I significati del segno della croce

segno croceIl gesto semplice che i cattolici fanno migliaia di volte nella loro vita ha un significato più profondo di quanto la maggior parte di loro non sappia.

Bert Ghezzi, autore di “Sign of the Cross: Recovering the Power of the Ancient Prayer” (ed. Loyola Press), ha voluto indagare nel suo volume i molteplici significati del segno della croce.

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Nell’intervista rilasciata a ZENIT egli ha trattato delle origini del segno, dei suoi sei significati e dell’importanza di compiere degnamente quel gesto per trarne beneficio nella propria vita in Cristo.

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Qual è l’origine del segno della croce?

Ghezzi: Il segno della croce è una pratica e una forma di preghiera molto antica. Non ne risultano indicazioni nella Scrittura, ma nel IV secolo San Basilio affermava che il segno deriva dai tempi degli apostoli in cui veniva utilizzato nell’amministrazione del battesimo. Alcuni studiosi interpretano le parole di San Paolo nella lettera ai Galati 6:17, in cui dice di portare i segni di Cristo nel suo corpo, come un riferimento al segno della croce.

Nel libro osservo che questo segno nasce in un periodo vicino a quello di Gesù, che risale indietro ai primi tempi della Chiesa. I cristiani ricevevano tale segno nel battesimo, in cui il celebrante li attribuiva così a Cristo.

In che modo è poi diventato una pratica liturgica e devozionale così importante?

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Ghezzi: Nel ricevere il battesimo in età adulta, i battezzandi si segnavano fieri la fronte con il segno della croce che li rendeva appartenenti a Cristo. Tertulliano affermava che i cristiani dovrebbero in ogni momento segnarsi la fronte con il segno della croce. Mi posso immaginare questi cristiani che si segnavano la fronte con il pollice e l’indice tracciando un piccolo segno della croce, per ricordare a se stessi che vivevano la loro vita per Cristo.

Oltre al significato delle parole, che cos’altro implica il segno della croce? In che senso è un segno di discepolanza?

Ghezzi: Il segno ha tanti significati. Nel libro ne descrivo sei, più o meno espressamente. Il segno della croce è: una confessione di fede; un rinnovo del Battesimo; un segno di discepolanza; un’accettazione della sofferenza; una difesa contro il demonio; e una vittoria sull’autocompassione.

Quando ti fai il segno della croce stai esprimendo il credo in versione ridotta – stai professando di credere nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo. Quando pronunci delle parole e delle preghiere in nome di qualcuno, stai dichiarando la loro presenza e ti stai mettendo alla loro presenza – in questo senso il nome viene utilizzato nelle Scritture.

È poi un rinnovo del sacramento del Battesimo, perché significa: “Sono morto con Cristo e rinato a vita nuova”. Il segno della croce nel Battesimo è come una sorta di circoncisione cristiana. Come con la circoncisione i Gentili convertiti si univano al popolo ebraico, così con il segno della croce i cristiani si uniscono al corpo di Cristo.

Il segno della croce rappresenta l’essere discepoli. Gesù dice in Luca 9:23: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua”. La parola che i Padri della Chiesa usavano per riferirsi al segno della croce è la stessa parola greca che veniva utilizzata per indicare l’appartenenza dello schiavo al padrone, della pecora al pastore e del soldato al generale – è come dichiarare che io appartengo a Cristo.

Rinnegare se stessi non significa solo fare piccole rinunce. Essere discepolo significa essere sotto la guida di Cristo e non appartenere più a se stessi. Compiendo il segno della croce, stai in effetti dicendo al Signore, “voglio obbedire a te; appartengo a te. Guida tu ogni mia decisione. Obbedirò sempre alla legge di Dio, agli insegnamenti di Cristo e alla Chiesa”.

Nel momento della sofferenza, il segno della croce diventa un segno di accettazione. Significa ricordare che Gesù è diventato uomo ed ha sofferto per noi, e che noi partecipiamo alla sofferenza di Cristo. Il segno della croce dice: “Sono disposto ad abbracciare la sofferenza per condividere la sofferenza di Cristo”.

Quando ti trovi a soffrire, quando ti senti come se Dio non esistesse, il segno della croce ti riporta a lui, dichiarando la sua presenza, a prescindere da ciò che senti. È un modo per riconoscerlo nei momenti di prova.

Uno dei principali insegnamenti dei primi Padri della Chiesa è che il segno della croce è una dichiarazione di difesa contro il demonio. Quando ti fai il segno della croce, stai dicendo al diavolo: “Giù le mani; io appartengo a Cristo; lui è la mia forza”. È sia uno strumento offensivo che difensivo.

Nella mia esperienza ho visto che il segno della croce è anche utile per eliminare ogni forma di autocompassione – quei nostri grandi problemi, quelle cose persistenti di cui non riusciamo a liberarci. Secondo gli stessi Padri della Chiesa, nei momenti di ira, lussuria, timore, o in cui si è attanagliati dai sensi e avvinghiati da problemi carnali, fare il segno della croce durante la tentazione aiuta a risolvere il problema.

Io ho iniziato a farlo per dominare un problema di ira. Farmi il segno della croce mi aiuta a cacciare via l’ira, ad assumere un atteggiamento paziente, ad imitare Gesù nelle sue virtù.

Le persone non cattoliche usano il segno della croce?

Ghezzi: Sì, il segno della croce viene utilizzato da episcopali, luterani, metodisti, e presbiteriani, in particolare per il Battesimo. Nel suo piccolo Catechismo, Lutero raccomandava di farsi il segno della croce nel momento di andare a dormire e come prima cosa al risveglio.

È un peccato che molti non cattolici lo vedano come un qualcosa da non fare; esso infatti proviene da un’antica Chiesa da cui noi tutti traiamo la nostra origine. Una delle mie speranze, legate a questo libro, è che i non cattolici che lo leggono possano accogliere il segno della croce.

Perché i cattolici usano farsi il segno della croce con l’acqua santa entrando e uscendo dalle chiese?

Ghezzi: Per poter partecipare al grande sacrificio della Messa è necessario essere battezzati. Usare l’acqua santa nel segno della croce è come dire “io sono un cristiano battezzato e sono autorizzato a prendere parte a questo sacrificio”.

Fare il segno della croce all’uscita, significa voler intendere che la Messa non finisce mai, che l’intera vita è una partecipazione al sacrificio di Cristo.

Perché i cristiani dovrebbero approfondire tutto ciò che riguarda questa preghiera?

Ghezzi: Ritengo che sia un qualcosa da non prendere alla leggera. Il segno della croce ha un’enorme forza sacramentale; non pone in essere l’evento spirituale che rappresenta, ma permette di attingere alla preghiera della Chiesa per influire sulla propria vita. Il segno della croce è il Sacramento per eccellenza.

Non vedo in modo critico ad esempio gli atleti professionisti che si fanno il segno della croce durante le gare sportive. Con questo gesto affermano che ogni cosa che fanno, lo fanno in nome di Cristo – anche le partite possono essere giocate alla presenza di Dio.

Quando vedo le persone farsi il segno della croce con leggerezza, prego perché possano riconoscerne tutta la sua importanza, e dichiarare con esso che appartengono a Cristo, e anche perché possano obbedire a lui e accettare la sofferenza. Non è un segno di buona fortuna.

Perché il segno della croce è importante oggi, specialmente nelle aree in cui le leggi stanno diventando meno tolleranti verso la manifestazione pubblica della fede?

Ghezzi: Ci potranno dire che non si possono adottare i Dieci Comandamenti in una struttura pubblica, ma non ci potranno impedire di farci il segno della croce pubblicamente. Dobbiamo ricordarci delle parole di Gesù che ci dicono che se ci vergogniamo di lui, lui si vergognerà di noi.

Dovremmo piuttosto sentirci sicuri di noi stessi nel rendere noto agli altri che siamo cristiani e che apparteniamo a Cristo.