Ddl Zan, chi osa ancora opporsi

di Angela Comelli


Come al culmine di un rito sacrificale, il rumore dei tamburi si fa sempre più forte e non lascia spazio né modo di ascoltare altro. Il discorso si è appiattito e ridotto a slogan: se sei contro il DDL Zan, anzi se solo osi criticarlo anche in minima parte, sei omofobo, discorso chiuso.

Tutti quelli che sono bravi, belli e buoni si dipingono la mano scrivendo DDL ZAN e postano la foto sui social, gli altri farebbero meglio a tacere perché sono brutti, sporchi e cattivi.

Coloro che hanno provato ad elencare punti critici e rischi del ddl sono stati travolti dalla marea di una propaganda che va tutta in una sola direzione e che viene amplificata da ogni mezzo di comunicazione possibile ed immaginabile, non ultimo il palco del concerto del 1 maggio. Per non parlare di insulti, minacce, offese…

Contro ogni pronostico, però, si levano, sempre più numerose, voci contrarie e, per colmo, provenienti dalla stessa area politico-culturale che ha fatto del DDl Zan la propria bandiera.

L’opposizione al pensiero unico non è più appannaggio di cattolici retrogradi ed illiberali, ma viene portata avanti anche da importanti esponenti del mondo femminista, di arcilesbica, della sinistra.

Solo qualche esempio tra i tanti.

– Intervista a Monica Ricci Sargentini, giornalista del Corriere della Sera femminista della differenza e membro della Coalizione internazionale contro la maternità surrogata (Ciams)- Marco Guerra, Interris.it, 24/4/2021

Alla domanda del giornalista: “….vorremmo sapere quali sono i timori delle femministe rispetto a ‘sto ddl…”

Ricci Sargentini risponde: “In primis il fatto che introduce, in maniera molto vaga, nell’ordinamento italiano il concetto di identità di genere slegato dal sesso biologico, c’è il rischio che uno si auto certifichi secondo la sua percezione di sé. Insomma la cosiddetta self identity che in molti Paesi sta creando una marea di problemi. Se bastasse sentirsi donna per esserlo avremmo tutte le conseguenze del caso che vediamo dove questa cosa è possibile, ad esempio luoghi come spogliatoi, bagni e carceri non sarebbero più sicuri per le donne perché chiunque potrebbe accedervi. Una legge sulla “self id” è stata bocciata dalla Gran Bretagna, perché la maggior parte degli britannici si è dimostrata contraria. Un’altra cosa che ci dà fastidio è che nella legge hanno introdotto anche la misoginia, come se le donne fossero una minoranza e non la metà dell’umanità, le donne non hanno mai chiesto questo e non si capisce perché dovrebbe essere inserita la misoginia in un ddl a tutela delle minoranze”.



–Ddl Zan, quel no (inaspettato) alla legge sull’omofobia di femministe e Arcilesbica .

E’ il titolo di un articolo a firma Alessandra Arachi, apparso sul corriere.it del 3 maggio scorso, in cui si legge:

“Non soltanto la maggioranza, il ddl Zan divide l’universo femminista. E divide anche le famiglie: Cristina Comencini guida lo schieramento delle donne che il testo sull’omotransfobia vorrebbero emendarlo, mentre la sorella Francesca sta con le femministe che vorrebbero approvarlo così com’è.

…«Aver esteso il ddl Zan anche ai reati di misogenia e disabilità fa regredire le donne nel passato, le considera una categoria, una minoranza mentre siamo più della metà del paese», commenta Francesca Izzo, storica del pensiero moderno e contemporaneo e storica femminista. E aggiunge: «Anche sull’identità di genere bisognerebbe fare dei cambiamenti».

È Marina Terragni a spiegarci quali cambiamenti per l’identità di genere. Storica femminista che ha fatto le battaglie accanto al Mit, Movimento italiano transessuali, Terragni dice: «L’identità di genere è un oggetto non definito e non puoi mettere in una legge penale un oggetto non definito. Nel testo si parla di identità autopercepita che è l’ambiguità che apre la porta alla “Self Id”, l’autopercezione del genere. Per capire: in California, dove il self-Id è diventato legge ci sono stati 270 detenuti che si sono dichiarati donne e hanno chiesto di andare nel carcere femminile, con il terrore delle detenute. In Gran Bretagna è successo lo stesso con uno stupratore che si è dichiarato donna. Non basta l’autocertficazione per cambiare sesso ci vuole un percorso». Per Terragni è da modificare anche l’ingresso nelle scuole per parlare della Gravidanza per altri (l’utero in affitto): «Non si capisce, per l’ora di religione ci vuole il consenso dei genitori e per questo no, perché lo decide una legge»…..”



– Si spinge oltre Aurelio Mancuso, dirigente del PD, giornalista italiano, già presidente nazionale di Arcigay, che, sulla sua pagina Fb, invita a sottoscrivere un appello per cambiare il DDL Zan , dicendo, tra l’altro:

“…Vogliamo presto un provvedimento che combatta in maniera severa l’omotransfobia, ma con amarezza rileviamo che questo disegno di legge si è trasformato in un manifesto ideologico, che rischia di mettere in secondo piano l’obiettivo principale e di ridurre pesantemente diritti e gli interessi delle donne e la libertà di espressione.

E’ un testo che va emendato prima di essere approvato, perché una legge scritta male porta a delle interpretazioni ed applicazioni controverse che riducono i diritti e non ne consentono la piena tutela.

Il ddl Zan facendo leva su un tecnicismo che appare secondario e terminologico introdurrebbe, se non emendato, una pericolosa sovrapposizione della parola “sesso” con quella di “genere” con conseguenze contrarie all’art. 3 della Costituzione per cui i diritti vengono riconosciuti in base al sesso e non al genere e non in armonia con la normativa vigente, legge n. 164/82 (e successive sentenze della Corte Costituzionale), che ammette e consente la transizione da un sesso ad un altro sulla base non di una semplice auto-dichiarazione. La definizione di ‘genere’ contenuta nel ddl Zan, che non è accettata dagli altri Paesi, crea una forma di indeterminatezza che non è ammessa dal diritto, che invece ha il dovere di dare certezze alle relazioni giuridiche e di individuare le varie fattispecie“



–Omofobia. Via dal non dibattito. Via l’identità di genere

E’ il titolo di un articolo di Marina Terragni, pubblicato su Avvenire il 6 maggio scorso.

“……..Il non-dibattito sul ddl Zan sull’omobitransfobia è avvenuto a lungo in questo clima tribalistico-identitario: prova a dire qualsiasi cosa su quel testo, prova a mettere il piede in quel « safe space » e ti arriverà addosso di tutto, dagli insulti alle minacce di morte (e non per dire). «Quel testo non si modifica»: così Monica Cirinnà ha chiuso perentoriamente ogni discussione. Il fatto è che la discussione non si è mai aperta. Quel ddl è passato alla Camera senza che quasi nessuno se ne accorgesse: non per essere benaltristi, ma in effetti a novembre avevamo ben altri problemi, con le terapie intensive che tornavano a riempirsi. In verità la discussione deve ancora cominciare.

Discussione che deve essere ampia, approfondita, e prendersi tutto il tempo necessario com’è stato per altri temi sensibili (divorzio, per esempio, o aborto). E anche se a prima vista non sembrerebbe, questo è un tema sensibilissimo che riguarda tutte e tutti: vedremo perché. Prima però l’aggiornamento del bollettino dell’odio: dopo le manganellate social che si sono abbattute su Paola Concia, Valeria Valente, Luana Zanella intervistate da questo giornale, e solo per avere garbatamente esposto alcune riserve critiche, eccoci alle minacce di morte. «Vi ammazzo tutte, schifose maledette». «Il giorno in cui cominceremo ad ammazzare i porci come lei sarà sempre troppo tardi».

…… Torniamo al perché il ddl Zan riguarda tutte e tutti, e non solo le minoranze omo e transessuali, che giustamente si prefigge di tutelare: il concetto di identità di genere, vero architrave del ddl, va a toccare in radice e per tutti la sessuazione umana sostituendo il concetto di transessualità – condizione ben definita e regolata dalla legge 164/82 e successive sentenze – con un ‘percepito’ (sentirsi donna o uomo, o né l’una né l’altro) che si vorrebbe riconosciuto senza alcun percorso, né perizie, né sentenze. Un cambiamento epocale che impatterebbe sulla vita collettiva. Anche, e non positivamente, sulla vita delle stesse persone trans…………….”



Il ddl Zan è stato portato avanti con protervia, come priorità assoluta in un momento storico in cui le emergenze del Paese e delle persone sono altre, senza la possibilità di un confronto sereno ed approfondito su temi così sensibili, nascondendo, sotto una montagna di slogan, la realtà. Quella realtà che in maniera palese dice che in Italia non c’è un aumento dei crimini d’odio legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere, che nel nostro ordinamento penale non c’è un vuoto legislativo per punire tali crimini, che nel DDL Zan non c’è determinatezza del contenuto del reato che rischia di essere legato a percezioni soggettive con la gravissima conseguenza di ritenere istigazione alla violenza anche la semplice espressione di legittime opinioni, come già sta accadendo nei Paesi che hanno adottato leggi simili. Una realtà che dice che il DDL Zan non deve essere emendato, deve essere semplicemente bocciato e buttato nel cestino della storia.

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