Globalismo: i nuovi crimini per l’ideologia marx-globalista

Il nuovo diritto penale auspicato dalla neo-inquisizione marx-globalista prevede due crimini capitali, intimamente legati tra loro: l’”omofobia” e la xenofobia.

L’omofobia è il delitto di chi privilegia la famiglia tradizionale rispetto alle “unioni di fatto” omosessuali, rifiutando di riconoscere ad esse la dignità di matrimonio. Omofobo è, quindi, colui che “discrimina” o esprime pubblicamente il suo dissenso verso la pratica o la teoria omosessuali. I primi “omofobi”sono evidentemente i Papi (sia Giovanni Paolo II, sia Benedetto XVI, sia Papa Francesco) che nelle sue allocuzioni non mancano mai di riaffermare il primato del modello cristiano della famiglia e l’assurdità di altre teorie tra cui quella piu’ recente, il gender.

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La xenofobia, secondo il linguaggio “politicamente corretto”, consiste, al contrario, nel fatto di privilegiare i propri connazionali, la propria lingua, la propria cultura, la propria tradizione rispetto alla lingua, alla cultura, alla tradizione degli immigrati. Il crimine di xenofobia include quello di “eurofobia” o “euroscetticismo”, che consiste nel rifiuto di dissolvere la sovranità della propria nazione nel magma della società globale che prende forma sul piano europeo e, in prospettiva, sul piano mondiale.

Tra omofobia e xenofobia il legame è chiaro. La nazione, come la famiglia, implicano l’idea di una nascita, cioè di un’origine e di un’identità comuni. Lo Stato è l’unità politica delle famiglie d’una nazione organizzata attorno a un principio sovrano. Omofobia e xenofobia hanno in comune, nella prospettiva marx-globalista, l’odio per tutto ciò che è “disuguale”. Esse costituiscono dunque la negazione intollerabile del principio di uguaglianza assoluta che la Rivoluzione francese non è riuscita a realizzare completamente. Ma i neo-giacobini dell’ideologia progressista planetaria vogliono realizzare questo progetto utilizzando degli strumenti di repressione molto più sofisticati di quelli di una volta.

Nei confronti dei difensori della visione tradizionale della società sono previste sanzioni giuridiche, sociali e morali di ogni genere, nonostante che in Europa le persone fedeli alla concezione tradizionale di vita non siano dei gruppuscoli sparuti ma costituiscano la maggioranza dei cittadini di buon senso. Dietro la facciata dell’anti-omofobia e dell’anti-xenofobia esiste una rete di persone e ideologie nei governi, nei parlamenti e nei mass-media, che hanno lanciato una violenta offensiva contro le fondamenta morali della nostra società.

Se l’odio contro gli omosessuali in quanto persone è incompatibile con lo spirito del Vangelo, l’odio della pratica e, soprattutto, della teoria omosessuale è, al contrario, un dovere del cristiano poiché il principio primario della legge morale è di amare il bene e di odiare il male, come quello della conoscenza metafisica è di saper distinguere la verità dall’errore.

Così, l’odio verso lo straniero in quanto tale è incompatibile con l’amore per il prossimo che caratterizza la vita cristiana. Ma l’amore per il prossimo prima di essere rivolto a colui che è lontano deve indirizzarsi a chi ci è più vicino: l’amore per la propria famiglia e per la propria patria.

L’aggressione culturale e morale contro le famiglie e le nazioni europee a cui stiamo assistendo esige una strategia di difesa che deve iniziare dal sentimento della propria identità e della differenza dell’altro. Questo sentimento non è né omofobia né xenofobia ma applicazione, sul piano sociale, del principio d’identità e di non contraddizione sul quale si è fondata nei secoli la storia dell’Occidente cristiano.

Adattamento da un articolo di Roberto De Mattei