I Trapianti in Italia. Nuove possibilità terapeutiche

Dai dati pubblicati dal Centro Nazionale Trapianto emerge che la rete dei trapianti in Italia nel 2019 ha segnato la seconda migliore performance di sempre per quanto riguarda le donazioni e gli interventi avvenuti, con una (leggera) diminuzione delle liste di attesa per il trapianto di cuore e di rene e una tendenziale crescita delle dichiarazioni di volontà, effettuate attraverso il Sistema Informativo Trapianti al rinnovo della carta d’identità. Ottimi risultati sono stati registrati anche nella donazione e nel trapianto di tessuti.

 I rapporti del CNT continuano tuttavia a segnalare il problema delle disomogeneità territoriali tra il Nord e il Sud che investono tutti i principali indicatori e quello del tasso delle opposizioni alla donazione per il prelievo da donatore deceduto: nel 30 % dei casi si registra il dissenso al prelievo, espresso in vita dal defunto o dopo la morte dai familiari.

La tendenziale crescita delle donazioni e dei trapianti effettuati nel 2019 ha visto un drastico rallentamento nei primi mesi del 2020, a seguito dell’emergenza sanitaria causata dal Covid-19. Dopo la fase più acuta dell’emergenza l’attività ha ripreso la sua continuità: soprattutto il trapianto di cellule staminali emopoietiche dopo il calo avvenuto a marzo (-26,9% rispetto al 2019) ha ripreso la sua attività con un primo recupero registrato ad aprile (-9,6%). 

Al di là dei numeri, l’attività dei trapianti in Italia ha raggiunto importanti traguardi, soprattutto nell’ambito della ricerca e della pratica medica. È stato effettuato, ad esempio, il primo trapianto eterotopico di fegato parziale da donatore cadavere al mondo, che ha aperto la strada a nuove indicazioni terapeutiche del trapianto di fegato. Nuove indicazioni terapeutiche che dovranno comunque essere vagliate, attraverso protocolli scientifici rigorosi, per non danneggiare i candidati al trapianto con indicazioni già consolidate.

Il CNT riporta poi la notizia del primo trapianto di utero avvenuto in Italia, su una ricevente di 29 anni che, a causa di una rara patologia congenita, era nata priva di utero. Il trapianto è stato effettuato seguendo il Protocollo sperimentale approvato dal CNT nel giugno 2018, con parere positivo del Consiglio superiore di sanità. 

Il Protocollo ha in realtà come obiettivo non solo la riuscita del trapianto ma anche l’esito positivo di una gravidanza, attraverso tecniche di PMA. Il trapianto sarà, allora, temporaneo: lo scopo è quello di consentire la gravidanza fino al parto, dopo di che l’utero verrà rimosso chirurgicamente.

Le questioni etiche che apre questo nuovo intervento sono molteplici, soprattutto considerando il possibile uso futuro di tale pratica, vista come possibile alternativa al c.d. utero in affitto. Il nodo problematico riguarderà proprio la gravidanza dopo il trapianto: sono da considerare a tal proposito non solo i problemi insiti nelle tecniche di fecondazione assistita (NDR, tanti problemi) ma anche i maggiori rischi per la vita del bambino nell’utero trapiantato.

La ricerca e le sperimentazioni in questo ambito fino a che punto si spingeranno? Il desiderio della donna di avere un figlio fino può consentire tali sperimentazioni?  Il trapianto è nella maggior parte dei casi un intervento salva-vita: il prelievo e la donazione di una parte del corpo del donatore, per motivi di solidarietà, è orientata alla (e consentita per la) salvaguardia della salute e della vita di un paziente bisognoso del trapianto stesso. Nel caso del trapianto di utero per la gravidanza, il soggetto a rischio è il concepito stesso. 
Francesca Piergentili – Scienza e Vita