria a Alessane Ouattara. Gdagbo, contestando le elezioni rifiutò di lasciare il poter, scatenando una nuova guerra civile che si concluse con un intervento delle truppe francesi (su mandato ONU, risoluzione 1975) e con l’arresto di Gbagbo l’11 aprile 2011 (detenuto in Belgio, processato per crimini contro l’Umanità dalla Corte Penale Internazionale, è stato assolto il 15 gennaio 2019). Nel giugno 2017 le Nazioni Unite hanno chiuso la loro missione di peace-keeping nel Paese,
ritenendolo stabilizzato.
Il Paese andrà al voto il 31 ottobre 2020 e recentemente il Presidente Ouattara ha annunciato che non si ricandiderà per un terzo mandato.
Il Paese ha oggi una popolazione oltre i 27 milioni di abitanti, composta da oltre 60 gruppi etnici. Il gruppo maggioritario è costituito dagli Akan (circa 30%), seguito dai Voltaici (16%), dai Mandè del Nord (14,5%), dai Kru (9%) e dai Mandè del Sud (7%). Circa il 40% della popolazione è di religione musulmana mentre il 18% è cattolica e il 12% evangelica. Ancora molto presenti i culti animisti.
Quella ivoriana è una delle più giovani popolazioni del pianeta (20,1 l’età media vs Italia 46,5).
Da un punto di vista economico la Costa d’Avorio negli ultimi 5 anni ha avuto la più alta crescita mondiale del Prodotto Interno Lordo (con valori intorno e superiori al 8%) segno della ripresa delle attività economiche e produttive. Si conferma il primo paese produttore di cacao al mondo e un grande produttore di caffè, di olio di palma e di legname (mogano). In crescita anche l’attività estrattiva (oro, petrolio, diamanti, manganese, nichel) e gli investimenti stranieri. Il 70% della popolazione ha un’occupazione agricola. Nonostante questo, il PIL pro capita risulta ancora basso (3.900 dollari vs Italia 38.200).

Costa d’Avorio in Italia
La comunità ivoriana regolare in Italia è relativamente piccola. Con 36.065 presenze al 1 gennaio 2019 essa rappresenta lo 0,61% degli stranieri in Italia. Un terzo dei presenti sono donne.
E’ una popolazione che è cresciuta in modo più marcato negli ultimi 2-3 anni.

Da un punto di vista geografico gli ivoriani sono maggiormente presenti in Lombardia (quasi un terzo), Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto e Campania (dove la crescita in questi anni è stata più rapida).
Se osserviamo i dati sulle richieste di Protezioni Internazionali all’Italia notiamo che vi è stato un andamento crescente in particolare negli ultimi anni (quando il Paese è più stabile). Nella tabella che segue sono evidenziate a partire dal 2007 le richieste di protezione internazionale da parte di cittadini ivoriani e il tasso di concessione dello status di rifugiato, dei permessi umanitari e quello relativo ai dinieghi.
Solo una piccolissima parte (5,4%) (con poche variazioni nel tempo) ha ottenuto una protezione piena.

Richieste protezione Internazionali ed esito in Italia, Costa d’Avorio (2007-2019)

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    Da un punto di vista invece degli sbarchi sulle coste italiane negli ultimi quattro anni (2017-2020) la Costa d’Avorio rappresenta stabilmente il 3° Paese per numero di arrivi con una percentuale sul totale in crescita.

E’ interessante notare che nell’ottobre 2019, in occasione della Giornata Europea contro la Tratta, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) lanciò un monito segnalando che la percentuale di donne provenienti dalla Costa d’Avorio era in netta crescita (8% nel 2015 vs 46% nel 2019) e che molte di loro sono state vittime di sfruttamento sessuale in Tunisia o in Libia.
Conseguenza degli sbarchi di ivoriani in Italia e delle conseguenti richieste di protezione internazionale è stato un aumento delle persone, provenienti da quel Paese, che sono entrate in contatto con il sistema anti-tratta italiano.
Se nel 2017 erano state 35 le persone ivoriane che si erano rivolte ai progetti italiani (per una valutazione come potenziali vittime di tratta/grave sfruttamento) nel 2019 esse sono diventate 128.
L’80,8% delle persone entrate in contatto con il sistema anti-tratta sono donne: di esse solo una piccola parte, l’11%, era sfruttata in ambito sessuale, mentre la maggioranza (56,5) risultava essere destinata allo sfruttamento.
Il 71,7% delle persone sono state inviate al sistema anti-tratta dalle Commissioni Territoriali richiedenti protezione Internazionale.
Infine, il 18,8% delle persone ivoriane valutate, ovvero 48 soggetti, sono state prese in carico dal sistema anti-tratta italiano (34 donne e 15 maschi).
Nel mese di maggio 2020 è stato promosso dal Numero Verde, in stretta collaborazione con la Cooperativa Proxima di Ragusa, un questionario atto ad esplorare in modo più dettagliato i contatti che i progetti anti-tratta avevano avuto con donne ivoriane.
Sono giunte 35 risposte al questionario, con un totale di 109 donne viste (negli ultimi anni) di cui solo 5 località con almeno 10 donne conosciute (Catania, Torino, Vercelli, Napoli e Ventimiglia).
Da una sommaria analisi di quanto raccolto (ovvero di quanto riportato dagli operatori che hanno risposto al questionario) si segnala:

  • La maggioranza delle donne sono fuggite dal loro paese a causa di violenze: domestiche, minaccia di mutilazioni genitali, fuga da matrimoni forzati e prostituzione;
  • esse solo tutte maggiorenni (ad eccezione di qualche caso a Catania) e per la quasi totalità di religione mussulmana;
  • ad eccezione di pochissimi casi, la meta del loro viaggio migratorio non era l’Italia, bensì la Libia (maggioranza), l’Europa e la Francia. Solo in Libia per molte di loro si è delineata la possibilità di compiere il viaggio verso l’ Italia;
  • tutte le donne infatti (ad eccezione di una, arrivata dalla Tunisia) sono arrivate in Italia via Libia;
  • durante il viaggio sono raccontate situazioni di sfruttamento sessuale (in Libia, in particolare) e di sfruttamento lavorativo domestico (Niger, Mali, Burkina Faso e Tunisia);
  • non sono raccontati elementi rituali prima della partenza;
  • la maggioranza delle donne è stata inviata ai progetti anti-tratta dalle Commissioni territoriali per i richiedenti protezione internazionale o da sportelli informativi per migranti;
  • non si segnalano, salvo due eccezioni, presenze di donne ivoriane coinvolte nella prostituzione di strada (dato confermato anche dalla recente Mappatura Nazionale della Prostituzione di Strada del 30 giugno).
    La presenza maggiormente concentrata di donne ivoriane nei territori di confine con la Francia (Piemonte e Liguria) porterebbe a pensare una tendenza di questa popolazione a ritenere la Francia (anche per ovvie ragioni linguistiche) la meta finale della loro migrazione.

    Della Valle Gianfranco, Numero Verde Nazionale in Aiuto alle vittime di Tratta, luglio 2020

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