Il barilotto (storia di Bruno Ferrero)

Tanto tempo fa, in una terra lontana, viveva un signore di bell’aspetto, nobile e imponente. Ma nel suo cuore era fellone e sleale, astuto e ipocrita, superbo e crudele.

Non aveva paura né di Dio né degli uomini. Alla testa di una masnada di soldatacci anche peggiori di lui aveva devastato e raso al suolo villaggi e città. Il desiderio di far del male era per lui un’ossessione. La sua crudeltà era divenuta proverbiale. Ma un giorno, durante un combattimento, un colpo di balestra lo ferì gravemente a un fianco. Per la prima volta, il crudele signore provò la sofferenza e la paura. Mentre giaceva ferito, i suoi cavalieri gli fecero balenare da-vanti agli occhi la gola spalancata e infuocata dell’inferno a cui era sicuramente destinato se non si fosse pentito dei suoi peccati e confessato in chiesa. «Pentirmi, io? Mai! Non confesserò neppure un peccato!». Tuttavia il pensiero dell’inferno gli provocò un po’ di spa-vento salutare.

Dona ora. Grazie!

A malincuore, si diresse a piedi verso la caverna di un santo eremita. Con tono sprezzante, senza neppure inginocchiarsi, raccontò al santo frate tutti i suoi peccati: uno dietro l’altro, senza dimenticarne neppure uno. Quando ebbe finito la sua confessione in tono arrogante protestò: «Adesso ti ho detto tutti i fatti miei: sei contento? Ora lasciami in pace! È tutto finito!».

«Sire, certa-mente hai detto tutto, ma non sei pentito. Dovresti almeno fare un po’ di penitenza, per dimostrare che vuoi davvero cambiare vita».

«Farò qualunque penitenza. Non ho paura di niente, io! Pur-ché sia finita questa storia». «Digiunerai ogni venerdì per sette anni…». «Ah, no! Questo puoi scordartelo!». «Vai in pellegrinaggio fino a Roma…». «Neanche per sogno!». «Vestiti di sacco per un mese…». «Mai!».

Il superbo cavaliere respinse tutte le proposte del buon fra-te, che alla fine propose: «Bene, figliolo. Fa’ soltanto una cosa: vammi a riempire d’acqua questo barilotto e poi riportamelo».

«Scherzi? È una penitenza da bambini o da donnette!», sbraitò il cavaliere agitando un pugno minaccioso. Ma la visione del diavolo sghignazzante lo ammorbidì subi-to. Prese il barilotto sotto braccio e, brontolando, si diresse al fiume. Immerse il barilotto nell’acqua, ma quello rifiutò di riempirsi. Si diresse verso una sorgente: il barilotto rimase ostinata-mente vuoto. Furibondo, si precipitò al pozzo del villaggio. Fatica sprecata! Provò a esplorare l’interno del barilotto con un bastone: era assolutamente vuoto. «Cercherò tutte le acque del mondo» sbraitò il cavaliere. «Ma riporterò questo barilotto pieno!». Si mise in viaggio, così com’era, pieno di rabbia e di rancore. Prese ad errare sotto la pioggia e in mezzo alle bufere. Il suo viso si bruciò al sole.

A ogni sorgente, pozza d’acqua, lago o fiume immergeva il suo barilotto e provava e riprovava, ma non riusciva a far entrare una sola goccia d’acqua.

Ogni volta, però, cadeva qualche pietra del muro di superbia che aveva nell’anima. Sempre più lacero e sofferente attraversò regioni selvagge e i deserti.

Anni dopo, il vecchio eremita vide arrivare un povero straccione dai piedi sanguinanti e con un barilotto vuoto sotto il braccio.

«Padre mio, – disse il cavaliere (era proprio lui) con voce bassa e addolorata –, ho girato tutti i fiumi e le fonti del mondo, non ho potuto riempire il barilotto… Ora so che i miei peccati non saranno perdonati. Sarò dannato per l’eternità! Ah, i miei peccati, i miei peccati così pesanti… Troppo tardi mi sono pentito».

Le lacrime scorrevano sul suo volto scavato. Una lacrima piccola piccola scivolando sulla folta barba finì nel barilotto. Di colpo il barilotto si riempì fino all’orlo dell’acqua più pura, fresca e buona che mai si fosse vista. Una sola piccola lacrima di pentimento…