Dalla Russ’ all’Ucraina

Ci sono luoghi in Europa che, a causa della posizione geografica e della conformazione del loro territorio, nel corso dei secoli sono stati vie di ondate migratorie di popoli, campi di battaglia e oggetto di conquista alternativamente dell’una o dell’altra potenza. Confini continuamente modificati per centinaia di chilometri, città che portano nomi diversi a seconda dell’epoca. Mondi complessi e stratificati etnicamente, linguisticamente e religiosamente. L’immensa pianura attraversata dal Donec, dal Dnepr, dal Dnestr e dal Danubio è forse il più emblematico caso che si presenta allo sguardo del frequentatore di un qualsiasi atlante storico. Nel tempo questa pianura ha avuto varie denominazioni. Il nome che più ha avuto fortuna e che è passato, in una sua variante, ad indicare praticamente un continente è quello di Russ. A Kiev nasce infatti la Russ. A Kiev il principe Vladimiro nel 988 riceve il battesimo e con lui tutto il suo popolo.

Inizia così la drammatica storia di una porzione della Cristianità di rito greco bizantino che, con fasi alterne e attraverso prove storiche che, come nel caso dell’invasione tartara, ne hanno causato quasi l’estinzione, ha tentato di rimanere fedele nello stesso tempo alla sua tradizione bizantina e alla sede di Pietro. Riassumere in poche righe mille anni di storia e di una storia tanto tormentata, è impossibile. Una data però è necessario ricordare, perchè da quel momento ha inizio di fatto una delle persecuzioni più lunghe della storia della Cristianità. Nel 1596 a Brest-Litovsk viene proclamato il ritorno all’unione con Roma dal metropolita di Kiev seguito da una parte della gerarchla e del popolo. Nel 1654 la parte centrale e orientale dell’Ucraina è occupata dalla Russia. Inizia immediatamente un tentativo di sottomissione della chiesa di Kiev all’autoproclamato Patriarcato di Mosca insieme ad un’opera di russificazione culturale ed amministrativa che culminerà nel 1839 con l’abolizione della Chiesa grecocattolica da parte di Nicola II. Nella parte di Ucraina inglobata dalla Polonia e nella parte Austroungarica sopravvive una gerarchia che garantirà fino ai nostri giorni l’esistenza della Chiesa Ucraina Greco Cattolica resistendo sia ai tentativi polacchi di latinizzazione del rito e sia sopravvivendo nella clandestinità alla messa fuorilegge successiva all’occupazione comunista. Il simbolo di questa resistenza è stato sia in patria che nel mondo libero il cardinale Josyf Slipyj (1892-1984), Metropolita di Lviv degli Ucraini, incarcerato nel 1945 e liberato, dopo una dura prigionia nei gulag della Siberia, nel 1963. Dopo il 1989 la Chiesa ucraina ha potuto riorganizzare la sua gerarchia in patria. Una grande attività missionaria di riconquista delle anime dopo le devastazioni morali e materiali prodotte dal regime comunista è stata avviata anche grazie ai numerosi emigrati e ai figli della diaspora rientrati.

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Attualmente nove diocesi sono state ristrutturate. Negli ultimi dieci anni sono stati ordinati circa 1500 sacerdoti, 400 chiese ricostruite e altre 400 sono in costruzione. L’Accademia Teologica di Lviv è forse la più significativa iniziativa per la formazione del clero nell’est europeo postcomunista. Naturalmente le ombre non mancano. Il degrado morale è spaventoso e l’influenza negativa si fa sentire anche su parte del clero. Le difficoltà burocratiche sono ancora grandi. La Chiesa opera di fatto, ma dal punto di vista del diritto non ha ancora uno statuto giuridico. Inoltre monta un certo spirito polemico nei confronti della Santa Sede per il mancato riconoscimento del titolo patriarcale al Metropolita, che pur gode dal 1963 del titolo di Arcivescovo Maggiore con diritti e privilegi simili a quelli dei Patriarchi. Insomma, luci ed ombre, il frutto del sangue dei martiri e il frutto dei tradimenti e delle viltà, come sempre nella storia degli uomini e dei popoli, il loglio mescolato al buon grano, di evangelica memoria, fino alla fine dei tempi.

ACS e L’Ucraina

Nel periodo comunista l’aiuto possibile in patria è stato dato clandestinamente. Le comunità nella diaspora hanno sempre ricevuto aiuti per i seminari e per la loro sussistenza. Notizie sulla persecuzione in atto venivano diffuse dall’Eco dell’Amore, il bollettino dell’associazione Aiuto alla Chiesa che Soffre, e attraverso pubblicazioni specifiche.

L’impegno continua spostandosi gradualmente dall’aiuto per la ricostruzione materiale sempre più verso la formazione del clero, delle famiglie e dei laici.

Chi desidera contattare l’Associazione Aiuto alla Chiesa che Soffre, impegnata da oltre mezzo secolo nel sostenere i cristiani perseguitati e minacciati a motivo della fede, può scrivere o telefonare a:

Aiuto alla Chiesa che Soffre,
Piazza san Calisto, 16
00153 ROMA
tel. 06/698.939.20

Bibliografia

Mons. Giovanni Choma, Josyf Slipyj, Aiuto alla Chiesa che Soffre, Roma 1990.
Antoine Wenger, La persecuzione dei cattolici in Russia, San Paolo, CiniselloBal.mo(MI)1999.
Jurij Brodskij, Solovki, le isole del martirio, La Casa di Matriona, 1998.

di Attilio Tamburrini – Il Timone     Gennaio/Febbraio 2001