I processi a Gesu’ (Padre Galliano)

pilato_tiberio_550Prima tappa: il tribunale di Anania 

Continuiamo la nostra riflessione sulla passione di Gesù. Avevamo esaminato l’episodio in cui Pietro rinnega il Signore davanti ad una portinaia, mentre il discepolo prediletto che ama Gesù liberamente entra ed esce dalla casa del Sommo Sacerdote. Avevamo visto anche che Pietro rimane fuori, si ferma con i servi e alcune guardie che avevano acceso un fuoco perché faceva freddo. Nella notte c’è bisogno di luci alternative al sole, che è oscurato; difatti Giuda e le guardie si recano a catturare Gesù con torce e lanterne. Anche per superare il freddo della lontananza da Dio c’è bisogno di un fuoco alternativo: Pietro ha rifiutato il fuoco di Dio e si è fermato fuori ed è costretto a scaldarsi con delle braci, cioè con delle fonti di calore alternative. In questo momento Pietro ha rinunciato ad essere discepolo perché davanti a Gesù non c’è posto per compromessi o vie di mezzo: o si sta con la luce o si sta con le tenebre, o si sta con il calore o si sta con il freddo. Non c’è posto per i compromessi!

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Mentre Pietro rimane fuori, dentro continua il ‘processo farsa’ a Gesù. Il Sommo Sacerdote interroga Gesù circa la sua dottrina. Cosa strana è che il Sommo Sacerdote, pur essendo il massimo rappresentante di Dio sulla terra, non rivolge a Gesù nessuna domanda circa l’origine del suo mandato e neppure chiede nulla che riguardi Dio. Ciò dimostra non solo che questo è un processo esclusivamente politico, ma anche tutta la paura che le autorità hanno di perdere il loro privilegio basato su una presunta comunione con Dio, stabilita da loro in modo esclusivo.

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Gesù, in merito alla sua dottrina risponde: “Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio”. Gesù infatti non ha nessun insegnamento segreto. Non c’è quindi nessuna cosa da spiegare. Gesù infatti continua dicendo: “Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro”. Gesù non si difende e nemmeno vuole fare una catechesi privata in questo momento. Questo fatto fa paura alle autorità religiose perché un’altra volta esse avevano mandato le guardie per arrestare Gesù e lo trovarono che stava predicando: esse ascoltarono quanto stava insegnando e ne rimasero incantate. Quindi non ebbero né il coraggio né la forza di arrestarlo. Mentre le folle lo ascoltavano e avevano fede nelle sue parole, nessuno dei capi gli ha creduto, pertanto nessun altro avrebbe dovuto credere a Gesù perché i capi hanno il potere di decidere ciò che è bene e ciò che è male, ciò’ cui dare assenso e ciò cui bisogna dare rifiuto.

Proprio per questo motivo essi non vanno a chiedere una testimonianza a coloro che hanno ascoltato la predicazione di Gesù, perché sanno benissimo che chi ha ascoltato Gesù è rimasto abbagliato dalla luce emanata da lui e dalle sue parole.

Appena Gesù dà questa risposta al Sommo Sacerdote (perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro) la guardia che stava davanti a Gesù gli diede uno schiaffo. Che cosa ha fatto Gesù in questa circostanza? Forse porge l’altra guancia come si legge nel Vangelo di Matteo? No! Qui Gesù risponde alla guardia: “Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?”.

Apriamo una parentesi che si riferisce ad un altro Vangelo sul passo che riguarda il “porgere l’altra guancia”: porgere l’altra guancia significa offrire un’altra occasione, un’altra possibilità a chi ci ha ferito. In ogni caso bisogna essere prudenti perché di guance ne abbiamo solo due, per cui bisogna usare prudenza (prudenti come serpenti).

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Il perdono va dato all’infinito, ma le occasioni di scambio devono essere attentamente misurate. Quindi Gesù, secondo questo Vangelo, non porge l’altra guancia. Se abbiamo notato, questa guardia ha agito spontaneamente, senza che gli fosse stato dato un ordine dal Sommo Sacerdote. Di fronte ai capi, di fronte alle autorità bisogna essere rispettosi, ossequiosi ed obbedienti. Osserviamo che questa guardia è un individuo spersonalizzato. Nel Vangelo di Giovani non troviamo indemoniati che hanno manifestazioni esteriori violente. Nel Vangelo di Giovanni gli indemoniati sono queste persone “spersonalizzate”. Indemoniato è colui che è spersonalizzato, colui che non ha più libertà, colui che non ragiona più con la sua testa, ma secondo quello che dicono gli altri. Gli altri, il mondo, i capi, le autorità. Questa guardia è un indemoniato quindi questo è il motivo della sua reazione violenta.

Lo stesso ha fatto il primo papa, Pietro. La guardia difende il suo capo facendo valere il rispetto che gli è dovuto. Pietro, dinanzi all’arresto di Gesù aveva estratto lo spadino e aveva tentato di difendere Gesù con la violenza: violenza con violenza. Gesù invece dimostra tutta la sua grandezza: dinanzi a questa guardia, pur essendo in catene, pur sapendo che ormai la sua morte era vicina, tenta di salvarla, tenta di farla ragionare con la sua testa. Gesù tenta di fare uscire la guardia dalla sua prigione, diremmo dal suo “stato di indemoniato”. Gesù non vuole persone dipendenti, soggiogate, non vuole persone che non pensano: Gesù vuole persone mature, persone che riflettano, persone che facciano le proprie scelte e poi se ne assumano le responsabilità. Anche noi non dobbiamo deresponsabilizzarci di fronte alle nostre scelte attribuendo le nostre responsabilità ad altre persone:” questo lo ha detto l’autorità, il capo, o chi ci è superiore”. In questo modo non cresciamo ma restiamo sempre dei bambini. Gesù non vuole questo. Gesù sta tentando di far ragionare anche questa persona succube del potere.

Anna (Anania) si rende conto della pericolosità di quest’uomo chiamato Gesù. Anania sa benissimo che se le guardie e tutti coloro che gli obbediscono ciecamente cominciassero a ragionare con la propria testa ci sarebbe un grave pericolo per il loro potere. Infatti sicuramente Anania si ricordava delle parole con le quali Gesù, in una delle sue tante prediche, invitava la gente a ragionare con la propria testa, invitava a fare discernimento (voi guardate il tempo e dite se domani piove …………………). Gesù sta dicendo alla guardia di smettere di essere succube del potere che le impedisce di pensare autonomamente. Anania si rende conto della pericolosità di Gesù, il quale viene legato ancora più stretto.

Ogni volta che Gesù viene portato, durante il suo processo, da una parte e dall’altra, gli danno sempre un giro di corda per legarlo sempre più stretto perché si rendono conto della sua pericolosità. Ma più lo legano stretto e più Gesù si dimostra un uomo libero.

 Seconda tappa: il tribunale di Caifa 

Dopo essere stato da Anania lo mandano legato da Caifa. Nel frattempo, attraverso i vari interrogatori, Gesù continua il suo itinerario di libertà verso il Padre, mentre il suo “rappresentante legale”, il primo papa, stava insieme alle serve ed ai soldati, gli stessi che nell’orto del Getsemani aveva voluto combattere perché non catturassero Gesù. Adesso Pietro si è unito a questi.

Un soldato gli chiede: “Ma forse anche tu sei suo discepolo?”. Pietro risponde: “Non sono”. Lo ripeterà tre volte, tre numero che indica la completezza. Pietro è il traditore per eccellenza: rinnega tre volte. In un vero e proprio cammino di discesa, va scomparendo come discepolo. Uno dei servi, che era un parente del soldato Malco (che significa re), cui Pietro aveva tagliato il lobo dell’orecchio, lo ricorda e gli dice: “non ti ho forse visto con lui (Gesù) nel giardino? Attenzione al preciso ma non casuale riferimento al giardino. Questa è l’ultima chiamata per Pietro. E Pietro, per la terza volta dice “Non sono”, non l’ho visto, non ero là.

A questo punto il gallo cantò. Perché Giovanni riporta il particolare del gallo che canta? Secondo quanto prescriveva il Talmud, a Gerusalemme era vietato l’allevamento dei galli perché il gallo era ritenuto il “trombettiere”, il messaggero di satana. Poiché il gallo canta nella notte e alle prime ore dell’alba, gli ebrei pensavano che il gallo avvertisse satana all’alba di ritirarsi perché stava sorgendo il sole. Il gallo canta perché satana ha vinto, la tenebra ha trionfato. Pietro ha rinnegato tre volte prima di sentire il gallo cantare la vittoria di satana, ma noi, quante volte facciamo cantare il gallo nella nostra vita?

Terza tappa: il tribunale di Pilato

Gesù continua il suo viaggio. Da Anna viene portato da Caifa e da Caifa lo portano dal governatore romano, un pagano. Attenzione, era mattina, era già passata tutta la notte del giovedì santo ed essi tuttavia non entrarono nella residenza del governatore romano per non contaminarsi. La legge ebraica proibiva di entrare nelle case dei pagani perché ci si contaminava e si diventava impuri. Le autorità religiose non avrebbero potuto così celebrare la festa della pasqua ebraica. Questi uomini stanno per uccidere un uomo che sanno essere innocente, stanno commettendo un assassinio cioè un’infrazione gravissima alla legge – non uccidere – eppure hanno attenzione a non oltrepassare la soglia della casa del governatore perché Pilato è un pagano e quindi si renderebbero impuri e la legge questo lo vieta. Incredibile!

Gesù ci mette in guardia verso quelle persone che sembrano tanto sante e tanto pie; infatti dirà di loro “filtrano il moscerino e ingoiano il cammello” cioè filtrano il moscerino, che è l’animale impuro più piccolo e ingoiano il cammello, che è l’animale impuro più grande. Stanno attenti alle più piccole cose, stanno attenti a non oltrepassare una soglia e poi ammazzano un uomo per giunta innocente. Attenzione a queste persone che all’esterno sono tutte sante, tutte brave, tutte buone e poi “puzzano” come i sepolcri. Questa realtà la osserviamo anche intorno a noi e forse talvolta la viviamo anche noi stessi, con il nostro appannaggio di santità, di bravura. MA DAI FRUTTI LI RICONOSCERETE. Questi hanno paura, non entrano in casa di Pilato, non oltrepassano la soglia perché devono celebrare la pasqua.

Pilato uscì e chiese quale capo d’accusa presentavano contro quell’uomo. Vuole un capo d’accusa, ma in realtà già ne conosce il motivo perché sa che Gesù è stato arrestato come nazareno poiché gli ha mandato i soldati. Per dare l’ordine ai soldati di uscire a catturare un uomo pericoloso, come era considerato Gesù, Pilato ovviamente conosceva il motivo dell’accusa contro Gesù. Tuttavia vuole sentirla pronunciata da coloro che la sostenevano. Ma essi non rispondono e dicono solo: se costui non fosse un malfattore non te lo avremmo portato. Praticamente per loro Gesù è un malfattore, un delinquente. Che cosa aveva fatto Gesù? Quali sono le opere che rendono Gesù un delinquente, un malfattore? Sono proprio le opere del Padre, quelle opere a favore dell’uomo. Difatti nel consiglio tenuto dai sommi sacerdoti avevano concordato dicendo: quest’uomo compie molti miracoli. Per questo motivo Gesù era pericoloso perché compiendo tali segni avrebbe potuto convincere molta gente a seguirlo con conseguente rovina della religione “ufficiale” e quindi anche dei sommi sacerdoti. Difatti molte persone uscirono dalla sfera di influenza della religione ebraica ed entrarono nella sfera di Gesù.

Allora Pilato dice: “prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge”. Qui gli accusatori di Gesù si tradiscono perché dicono: “A noi non è consentito mettere a morte nessuno! La nostra legge non permette di mettere a morte nessuno”, quindi hanno consegnato Gesù a Pilato proprio perché fosse messo a morte. Si tradiscono con le loro stesse parole. Pilato entra ed esce e poi rientra (per vedere le varie influenze) e chiamato Gesù, gli chiede: “Tu sei il re dei giudei?”. Segue la discussione sul regno di Dio. Poi Gesù risponde: “Per questo sono venuto nel mondo, per rendere testimonianza alla verità”. Gesù è venuto nel mondo proprio per portare la sua vita e la sua attività. L’affermazione di Gesù “per questo sono venuto nel mondo” denota che la sua missione si realizza nella storia. La sua regalità si differenzia da quella del mondo; Gesù entra nella nostra storia. Il nostro atteggiamento ‘spiritualeggiante’ potrebbe portarci ad alienarci, ad uscire dalla nostra storia o peggio ancora ad un non impegno nel mondo. Gesù dice chiaramente: “Non ti prego di toglierli dal mondo, ma di custodirli dal maligno”. Il nostro essere nel mondo deve essere proprio come Gesù, la comunità di Gesù deve riflettere, cioè deve compiere le opere del Padre, opere di guarigione, di liberazione, opere a favore dell’uomo. Non si tratta infatti solo di una guarigione isolata, ma è tutto un dinamismo di guarigione e di liberazione che dobbiamo compiere. Guarigione da noi stessi e da ogni falsa immagine di Dio.

Come per Gesù, questa opera incontrerà difficoltà proprio dal mondo che non approva questa liberazione. Per far questo una cosa importante è la rinuncia alla forza, la rinuncia alla violenza in tutti i modi. Gesù per trarre fuori dall’oppressione in cui si trova il popolo, non combatte l’ordinamento ingiusto con la violenza, ma mostra la falsità di quello in cui crede rivelando la verità. Dirà San Paolo: “Il mondo si salva attraverso la stoltezza della predicazione”.

Qui Gesù dice una frase bellissima ma anche difficile: “Chiunque appartiene alla verità ascolta la mia voce”. Cioè, chi è nella verità ascolta la voce di Gesù. Ascoltare non significa sentire, ma significa comprendere, fare proprio. Noi avremmo detto il contrario: “Chi ascolta la voce del Signore poi si mette nella verità, fa un cammino di verità”. Invece no. È al contrario. Chi si stabilisce nella sfera della verità, chi fa una scelta per la verità, allora comprenderà la parola del Signore. Cosa significa fare una scelta per la verità? Quello che ha fatto Gesù, ossia due cose:

  1. Dal punto di vista di Dio, avere un rapporto sincero con Lui. Io sono venuto per servirvi. Dobbiamo smettere di vivere la nostra fede in Dio come una religione qualsiasi. La nostra fede in Dio, in Gesù significa anche essere serviti da Dio. E poi, se vogliamo, con Lui e come Lui, andiamo verso i fratelli per servirli, per essere Dio anche noi in mezzo al mondo;
  2. Metter Dio e l’uomo al centro della nostra vita. Mettersi nella verità significa LAVORARE PER L’UOMO, mettere il bene dell’uomo al primo posto della nostra vita. Questo significa vivere nella verità secondo il Vangelo di Giovanni. Se noi facciamo questa scelta di voler vedere un Dio diverso cioè anziché vedere un Dio che vuole tutto il potere, un Dio che si mette al servizio dell’uomo (e anche noi ci mettiamo al servizio degli altri) allora promuoviamo il bene dell’uomo, e la parola di Dio che ascoltiamo diventa vita. In Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini, non la legge.

Su questa parola ci giochiamo tutta la nostra vita. Se ci stabiliamo all’interno della verità allora comprenderemo la parola di Dio. E come dice Gesù, chiunque appartiene alla verità ascolta la mia voce. Prima dobbiamo metterci dalla parte della verità con una scelta sincera, non ufficiale e superficiale. Gesù fa questo discorso e Pilato chiede cosa è la verità. Gesù non risponde. Pilato, si rende conto che Gesù è innocente e che glielo hanno portato per invidia e per farlo morire e dice: “Io non ho trovato alcun capo d’accusa contro di Lui”. Non riesce a liberarlo e cerca allora di trovare una scappatoia, un compromesso dicendo “C’è però consuetudine che io vi liberti uno per pasqua, volete che vi liberi il re dei giudei”? Pilato non ha detto: “Volete che vi liberi Barabba”, ma ha detto: “Volete che vi liberi uno per la festa di pasqua?” Visto che pasqua significa “liberazione” era prassi liberare, dare la grazia ad un condannato. La folla grida Barabba.

Il verbo gridare è importante nel Vangelo perché questo è un grido di morte. Gesù, pochi giorni prima aveva fatto l’ultimo miracolo, nel Vangelo di Giovanni al capitolo 11. Dopo che Gesù aveva resuscitato Lazzaro i capi dissero ‘basta questo deve morire’. Gesù cosa fece per fare uscire Lazzaro dal sepolcro? Gridò Lazzaro vieni fuori e il suo è un grido di vita, il suo è un grido che scuote la morte e fa ritornare alla vita. Al capitolo 7 Gesù gridò: “Chi ha sete venga a me e beva, fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno”.

Invece i sommi sacerdoti, le autorità religiose cosa gridano? Barabba, vogliamo Barabba. Barabba era un bandito, un assassino. Gesù, che comunica vita no, Barabba che comunica morte sì! E Gesù cosa aveva detto in questo Vangelo? Voi fate le opere del padre vostro, Io faccio le opere del Padre mio, quindi do vita, do liberazione, do guarigione. Voi fate le opere del padre vostro. E difatti quale padre è? Un padre che comunica morte.

Bar-abba è un nome costruito: Bar significa figlio, abba significa padre. Sono figli del padre. Queste autorità sono figlie del padre loro, come aveva detto Gesù. Che cosa ha fatto Barabba? Ha ucciso, ha tolto la vita. Noi cosa vogliamo gridare? Anche noi dobbiamo fare una scelta perché Gesù ha dato il potere di diventare figli di Dio. Se siamo battezzati e quindi abbiamo ricevuto lo Spirito Santo dobbiamo fare e vedere le opere dello Spirito Santo. Il nostro grido è la nostra vita, e quali sono le opere che facciamo? Le opere del Padre nostro che comunicano vita o le opere del padre nostro che comunicano morte? Di chi siamo figli? Amen

(Padre Giuseppe Galliano)