Giuristi e associazioni portano alla luce i rischi del ddl Zan



Seduta di audizioni, ieri pomeriggio, in commissione Giustizia, al Senato, sui progetti di legge contro l’omotransfobia: oltre al ddl Zan già approvato dalla Camera, è stato messo in discussione un testo formalizzato in seguito dal centrodestra di governo, che ha come prima firmataria la forzista Lucia Ronzulli.

Tante voci, con diversi accenti, contrarie a mandare avanti sic et simpliciter il testo Zan senza modifiche. Per Carlo Nordio, ex procuratore aggiunto a Venezia, esso contiene «un agglomerato di aggettivi, sostantivi e avverbi che, un domani, portati davanti a un procuratore della Repubblica possono dire tutto e il contrario di tutto». Di qui l’invito a dar luogo, almeno, a una «riduzione di impalcatura lessicale e a un chiarimento di idee». Mentre per suor Anna Monia Alfieri, intervenuta a nome delle conferenze nazionali di Usmi e Cism, se è «doveroso contrastare ogni forma di discriminazione nel rispetto della dignità umana e del principio di uguaglianza» il rischio è che il ddl Zan vada «in direzione opposta», dando luogo a una disparità di trattamento e a un reato di opinione. Ciò attraverso «l’indottrinamento di un pensiero unico» mentre sarebbe sufficiente, sostiene, «applicare l’articolo 3 della Costituzione e gli articoli 61 e 604 bis del codice penale», che già tutelano «la vita, l’onore e l’incolumità delle persone, senza distinzione di sesso, religione, lingua, razza…».

Grande attenzione, in tal senso, è stata riservata alla proposta avanzata dal presidente emerito della Consulta Giovanni Maria Flick, contenuta in un’intervista ad Avvenire, di integrare la legge Mancino seguendo lo schema della Costituzione che prevede «pari dignità» per tutti i cittadini «senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali». Schema che, ha evidenziato Flick, è carente nella parola «sesso», che andrebbe quindi inserita nella legge anti-discriminazione, senza limitarsi al singolo orientamento sessuale, in omaggio al carattere di generalità e astrattezza che ogni norma deve osservare.

Preoccupato anche Yassine Baradaine, segretario dell’Ucoii (Unione delle comunità islamiche d’Italia) per la libertà degli studenti «su etica e religione» nella scuola pubblica «che rischia di essere «sopraffatta da una visione di parte imposta per legge».

Angelo Picariello

Avvenire,