Garibaldi? Un romantico negeriero

Un uomo dalla fantasia fervidissima: questo era Giuseppe Garibaldi. Per sincerarsene basta dare uno sguardo alla sua dimenticata produzione letteraria. Si tratta di romanzi in cui eroine e manigoldi vengono a confronto per la sconfitta dei secondi e la vittoria dei primi. Chi sono i manigoldi? Una domanda così ingenua può venire in mente solo ai nostri giorni. Ovvio che malfattori, violentatori, incestuosi, bugiardi siano i preti in generale, i gesuiti in particolare.

Il credo di Garibaldi è infatti il seguente: il prete è “il vero rappresentante della malizia e della vergogna, più atto assai a la corruzione e al tradimento dello schifoso e strisciante abitatore delle paludi”; il gesuita è “il sublimato del prete”: “quando sparirà – si domanda – dalla faccia della terra questa tetra, scellerata, abominevole setta, che prostituisce, deturpa, imbestialisce l’esser umano?”. Tanto è lo schifo che Garibaldi nutre per tutto quanto ricorda Santa Romana Chiesa e i suoi rappresentanti, che per i preti arriva ad immaginare un rimedio attuato circa un secolo dopo nei confronti degli odiati “borghesi” dalla fantasia malata di un altro grande della storia: Mao Tse-Tung.

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Come Mao ha inventato per gli intellettuali un rimedio sicuro (mandarli nelle campagne ad imparare come si vive dai contadini), così Garibaldi ha ideato per i preti la bonifica delle paludi pontine: “i preti alla vanga” diranno i suoi seguaci.

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Ardente benefattore dell’Umanità (con la U rigorosamente maiuscola come i massoni – di cui Garibaldi è autorevolissimo esponente – scrivono), liberatore degli italiani dalla schiavitù del cattolicesimo, Garibaldi è uomo che non si tira indietro di fronte al commercio di carne umana. Mentre combatte per la liberazione dei popoli latino-americani, l’eroe dei due mondi tira a campare come può: col furto di cavalli si procura il taglio dei padiglioni auricolari, ma col commercio marittimo le cose gli vanno meglio. Il 10 gennaio del 1852 Garibaldi, comandante della “Carmen” di proprietà dell’armatore ligure Pietro Denegri, salpa dal Callao, in Perù, diretto verso Canton; la nave trasporta guano, preziosa qualità di letame. Giustamente convinto di vivere una vita memorabile, il generale è molto preciso nel racconto delle proprie gesta che descrive in dettaglio nelle Memorie. Del viaggio Callao-Canton-Lima sappiamo praticamente tutto: giorni di traversata, carichi trasportati, traversie. Manca solo un particolare: non viene specificato con che tipo di merce Garibaldi, dopo aver venduto a condizioni vantaggiose il guano, faccia ritorno in Perù.

A questa dimenticanza provvede fortunatamente l’armatore Denegri che, per encomiare le qualità umane del generale, racconta all’amico e biografo Vecchj il dettaglio mancante: Garibaldi “m’ha sempre portati i Chinesi nel numero imbarcati e tutti grassi e in buona salute; perché li trattava come uomini e non come bestie”.

Romanziere e negriero, Garibaldi ha un cuore tenero. È pieno di compassione per l’amara sorte capitata agli animali che vivono in un paese cattolico. I figli di Santa Romana Chiesa si ostinano a non credere all’inconfutabile verità della loro discendenza dalla bestie ed è per questo che le tormentano in ogni modo senza nessuno scrupolo.

Non sto scherzando: i liberali sono assolutamente certi della verità di questo assunto.

Da sempre tenero con le donne, il cuore del generale è attratto dall’amara sorte toccata agli animali italiani da una nobildonna inglese che, in viaggio per l’Italia, constata di persona i gravi maltrattamenti inflitti dai superstiziosi e ignoranti cattolici alle bestiole. È sull’onda dello sdegno che Garibaldi fonda nel 1871 la Società per la protezione degli animali. Forse che i cattolici del secolo scorso sono davvero così spietati nei confronti delle bestie? A leggere i documenti dell’epoca non si direbbe. Sembra anzi il contrario. Proprio i cattolici si fanno paladini degli animali caduti sotto il bisturi positivista di provetti scienziati umanitari. Un gruppo di scienziati stranieri ha iniziato a Firenze la pratica della vivisezione “per sorprendere i misteri della vita nei suoi recessi” ma una campagna stampa sostenuta dal “partito cattolico” impedisce che simili sperimentazioni continuino in Italia. Gli scienziati positivisti sono costretti ad emigrare a Ginevra, patria del calvinismo progressista.

Protettore degli animali, romanziere e negriero? Garibaldi non è passato alla storia con questo clichet. Tutti lo conosciamo come impavido eroe dei due mondi, libertador, disinteressato condottiero, esule volontario, uomo puro e scevro da compromessi. Garibaldi con questa immagine è conosciuto e rispettato in tutto il mondo. Basti dire che nella centralissima piazza George Washington di New York, nuova capitale mondiale, la statua di Garibaldi è una delle due che accompagna, con minor magnificenza e con dimensioni molto più ridotte è vero, ma nondimeno con grande valore simbolico, la statua a cavallo del generale Washington, padre della patria americana.

Angela Pellicciari – LaPadania

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