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È Cattolica la vera Chiesa

Foto di JEROME CLARYSSE da Pixabay

La Dominus Iesus, dichiarazione della Congregazione per la dottrina della fede circa l’universalità salvifica di Gesù Cristo e della Chiesa, è un documento di grande importanza per la vita e la missione della Chiesa, in un momento in cui sono stati diffusi nella coscienza delle realtà ecclesiali dubbi, difficoltà, equivoci ed errori che rischiano di minare una effettiva presenza missionaria nel mondo.

Le stesse reazioni al documento, molte anche prive di un minimo di intelligenza teologica ed ecclesiale, rivelano quanto fosse necessaria una chiarificazione come questa per tutto il corpo ecclesiale, dai vertici alla base.

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1. Il riferimento all’unicità e all’universalità del mistero salvifico di Gesù Cristo è elemento fondamentale, necessario per chiarire il corretto rapporto fra la rivelazione cristiana e le varie forme storiche in cui si esprime la religiosità umana.

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“Il Concilio Vaticano II, infatti, ha affermato che “l’unica mediazione del redentore non esclude, ma suscita nelle creature una varia cooperazione, che è partecipazione dell’unica fonte”. È da approfondire il contenuto di questa mediazione partecipata, che elevo restare pur sempre normata dal principio dell’unica mediazione di Cristo: “Se non sono escluse mediazioni partecipate di vario tipo e ordine, esse tuttavia attlngono significato e valore unicamente da quella di Cristo e non possono essere intese come parallele e complementari”. Risulterebbero, tuttavia, contrarie alla fede cristiana e cattolica quelle proposte di soluzione che prospettassero un agire salvifico di Dio al di fuori dell’unica mediazione di Cristo” (cap. 14).

“”(…) Il Signore è il fine della storia umana, “il punto focale dei desideri della storia e della civiltà”, il centro del genere umano, la gioia d’ogni cuore, la pienezza delle loro aspirazioni. Egli è colui che il Padre ha risuscitato da morte, ha esaltato e collocato al sua destra, costituendolo giudice dei vivi e d morti”. “È proprio questa sngolarità unica di Cristo che a lui conferisce un significato assoluto e universale, per cui, mentre è nella Storia, è il centro e il fine della stessa storia: “lo sono l’Alfa e L’Omega, primo e l’ultimo, il principio e la fine” (Ap 22,13)” (cap. 15).

2. L’unico mistero di Cristo si connette in modo sostanziale e necessario con il mistero del Chiesa, La Chiesa è quindi necessaria perché Cristo sia presente all’uomo di ogni tempo e possa comunicargli la sua vita e, quindi, la redenzione.

“Esiste quindi un’unica Chiesa di Cristo, che sussiste nella Chiesa Cattolica, governata dal Successore Pietro e dai Vescovi in comunione con lui (…).

“Non possono, quindi, i fedeli immaginarsi la Chiesa di Cristo come la somma – differenziata ed in qualche modo unitaria insieme – delle Chiese e Comuni ecclesiali; né hanno facoltà di pensare che la chiesa oggi non esista più in alcun luogo e che, perciò, debba essere soltanto oggetto di ricerca da parte di tutte le Chiese e comunità”. Intatti “gli elementi di questa Chiesa già data esistono, congiunti nella loro pienezza, nella Chiesa Cattolica e, senza tale pienezza, nelle altre Comunità” (cap. 17).

3. La Chiesa Cattolica è nella storia inizio e germe I regno di Dio e di Cristo, contro ogni tentazione di riduzioni o di assolutizzazioni della verità del dogma cattolico.

“Nel considerare i rapporti tra Regno di Dio, Regno Cristo e Chiesa e comunque necessario evitare accentuazioni unilaterali, come è il caso di quelle concezioni che di proposito pongono l’accento sul Regno e si qualificano come ‘regnocentriche’, le quali danno risalto all’immagine di una Chiesa che non pensa a se stessa, ma è tutta occupata a testimoniare a servire il Regno. È una ‘Chiesa per gli altri’ (…). Accanto ad aspetti positivi, queste concezioni ne rivelano spesso di negativi. Anzitutto, passano sotto silenzio Cristo: il Regno, di cui parlano, si fonda su un ‘teocentrismo’, perché – dicono – Cristo non può essere compreso da chi non ha la fede cristiana, mentre popoli, culture e religioni diverse si possono ritrovare nell’unica realtà divina, quale che sia il suo nome. Per lo stesso motivo esse privilegiano il mistero della creazione, che si riflette nella diversità delle culture e credenze ma tacciono sul mistero della redenzione. Inoltre, il Regno, quale essi lo intendono, finisce con l’emarginare o sottovalutare la Chiesa, per reazione a un supposto ‘ecclesiocentrismo’ del passato e perché considerano la Chiesa stessa solo un segno, non privo peraltro di ambiguità”. Queste tesi sono contrarie alla fede cattolica, perché negano l’unicità del rapporto che Cristo e la Chiesa hanno con il Regno di Dio”. (cap. 19)

4. La Chiesa è quindi sostanzialmente necessaria per la presenza della salvezza cristiana nella storia e per la sua comunicazione.

“… da quanto fin qui è stato ricordato sulla mediazione di Gesù Cristo e sulla “relazione singolare e unica” che la Chiesa ha con il Regno di Dio tra gli uomini, che in sostanza è il Regno di Cristo salvatore universale, è chiaro che sarebbe contrario alla fede cattolica considerare la Chiesa come una via di salvezza accanto a quelle costituite dalle altre religioni, le quali sarebbero complementari alla Chiesa, anzi sostanzialmente equivalenti ad essa, pur se convergenti con questa verso il regno di Dio escatologico.

Certamente, le varie tradizioni religiose contengono e offrono elementi di religiosità, che procedono da Dio, e che fanno parte di “quanto opera lo Spirito nel cuore degli uomini e nella storia dei popoli, nelle culture e nelle religioni”.

Di fatto alcune preghiere e alcuni riti delle altre religioni possono assumere un ruolo di preparazione evangelica, in quanto sono occasioni o pedagogie in cui i cuori degli uomini sono stimolati ad aprirsi all’azione di Dio. Ad essi tuttavia non può essere attribuita l’origine divina e l’efficacia salvifica ex opere operato, che è propria dei sacramenti cristiani. D‘altronde non si può ignorare che altri riti, in quanto dipendenti da superstizioni o da altri errori (cf. 1 Cor 10,20-21), costituiscono piuttosto un ostacolo per la salvezza” (cap. 21).

La Chiesa Cattolica dunque, radicalmente fedele alla presenza del mistero di Cristo, nella sua azione evangelizzatrice, incontra l’uomo di ogni tempo e, quindi, di questo tempo ed incontra anche le varie forme di religiosità naturale nelle quali le varie generazioni umane danno forma ed esprimono quella inesorabile ed inesauribile tensione al “vero, bene, giusto e bello” che costituisce la natura profonda ed il movimento del cuore di ogni uomo in ogni tempo.

A questo proposito il documento ci offre un grande aiuto a vivere questo dialogo con realismo e criticità. Non è solo contrario alla fede ma anche ad una sensata esperienza ritenere che le varie religioni siano assolutamente pure, quando è evidente che in molti casi esse appaiono inquinate da fattori ideologici, elementi di superstizione, ritornanti tentazioni magiche, quando non da intendimenti di carattere consumistìco. Molte volte, sui terreno della così detta religiosità, nascono e si diffondono oggi vere e proprie operazioni da business. La fede cattolica chiama ogni forma religiosa a ritrovare la sua identità ed i suoi inevitabili limiti.

Il documento allora diviene aiuto sostanziale per i cristiani a recuperare il senso profondo della propria identità. Il cuore di questa identità è la Grazia che Cristo ci ha donato – e di fronte alla quale nessuno può vantare alcun merito -: tale identità è fonte di una testimonianza da offrire lietamente a tutti gli uomini, nella certezza di portare a tutti in pienezza quella salvezza che è ben oltre qualsiasi formulazione religiosa.

Il popolo cristiano, con il suo senso della fede, riconosce in questo documento un grande aiuto a vivere quel compito missionario, che è la grande responsabilità del nostro battesimo. Per questo il popolo cristiano è grato al Santo Padre, per questo aiuto, così necessario e tanto atteso.

Enciclopedia Cattolica

È vero che l’atto di fede soprannaturale è compiuto sotto l’impulso della volontà, ma questo avviene dopo il giudizio della credibilità razionale della verità di fede, quando cioè il ciclo apologetico è stato chiuso. La fede cattolica non è atto arbitrario del dispotismo della volontà, una cieca adesione del sentimento, un fanatismo, il leggendario credo quia absurdum, falsamente attribuito a S. Agostino. Una fede siffatta sarebbe immorale e fisicamente impossibile. perché l’intelletto non può aderire che ad una cosa vera o almeno soggettivamente creduta tale, e la volontà non può dimostrare vero ciò che è falso. La volontà interviene anche nel giudizio della credibilità della dottrina rivelata, ma non per sostituire, nemmeno parzialmente, la ragione; essa toglie solo gli ostacoli che possono impedire una visione convincente degli argomenti di ordine intellettuale.

(Enciclopedia Cattolica, voce Apologetica, vol. I, coll. 1651-2).

di Don Luigi Negri – “Il Timone” n. 10, Novembre/Dicembre 2000

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Spagna 1931, il martirio

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