Il coinvolgimento dei settori economici nella tratta dei lavoratori in Germania

Per poter stabilire i settori economici interessati, verranno considerati la tratta di persone e lo sfruttamento lavorativo in quanto reati, nonché i rapporti di lavoro che violano le normative sul diritto del lavoro. La distinzione non è precisa e non è insolito che un rapporto di sfruttamento lavorativo peggiori e si trasformi in tratta e lavori forzati . Durante la preparazione del terzo rapporto sui diritti umani, l’Istituto tedesco per i diritti umani ha condotto interviste sul tema del “grave sfruttamento lavorativo e diritto di retribuzione dei migranti colpiti in Germania” con lavoratori immigrati cittadini di paesi dell’UE, cittadini di paesi terzi o rifugiati vittime di grave sfruttamento lavorativo. In questo contesto i lavoratori sfruttati sono stato individuati principalmente nei settori del catering, edile, agricolo, delle pulizie, logistico e nelle abitazioni private.

Non esistono valutazioni a livello nazionale che permettano di trarre conclusioni concrete sui settori colpiti dalla tratta di persone o dallo sfruttamento lavorativo quali reati. Tuttavia il quadro generale della situazione sulla tratta di esseri umani pubblicato dall’Ufficio federale della polizia criminale fornisce alcune indicazioni. Esso rileva che nel 2016 e nel 2017 la maggior parte delle vittime era impiegata nel settore edile, seguito da quelli del catering e dell’assistenza domiciliare. Gli esperti sottolineano che la tratta di persone e lo sfruttamento lavorativo possono verificarsi in tutti i settori . Nondimeno, alcuni settori sono citati più volte, come quello
edile, la lavorazione delle carni e l’industria agricola, insieme al catering e ai servizi di assistenza domiciliare . Il tratto comune ai settori economici sopra citati è che, in generale, non richiedono grandi capacità linguistiche e lavorative.

Dunque i lavoratori possono essere sostituiti facilmente. Inoltre si è rilevato che i settori sono vulnerabili laddove i trafficanti possono facilmente escludere le vittime dal contatto con il consorzio civile e quindi precludere loro l’accesso a strutture di sostegno. Un esempio si dà quando alle vittime è fornito alloggio solo sui luoghi di lavoro o nelle immediate vicinanze, alloggi controllati direttamente dal datore di lavoro. Non sono infrequenti condizioni simili a quelle di detenzione, e spesso i costi della vita vengono dedotti dai salari. Queste prassi si
riscontrano soprattutto nei settori edile e di lavorazione delle carni .
L’isolamento può essere acuito anche impedendo l’accesso alle autorità di controllo negli stabilimenti manifatturieri. Ciò comporta un accesso limitato ai lavoratori, e a difficoltà nella supervisione degli standard lavorativi. Un esempio è costituito dalle regole igieniche nell’industria di lavorazione delle carni, che obbligano gli ispettori a indossare speciali indumenti prima di accedere agli impianti. In altri settori, poi, quali
l’industria siderurgica, agli ispettori non è consentito l’accesso rapido agli stabilimenti, per via delle norme di sicurezza .
I lavoratori dei servizi domiciliari sono invisibili poiché le autorità di controllo non hanno accesso alle abitazioni private .

Le imprese di catering non sono nascoste al pubblico ma utilizzano altri metodi, quali le minacce ai familiari nei paesi di origine dei lavoratori. Inoltre i permessi di soggiorno vincolati al lavoro creano rapporti di dipendenza, e le barriere linguistiche impediscono alle vittime di cercare supporto. Lo sfruttamento sistematico e organizzato si riscontra soprattutto nelle industrie edile, agricola e di lavorazione delle carni, così come nel settore dei trasporti. Non esiste in Germania una strategia nazionale per la lotta al coinvolgimento del settore economico nella tratta di persone e nello sfruttamento lavorativo. Questo si riflette dalle forme di cooperazione anti-tratta, perlopiù ridotte, fra sindacati, autorità di controllo e magistratura. Fra le molteplici ragioni vi sono la poca chiarezza delle competenze e la
mancanza di esperienza. . È una situazione incresciosa, dato che vari strumenti legislativi internazionali fanno riferimento alla necessità di una collaborazione fra le diverse istituzioni e soggetti economici; si veda ad esempio il Protocollo OIL del 2014 relativo alla Convenzione sul lavoro forzato . In particolare l’articolo 1 del Protocollo richiede l’istituzione di un piano d’azione nazionale per contrastare efficacemente il lavoro forzato in collaborazione con i datori di lavoro e le associazioni dei lavoratori. Il governo federale non ha ancora ratificato tale Protocollo.
Cionondimeno, esiste un Piano nazionale d’azione su impresa e i diritti umani (NAP), istituito nel 2016 dalla Commissione interministeriale sui diritti umani sotto gli auspici del Ministero degli affari esteri. Pur citando le sfide legate alla catena della domanda e dell’offerta, il Piano è incentrato sui paesi esteri e non include in maniera adeguata le carenze riscontrate in Germania.

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Fonte: Rapporto CILD (Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili) 2019 sulla Tratta

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