I dieci comandamenti del relativismo

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Lo spirito del secolo che Benedetto XVI attacca nel suo magistero è il relativismo; il quale se lo esaminiamo bene è incoerente, l’unica cosa capace di nascondere la sua contraddizione è la pazzia.

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Dalla fine della seconda guerra mondiale ad ora, nel campo della filosofia e della dialettica stiamo vivendo di rendita di quello che è stato scritto alla fine del XIX secolo e della prima metà del XX secolo. Così scrive Eulogio Lopez, direttore di Hispanidad.com, seguace di Chesterton e C. S. Lewis. Chiunque mastichi filosofia, che ha effetti nel modo di pensare quotidiano della gente, sa che da allora i trattati si sono convertiti in slogan e quello che doveva essere ricerca della verità in ricerca della ricerca; in definitiva nella tentazione inquietante che la verità non esiste, per cui non merita fatica la conoscenza. L’unica cosa per i nuovi sofisti è la divagazione eterna ed infruttuosa sulle forme della conoscenza.

La base di tutto ciò viene posta da Descartes, ma ha raggiunto la pienezza nel XX secolo, o meglio ha raggiunto il disastro dichiara Lopez.. Infatti, è come se la ragione fosse stata chiusa in una prigione e con essa anche la libertà. E’ chiaro che è stata imprigionata in nome della libertà di pensiero. Paradossale è che il progresso intellettuale della civiltà occidentale è degenerato in un circolo orientale, dal quale è impossibile uscire.

In Occidente lo chiamiamo relativismo, che in fondo non è altro che l’annullamento dell’uomo come essere razionale, e con ciò l’annullamento della sua libertà. Viviamo nell’universo della contraddizione permanente. Lo possiamo vedere con gli aforismi che sono i comandamenti vigenti secondo Lopez.

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Il primo e più importante di tutti, che ingloba tutti gli altri, è il seguente:

1. “Nulla è verità e nulla è menzogna, tutto dipende dal colore della lente con cui si guarda“. Questa frase di un autore famoso, che vorrebbe dichiarare la fine delle verità assoluta, incorre in una prima contraddizione evidente: non esiste la verità, meno questo principio, questo dogma negativo.

2. “Proibito proibire“. Slogan del 68, di una generazione che continua a stare ben abbarbicata al potere. Altra contraddizione: se proibiamo proibire, c’è qualcosa che è proibito, cioè proibire.

3. “Tutto è opinabile“. Questo lo assicurano gli esperti della società della comunicazione. Se tutto è opinabile, questo no: non è opinabile che tutto sia opinabile.

4. “I dogmi sono inammissibili“. Salvo giustamente quello appena enunciato, indimostrabile e forzosamente applicato. Molte volte l’uomo parte da un dogma per arrivare ad una conclusione. Questo vale sia nel pensiero induttivo che in quello deduttivo.

5. “Libertà di pensiero“. Certo, ma due più due fa solo quattro. Nessuno comincia a pensare da zero, ma da un insieme di coordinate che gli vengono date. Il pensiero umano è sottomesso a strette regole, che sono un insieme che va sotto il nome di scienza della logica. Oggi non viene rispetta, è un male di cui soffrono molti.

6. “Ogni idea , principio o credenza, è rispettabile come qualsiasi altra“. Tutte? No, perchè quella appena enunciata è quella che pretende maggior rispetto. Provate a negarla e vedete che disprezzo.

8. “Non accetto quello che non è dimostrabile“. Se è così come faccio a dimostrare la mia esistenza? Quello che è empiricamente dimostrabile non raggiunge lo 0,1% della conoscenza umana. Nemmeno posso dar ragione della mia esistenza; non avete mai sentito di persone, che per sbagli burocratici, dovevano dimostrare la loro esistenza in vita perchè non c’era nessuna carta che lo dimostrasse? Molte delle cose che conosciamo fanno parte del nostro sapere per fede/ fiducia in persone che riteniamo credibili.

9. “Quello che si vede esiste e quello che non si vede non esiste“. Ma i nostri sensi ci ingannano, per secoli la filosofia lo ha insegnato. Se fosse vero non dovrebbero esistere i pianeti, l’amore, il dolore, la bellezza, l’arte, la letteratura, ecc… Ancora, siamo sicuri che la vita non è un sogno e il sogno non è la vera vita?

10. “Nessuno può dire quello che è bene o è male“. Siamo sempre daccapo. Come forma di non ingerenza forse sarebbe buona, ma poi questo enunciato si sviluppa in giudizi morali verso il prossimo che non la pensa allo stesso modo, oppure serve per lisciare il pelo a qualcuno.

Non c’è da stupirsi che l’uomo di questo tempo abbia nausea di vivere. Soffre di vertigine intellettuale e i suoi sintomi sono: mancanza di personalità e sfiducia in se stesso. Il relativismo lo ha condotto al complesso di inferiorità e ad una profonda tristezza: perchè l’uomo può essere buono o cattivo, saggio o ignorante, ma quello che la sua natura razionale non può accettare senza andare a pezzi è vivere nella contraddizione. L’unica cosa capace di nascondere questa contraddizione è la pazzia. Questo logicamente è la mèta a cui conduce il relativismo.

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Eccoci pronti a partire (Paolo VI)

Puo’ uno stato dichiarare nutile e non dignitosa una vita?