I nuovi cristiani ai tempi degli apostoli (2/16)

Senza pretendere di rintracciare nel Nuovo Testamento un catecumenato istituzionalizzato che non avrebbe potuto esserci, è interessante scoprire come la Chiesa, sin dalle origini, abbia posto certe esigenze per accedere ai sacramenti e in particolare al Battesimo.

Già nella scelta dei ministri la Chiesa opera con discernimento richiedendo qualità specifiche per i candidati e l’intervento della comunità cristiana tutta che sceglie e garantisce delle loro attitudini prima di presentarli ai responsabili che li ordinano:

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“I dodici apostoli convocarono il gruppo dei discepoli e dissero:’…scegliete tra di voi sette uomini, stimati da tutti, pieni di Spirito Santo e di saggezza, e noi affideremo loro questo incarico…’.

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Questa proposta degli apostoli piacque all’assemblea.

Allora scelsero Stefano, uomo ricco di fede e di Spirito Santo, e poi Filippo, Pròcoro, Nicanore, Timone, Parmenas e Nicola, un proselito di Antiochia. Presentarono poi questi sette uomini agli apostoli i quali pregarono e stesero le mani sopra di loro” (At 6,2-6)

 

Anche la scelta dei predicatori (diremmo oggi dei catechisti) è altrettanto minuziosa, come vediamo narrato negli Atti degli Apostoli, Paolo stesso per iniziare a predicare dovrà essere accettato dai responsabili dopo essere stato presentato da Barnaba, membro della comunità e garante della sua conversione, del suo battesimo e della ortodossia della sua dottrina (At 9,26-28). Analogamente Paolo ammetterà Timoteo solo dopo aver ascoltato le testimonianze rese dai suoi fratelli di fede (At 16,2-3).

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Con il passare del tempo ritroviamo la stessa serietà, la Chiesa si va organizzando e fissa norme sempre più precise, come vediamo nelle Lettere pastorali, ad esempio, per le qualità che deve avere un vescovo (1 Tm.3,2-7), un diacono (1 Tm. 3,8-10), una vedova (ufficiale, cioè diremmo oggi una volontaria della caritas…) (1 Tm. 5,9-11).

Come si faceva il battesimo?

Se tanta è la serietà della Chiesa nel conferire ministeri specifici al suo interno, medesime esigenze fondamentali di prova e di attitudine non si riscontrano anche nella disciplina battesimale?

Da quando lo Spirito di Pentecoste ha fatto irruzione nel mondo, il nuovo popolo di Dio vive in situazione escatologica. Tutto è grazia e sembra proprio che, nell’era dello Spirito Santo, non ci sia posto per lunghi noviziati. Ma per quanto vera sia quest’affermazione, non ci deve far dimenticare che neppure ai suoi inizi la Chiesa non ha mai conferito il Battesimo alla leggera.

Ad una superficiale lettura degli Atti degli Apostoli può, infatti, sorgere un’obiezione, invero, ricorrente: se i cristiani della Pentecoste e l’eunuco di Etiopia sono stati battezzati così in fretta, perchè voler essere più esigenti oggi?

  1. Agostino ha esaminato gli argomenti di coloro che credevano in un battesimo senza preparazione agli inizi nel Nuovo Testamento, e così scrive a proposito dei *tremila* *convertiti* di Pentecoste (At. 2,37-41):

“Del resto, lo stesso discorso di Pietro avrebbe offerto loro elementi di chiarificazione, se avessero voluto prestarvi attenzione. Infatti egli dice: ‘Pentitevi, e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo’. E subito dopo l’autore del racconto aggiunge: ‘Con molte altre parole li scongiurava e li esortava: Salvatevi da questa generazione perversa’. Gli uditori ascoltarono questo discorso con molta attenzione, credettero e furono battezzati; e ‘quel giorno si unirono a loro circa tremila persone’. Come non capire che in quelle ‘molte altre parole’, omesse nel racconto per brevità, Pietro si sforzò di ottenere che si salvassero da quella generazione perversa? Questa formula non è che una breve indicazione di quanto Pietro si sforzava di inculcare con molta insistenza. Le parole ‘Salvatevi da questa generazione perversa’ riassumono l’idea centrale, ma per ottenere questo risultato Pietro dovette insistere ben più a lungo”. (Aug.,De fide et operibus, 13)

 

Da qui vediamo che si delinea già un itinerario abbastanza sviluppato che conduce al Battesimo, un cammino di conversione seria che si è manifestato nella pratica attraverso tappe successive.

Occorre, inoltre, segnalare un errore di interpretazione che spesso si fa leggendo At. 2,41: “In quel giorno circa tremila persone si aggiunsero al gruppo dei credenti”. Noi pensiamo subito che ‘quel giorno’ sia il giorno di Pentecoste. In realtà, ‘quel giorno’ è un’espressione escatologica.

Leggiamo infatti poco sopra: ‘Alcuni diedero ascolto alle parole di Pietro e furono battezzati’, e allora ‘quel giorno’ è il giorno del battesimo e non quello di Pentecoste; ‘quel giorno’ mette in rilievo il ruolo escatologico del battesimo: il giorno in cui Dio accoglie nel suo popolo gli uomini di ogni lingua e di ogni razza.

 

Anche a proposito dell’eunuco etiope (At. 8,27-40) vediamo come egli abbia in realtà compiuto un lungo itinerario personale (8,34), con una disposizione alla fede testimoniata da Dio stesso (8,26.29), e dopo aver ascoltato una catechesi biblica centrata su Cristo (8,35), può proclamare la sua fede, che gli apre l’accesso al battesimo.

 

Ascoltiamo Tertulliano: “Se Filippo battezzò subito l’eunuco, non dimentichiamo che il Signore stesso aveva testimoniato in suo favore in un modo chiaro ed esplicito: è lo Spirito che aveva dato ordine a Filippo di prendere quella strada. Da parte sua, l’eunuco non era rimasto passivo: non fu un desiderio improvviso che lo spinse a chiedere il battesimo, era già andato al Tempio per pregare, e si applicava a leggere la Sacra Scrittura” (Tertull., De baptismo, 18,2)

 

E Agostino:   “Del resto, il silenzio della Scrittura lascia sottinteso ogni particolare degli atti compiuti da Filippo nel battesimo dell’eunuco. Dicendo:’Filippo lo battezzò’, ha voluto farci comprendere che furono compiuti tutti i riti che il racconto omette per brevità, ma la cui necessità è attestata da una tradizione ininterrotta. Così pure il testo:’Filippo gli annunciò la buona novella di Gesù’ elimina il dubbio che la sua istruzione non abbia toccato anche la condotta morale che deve distinguere chiunque crede nel Signore Gesù. Annunciare il Cristo non significa soltanto spiegare ciò che è necessario credere a suo riguardo, ma anche ciò che deve osservare che si prepara a essere inserito nel corpo di Cristo’.(Aug.,De fide et operibus, 9,14)

 

E’ certo che l’autore degli Atti presenta il fatto come eccezionale con l’intenzione di mostrare soprattutto la potenza dello Spirito che interviene in modo miracoloso; non sembra però che gli Apostoli abbiano sempre battezzato immediatamente, anche se talvolta lo fecero. In ogni caso, sempre nei testi si insiste sulla necessità del discernimento. E ben presto le norme ecclesiali si sono strutturate sempre più decisamente sulla base di esigenze fondamentali che cogliamo fin dall’inizio degli Atti.

 

La Lettera agli Ebrei ne è testimonianza, quando ricorda ai cristiani il loro tempo di formazione, quel tempo di latte in cui hanno ricevuto ‘l’insegnamento elementare su Cristo’,’gli articoli fondamentali’. Questo periodo doveva essere abbastanza serio perchè dopo il battesimo, tempo dell’alimentazione solida, non ci si doveva più tornare.

“Infatti, voi che dovreste essere ormai maestri per ragioni di tempo, avete di nuovo bisogno che qualcuno vi insegni le cose fondamentali del messaggio di Dio. Vi dovete nutrire ancora di latte, invece che di cibo solido. Ma chi si nutre di latte è ancora un bambino e non può capire un discorso su ciò che è giusto. Il nutrimento solido, invece, è per le persone adulte: per quelli che con l’esperienza si sono allenati a distinguere il bene dal male.

Perciò, lasciando da parte l’insegnamento iniziale su Cristo, passiamo a un insegnamento più profondo. Non vogliamo riprendere gli argomenti fondamentali, e cioè la necessità di cambiare vita abbandonando le opere morte; la fede in Dio; la dottrina dei battesimi; l’imposizione delle mani; la risurrezione dei morti; il giudizio eterno. Andiamo avanti! Se è volontà di Dio, faremo così”

(Eb. 5,12-6,3)