Identità di genere introduce una indeterminatezza pericolosissima. Ddl Zan non c’entra nulla con le discriminazioni

Si sono tenute, oggi, in Commissione Giustizia al Senato, le audizioni informali sul disegno di legge Zan. Molti gli esperti, medici, professori e giuristi ascoltati. Tra questi anche Monica Ricci Sargentini, giornalista del Corriere della Sera.

«Sulla definizione di identità di genere introduce il non-binarismo, dunque non esiste più, secondo il ddl Zan, l’essere maschi o l’essere femmine. Si può dunque essere mille cose diverse e quindi non esiste più l’uomo e non esiste più la donna. Esiste solo la percezione. Questo è molto pericoloso.

«All’estero, come in Spagna, Germania, Gran Bretagna e Giappone – ha precisato la Sargentini – l’identità di genere è stata bocciata. Perché il ddl Zan mettere questa transizione e non parla semplicemente di “transessualità”?».

Per quanto riguarda l’articolo 7 e la Giornata dell’Omontrasfobia nelle scuole «magicamente spariscono le donne e i disabili, esiste solo il gender, l’omosessualità. Allora ci si chiede se nelle scuole parleranno solo di discriminazioni, quindi verso tutti, o di gender, di identità di genere. Si parlerà di questo ai bambini che sono già bombardati in mille modi, soprattutto sui social, pensiamo alle linee guida presentate recentemente nel Lazio proprio sul gender e sulla carriera alias e che solo fortunatamente dopo proteste sono state ritirate. Tutta questa roba e la stessa identità di genere non c’entra nulla con la discriminazione e con le giuste tutele che ci devono essere per violenze o discriminazioni in base all’orientamento sessuale».

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