Guerra senza fine: breve storia delle conquiste musulmane parte I

arabiGli ideali dei crociati in occidente furono una risposta alla minaccia ben più grande costituita dalla jihad. I cristiani furono spinti da timore e necessità in una disperata competizione con l’Islam che, per molti secoli, essi persero – con la consapevolezza di essere perdenti. L’estensione delle vittorie islamiche si può vedere nella pressoché totale scomparsa delle comunità cristiane un tempo fiorenti in Nord Africa, nel Medio Oriente e nell’Asia occidentale oltre che nelle profonde radici che l’Islam ha ancora nei Balcani – una regione il cui nome fu imposto dall’imperialismo turco nel tardo medioevo. L’islam è una religione straordinariamente vincente che per gran parte della sua esistenza ha ispirato i suoi aderenti a sintetizzare in modo creativo le esigenze, spesso in conflitto, della guerra, della politica imperiale e dello zelo missionario.

Proiettare la libertà di azione occidentale a ritroso nel tempo distorce seriamente la storia drammatica della perdurante debolezza occidentale che quasi distrusse la cristianità. Il fervore di gran parte delle attuali proteste islamiche radicali contro l’occidente non è alimentato principalmente da un risentito vittimismo; è fomentato da una memoria ancora più forte di come la vittoria finale islamica sulla cristianità rimase per così lungo tempo una reale possibilità. I trionfi musulmani nei primi secoli furono il crogiuolo che forgiò sia i timori della cristianità che la sicurezza islamica.

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La crescita del Dar al-Islam
A differenza della cristianità che iniziò ai margini della vita politica e sociale nel mondo romano e rimase là per secoli, l’Islam raggiunse rapidamente un successo mondiale.

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Nell’arco di un secolo dalla morte del profeta Maometto, i sui discepoli avevano invaso gran parte della metà meridionale del mondo mediterraneo. Gli eserciti musulmani avanzarono dalla penisola araba verso occidente fino alla Francia meridionale; arrivarono a nord dei distretti periferici di Costantinopoli, la più grande città della cristianità; e inoltre ad est verso le antiche civiltà della Persia, dell’India, fino agli estremi confini orientali della Cina. Nei primi secoli dell’Islam gli studiosi e i giuristi musulmani formularono la loro nozione di divisione politica e religiosa del mondo in Dar al-Islam, o la Casa della Pace, e Dar al-Harb, la Casa della Guerra. Sebbene le tregue tra stati islamici e non islamici fossero accettabili, il Corano insegnava che queste dovevano avere una durata limitata. In definitiva, nessuna pace permanente tra musulmani e infedeli era possibile finché tutti gli infedeli non fossero stati assoggettati alla regola musulmana e il Dar al-Islam non avesse incluso il mondo intero. Jihad, sia nella forma della “Jihad maggiore” (la lotta che tutti i musulmani devono combattere contro il peccato) che della “Jihad minore” (la lotta armata contro gli infedeli), serviva a portare interezza e unità ad un mondo diviso.

Le originarie conquiste islamiche furono terribili in potenza e rapidità. Esse aggredirono il mondo mediterraneo in un momento in cui lotte e guerre interne resero impossibile un fronte comune contro l’espansione arabo-musulmana. Furiose dispute dottrinali tra cristiani e un’estenuante guerra con i Persiani lasciarono l’unica grande potenza cristiana del mondo, Bisanzio, impreparata ad affrontare una jihad molto efficace. I vari piccoli principati cristiani e pagani in Nord Africa e Spagna – come gli indeboliti zoroastriani persiani – furono ancor meno capaci di contrastare gli eserciti musulmani. La debolezza cristiana e persiana e il successo dell’Islam nel portare ampie zone di territorio sotto il suo controllo produssero una serie di reazioni tra cristiani e musulmani. In occidente, particolarmente in Spagna, la presenza religiosa musulmana lasciò sorprendentemente poche tracce negli scarsi documenti cristiani del primo secolo dopo la conquista. Sembra che la maggioranza dei cristiani accettò con equanimità i suoi signori musulmani. Anzi, molti trovarono che la collaborazione con i governanti che erano uniti nel “mercato comune” del Dar al-Islam, che si stendeva dalla Spagna fino all’ Hindu Kush in India, era più conveniente della resistenza contro una nuova classe di governanti le cui richieste all’inizio non erano onerose e il cui potere militare era irresistibile.

I primi documenti spagnoli che si soffermano sulla presenza musulmana come una questione religiosa sono le opere di S. Eulogio, scritte oltre un secolo dopo la conquista, nel 850. Il suo Liber Apologeticus Martyrum, indirizzato ad altri cristiani in Spagna, difendeva la santità dei martiri cristiani (“I 40 martiri di Cordoba”) che erano stati da poco giustiziati per aver condannato pubblicamente l’Islam e il Profeta. Eulogio, che sarebbe lui stesso stato ucciso di lì a poco dalle autorità musulmane per aver difeso i martiri, rispose alle obiezioni cristiane che coloro che erano stati giustiziati dai musulmani non erano martiri poiché avevano “sofferto a causa di uomini che veneravano sia Dio che la legge.” Questo illustra quanto profondamente la maggioranza dei cristiani spagnoli era sottomessa al dominio islamico; essi definivano sia i musulmani che le loro relazioni con l’Islam in termini interamente islamici. La resistenza francese sconfisse una grande incursione araba a Tours nel 732 d.C., ma fu la miseria della Francia oltre ai suoi eserciti (e alle crescenti divisioni all’interno del Dar al-Islam) che difese i cristiani a nord dei Pirenei dall’inclusione nel mondo musulmano.

Per gran parte dei cristiani d’oriente, tuttavia, l’iniziale espansione e stabilizzazione dell’Islam fu un totale disastro – reso peggiore dalle continue aggressioni musulmane nel corso dell’ottavo secolo. All’inizio del settimo secolo i Bizantini serrarono le loro frontiere orientali ormai ampiamente ridotte attraverso una serie di drastiche riforme che trasformarono gran parte dell’impero in uno stato militarizzato. Sebbene i vicini musulmani mancassero di unità per lanciare attacchi, la costante pressione degli aggressori musulmani alla ricerca di schiavi e bottino – oltre la permanente minaccia dei pirati arabi nel Mediterraneo – costrinsero Bisanzio a rimanere continuamente sul piede di guerra. Bisanzio resistette a questo conflitto secolare e produsse una notevole fioritura culturale sia all’interno che all’estero. Missionari, artisti, insegnanti e soldati di Bisanzio diffusero la loro influenza politica, religiosa e culturale nei Balcani e nell’Ucraina meridionale. Tuttavia questa rinascita ebbe luogo sotto l’ombra di tre pesanti spade di Damocle.

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Le prime due erano opera della stessa Bisanzio, ma forgiate dalla tensione di una guerra di sopravvivenza: le sue politiche interne dispotiche e le sue relazioni sofferte e a volte ostili con altri cristiani – sia con le più antiche chiese cristiane ad est e a ovest che con le popolazioni da poco cristianizzate a nord. Il loro credo nella missione dell’impero portò i Bizantini a considerare il loro stato come il centro politico della cristianità – ma produsse anche un’arroganza imperiale che minò l’abilità dell’impero a cooperare efficacemente con altri cristiani. Questi due fattori furono resi ancora più pericolosi dalla terza e più imprevedibile delle minacce: l’impegno permanente dei musulmani verso la jihad.

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T. David Curp è professore di storia presso la Ohio University dove insegna storia contemporanea dell’Europa orientale e dei Balcani. Attualmente sta terminando un libro sulla pulizia etnica in Polonia nel dopoguerra.
Crisis – War Without End: A Brief History of the Muslim Conquests