Difendiamo la libertà di ricerca e di insegnamento dal Ddl Zan

Da Professore universitario di Medicina della Riproduzione, e in riferimento al corposo dibattito sulla proposta di legge Zan, desidero sottolineare il reale rischio che innovative norme potrebbero di fatto determinare azioni di rilevanza penale nei confronti di ginecologi, andrologi, medici, ricercatori ed esperti in procreazione umana e tutti coloro che sono chiamati ad insegnare la naturalità della riproduzione che per natura prevede un maschio e una femmina, uniti da complementarietà sessuale ed affettiva.

Partiamo dalla verità: per la nascita di una nuova vita occorre un maschio ed una femmina, un padre ed una madre, rispettivamente portatori di gameti maschile e femminile. Questo sapere validato deve essere censurato?

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In didattica formativa universitaria potremo continuare ad insegnare tutte le tecniche, escludendo le manipolazioni e le mescolanze più ardite, pur possibili, ma eticamente non sostenibili?

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Potremmo essere imputati penalmente se siamo orientati a non sostenere tecniche cooperative, prive di maternità e paternità condivise, quali ad esempio l’innovativa tecnica ROPA (Recepción de Ovocitos de la Pareja – trattamento di fecondazione in vitro tra due partner femminili, condiviso da più soggetti donatori anonimi di sperma), magari fornendo un lucido e preoccupato parere, anche sulle tante opzioni oggi possibili?

Saremmo inquisibili se fornissimo criticamente lucide analisi sul fattibile con le tecniche di riproduzione umana, ormai orientate verso una vera e propria “filiera controllata” di “produzione”?

Potrei continuare a lungo in questi interrogativi! Sostanziali e numerose sono le offerte oggi messe a disposizione dalle biotecnologie e dalle tecniche di crioconservazione di gameti e di embrioni. E si va ben oltre concessione, acquisto, commercializzazione, importazione, esportazione di gameti, ricerca di uteri disponibili per maternità sostitutiva/gestazione per altri, vero schiavismo moderno.

Il nostro compito di docenti universitari è davvero difficile! Nessuno di noi è disposto ad accogliere limitazioni nella libertà di insegnamento; al contempo rifuggiamo da sudditanze culturali, ideologiche e politiche.

Nell’ambito di tutte queste novità scientifiche, personalmente e con tanti altri colleghi quotidianamente muoviamo le fila per costruire processi interdisciplinari di medicina di genere, promuovendo ricerche rispettose della specificità della donna e dell’uomo, senza mai discriminare nessuno.

Riflettendo sulla proposta di legge Zan mi chiedo:

“Potremo continuare ad individuare percorsi sanitari che tengano ben presente cosa sia il genere al maschile e al femminile, nelle varie articolazioni del sapere medico, quali ad esempio in pneumologia, cardiologia, ortopedia, ginecologia, andrologia e medicina della riproduzione, ecc.”?

Qualcuno vuole impedirci di dire che per generare abbiamo bisogno di un gamete del maschio e di un gamete della femmina?” Possiamo continuare a sostenere che per la procreazione abbiamo bisogno di un maschio e di una femmina? O questa nostra veritiera affermazione sarà considerata discriminazione penalmente punibile, a pdl Zan approvato?

Potremo continuare ad esercitare la nostra doverosa formazione pedagogica, comunicando al mondo intero che in un generare umano non tecnologico v’è l’indispensabilità di un papà e di una mamma? Oppure dovremo astenerci per paura di incorrere nei reati di omofobia e transfobia?

Medicina e diritto ne escono disorientati!

Attenzione, perché oggi nella medicina del desiderio, proposta con sempre maggiore forza, ci si può proprio smarrire!

Forse dovremmo al di là dei luoghi comuni e soprattutto in ambito scientifico spiegare a noi stessi cosa oggi si vuole intendere per discriminazione .
Prof. Filippo M. Boscia

Cattedratico di Medicina della Procreazione Umana
Presidente Nazionale Associazione Medici Cattolici Italiani

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