I cristiani nella Roma antica

Chi voglia laurearsi in giurisprudenza, oggi, deve sostenere gli esami di Diritto Romano, Storia del Diritto Romano e Istituzioni di Diritto Romano. A parte il fatto che anche chi vuol laurearsi in Medicina parte handicappato se non conosce il greco e soprattutto il latino, osserviamo subito che nessuna istituzione del mondo antico continua a condizionarci come Roma. L’ossessione per le strutture dell’Impero Romano ci accompagna da sempre.

Contrariamente a quel che si crede i cristiani rimpiansero Roma; infatti, alla prima occasione, ne ripristinarono l’Impero con Carlo Magno, Impero che fu Sacro e Romano. I monaci medievali copiarono pazientemente tutte le opere antiche, tanto da permetterne un grande revival nell’Umanesimo e nel Rinascimento. Chi si lamentava dei mali d’Italia, come Machiavelli e Guicciardini, guardava con nostalgia all’Impero Romano. Tutti i fondatori di imperi, successivamente, innalzarono aquile e labari, da Napoleone (il suo “stile impero” era tutto pepli, colonne, fasci littori, lauri) a Mussolini, a Hitler.

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Perfino gli Usa tengono l’aquila nell’emblema e i politologi americani ancora studiano con accanimento quell’antico Impero europeo. Perché mai? Perché ancora oggi le nostre strutture statali hanno nomi romani? Prefetto, questore, provincia, democrazia, tributo, fisco, comizi, scrutini, eccetera. I carabinieri sono divisi in “legioni” e la Chiesa in “diocesi”. I popoli di tradizione cattolica sono detti “latini” e la Chiesa cattolica continua a chiamarsi “romana”. Insomma, il mondo civilizzato non potrebbe essere quello che è senza Roma. Roma era speciale.

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Innanzitutto era una repubblica, e tale rimase anche quando il suo supremo magistrato prese il titolo di Imperator. Prima di Augusto il Senato eleggeva due consoli, uno dei quali, a turno, comandava l’esercito (I”‘imperator”). Poi le due cariche si fusero, ma l’Imperatore rimase sempre un magistrato designato; cosa che distingueva Roma dai circostanti popoli, i quali conoscevano solo la monarchia ereditaria in cui il re era anche sacerdote supremo e dio egli stesso. Negli ultimi tempi alcuni imperatori romani ricorsero all’artifizio di adottare il proprio successore, proprio perché la legge vietava l’ereditarietà delle cariche. Già, la legge. Ecco il genio romano: la legge. I Romani ne avevano il culto, e qualsiasi barbaro sapeva che avrebbe trovato più giustizia presso un magistrato romano che non davanti al suo stregone. Per questo i popoli confinanti cercavano di entrare nell’Impero, un po’ come oggi il sogno di molti profughi è la cittadinanza americana.

Sappiamo che grandi rivolte scoppiarono perché i popoli federati con Roma o legati ad essa da vincoli di vassallaggio volevano partecipare della cittadinanza romana. Negli Atti degli Apostoli vediamo san Paolo imprigionato durante un tumulto, ma poi liberato con tante scuse quando rivela di essere cittadino romano. Non solo. Il palestinese Paolo in quell’occasione si appella a Cesare, com’è suo diritto, e riceve dal proconsole una scorta di settanta cavalieri e duecento soldati perché lo si porti a Roma da Claudio Nerone.