Giacomo: le macchine corrono veloci, come se questo sfruttamento fosse normale

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21.30 arriviamo all’appuntamento, saliamo sul furgoncino, siamo in nove questa sera. Grande stanchezza, c’è chi ha appena finito di studiare e chi è arrivato direttamente dal lavoro. Controlliamo di aver preso il thè, i bicchieri, le brioches. Si parte. Rapidamente la stanchezza svanisce, basta l’incontro con la prima ragazza. Il furgone accosta, lei sembra spaventarsi, poi ci riconosce, sorride e ci saluta.

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Fa un gran freddo stasera, la ragazza è vestita leggerissima, solo un bidone con della carbonella per scaldarsi, mentre noi super vestiti tremiamo dal freddo, anche lei ha freddo, ma deve stare così, se no chi la nota?

Le chiediamo se ci sono novità, come sta, offriamo thè e brioches, preghiamo insieme. Arriva un’altra ragazza che non conosciamo ancora. E’ senza documenti, le parliamo della nostra scuola di italiano, dell’aiuto che possiamo darle, possiamo aiutarla a cercare un lavoro, un lavoro vero, trovarle un luogo sicuro dove stare, vedere cosa si può fare per i documenti, offrire una possibilità per cambiare vita!

Ci ringrazia quasi commossa, non sempre poi le ragazze  ci chiamano per andarsene dalla strada, hanno paura, non è facile fidarsi, sono controllate, o senza speranze, ma con il tempo, conoscendosi nel corso delle settimane (a volte occorrono mesi o anni), si fidano e sono molte quelle che trovano la forza di farsi aiutare. Possono riprendersi la loro vita, sono forti. Tante riescono ad uscirne ogni anno.

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La serata è un continuo di emozioni e ogni incontro un po’ diverso e speciale, si canta e si parla, si ride insieme o si cerca di consolare e aiutare una ragazza in lacrime, che non vede più speranza.. Capita di incontrare ragazze che hanno frequentato l‘università in Nigeria, ma che false promesse e giuramenti hanno portato su un marciapiede italiano. La serata si conclude verso mezzanotte,spesso più tardi, abbiamo incontrato quindici ragazze, tante storie, numerosi problemi, ma anche tanta voglia di sorridere, di dire sì alla vita.

Torniamo al luogo del nostro ritrovo, ci salutiamo. Tornando verso casa mi sento più ricco dentro, sento una gran desiderio di fare di più per loro, sono grato per la bellezza dell’incontro con le ragazze, per la loro accoglienza sulla strada, mentre le macchine corrono veloci, come se le ragazze non esistessero, come se questo sfruttamento fosse normale, non disumano e vergognoso.

Alcune macchine a dire la verità si fermano, ma non aiutano, sfruttano.

Giacomo, testimonianza del suo servizio con gli Amici di Lazzaro

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