I giornalisti nei libri paga del Kgb

Ma che bella sorpresa, ritrovare una serie di colleghi noti nei libri-paga del Kgb. Sorpresa non sorprendente, per chi ricorda quel che scrivevano e facevano scrivere (qualcuno è stato direttore) sui loro giornali o settimanali come “L’Espresso”. Perché mica erano spie, i nostri colleghi (e qualcuno potrà certo dimostrare la propria estraneità).

Quando s’incontravano con il “residente” del Kgb a Roma, mica andavano a dare informazioni all’Urss. Andavano a prendere consigli dall’Urss. Disposizioni su quel che dovevano scrivere, sul clima che dovevano creare. Non esportavano segreti occidentali. Importavano atmosfere – complici – sovietiche.

Un esempio, citato dall’Archivio Mitrokhin (pag. 631): nel ’78, quando “l’Urss rinnovò la corsa nucleare spiegando i missili SS-20”, una delle “più efficaci misure del Kgb” fu di “scatenare i movimenti pacifisti contro il conseguente dispiegamento americano dei contro-missili Preshing in Europa”. Ecco a cosa dovevano servire i giornalisti sul libro paga. Non spie, informatori, 007. “Agenti d’influenza” è la loro denominazione tecnica: creatori di climi psicologici collettivi. Mitrokhin (pag. 629) attesta che il Centro (Mosca) “riservava i più grandi elogi per le operazioni d’influenza inscenate dalla residenza” di Roma. Chi ha un po’ di memoria, non può che confermare quegli illustri elogi ai noti colleghi. Bravissimi. Nelle redazioni, nei salotti buoni, nel discorso pubblico, avevano instaurato perfettamente il clima della patria incamminata verso le sorti progressive. Conformismo di piombo. Un’unica versione autorizzata. Divieto di eccepire e far domande. Allinearsi.

Chi si fosse provato, ad esempio, a far domande sugli SS-20 (e non solo sui Pershings) andava incontro a un destino moscovita: bollato come “anticomunista” sicché subito “integrista” o “fascista”, complice oggettivo di Rauti e di Freda e di Ordine Nero. Squalificato. Un lebbroso politico, in attesa di giudizio popolare.

Ridotto al silenzio, circondato dal disprezzo dei veri credenti. Non di rado spedito ai margini, rimandato in periferia, ridotto anche alla disoccupazione. Chi scrive li ha vissuti, quei tempi, anche se purtroppo come vittima. Vi invidiavo, colleghi, lo confesso: voi così radical-chic, così nel vento della storia che avanza(va), così in carriera. E mai di faccia, di preferenza obliqui: “comunisti” era un aggettivo che non vi si attagliava, eravate “democratici”, “progressisti”, “borghesi illuminati” sul libro-paga del Kaghebé. Eravate voi a dare lo standard. Come sono le Brigate Rosse? “Sedicenti”, è stato per anni il solo aggettivo autorizzato. Sedicenti rosse, in realtà nere. Ci fu un caso (due missini massacrati dalle Br a Padova, si chiamavano Mazzola e Giralucci) che voi trasformaste in “pista nera”: i fascisti s’erano uccisi tra loro. Si ricordano comitati di redazione che facevano togliere di pagina notizie non consentite dal “pensiero unico”. E gruppi sociali o ecclesiali “ispirati” che si frantumavano sotto l’urto di certe pressioni culturali.

Non eravate nemmeno tanti. Non c’era bisogno. Voi facevate leva, insieme, sul conformismo e sullo snobismo: due molle supreme per i deboli di psicologia e di cultura. Così i più, i molti, vi imitavano spontaneamente. Credenti “democratici”, studenti “progressisti” coi loro genitori “democratici”, perfino miliardari “illuminati” erano tutti con voi nell’anti-americanismo, nell’anti-dc, nel pacifismo nucleare a senso unico. Un successo enorme, di massa. Come quel giorno, quando la Rai diede la notizia che era stato rapito Moro: in certe scuole, in certe fabbriche d’Italia ci fu tripudio, studenti e professori, e operai e redattori uniti nell’urrah. Ecco il clima che avevate creato e che forse, in quel punto, vi fuggì di mano. No nella lista Mitrokhin c’è forse la prova che molti di noi non erano proprio degli utili idioti, ma veri combattenti, mercenari. Il regime che vi pagava si è sconfitto da sé. La guerra è persa. Ma voi avete vinto le vostre battaglie.

Grazie cari colleghi. Lasciate che vi ricordi così come la lista Mitrokhin, bufala o no, vi elenca. Grazie Zincone Giuliano del Corriere, nome in codice Zvyagin. Grazie al defunto già direttore del Corriere, Alberto Cavallari. Grazie, Gianni Corbi e Sandro “Zhukov” Viola (Repubblica). Grazie compagno Alceste Santini (Unità), collega di tante battaglie. Potrei aggiungere personalmente molti altri nomi, che non appaiono nella lista: forse non erano pagati come voi, ma solo idioti spontanei. Grazie a redazioni intere: dall’Espresso, “finanziato dal Kgb dal ’62”, fino all’agenzia Adista: agenzia “cattolica”, questa. Pacifista. Progressista. Ma non filosovietica, ci mancherebbe. di Maurizio Blondet

[Da “Avvenire”, 12 Ottobre 1999]

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