Il consumo di cannabis nei soggetti a rischio

Nel contesto dello studio ESPAD®Italia è stato possibile stimare il consumo di cannabis “a rischio” attraverso lo specifico test di screening CAST – Cannabis Abuse Screening Test. Tale strumento standardizzato, che segue le indicazioni fornite dall’European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction (EMCDDA), consente di rilevare i profili dI rischio sulla base di 6 domande che descrivono il comportamento d’uso.
Si definiscono consumatori “a rischio” quei soggetti che, per le quantità e le modalità di utilizzo della sostanza, potrebbero necessitare di un sostegno clinico per gestire gli effetti del consumo. È importante sottolineare che il test non rappresenta l’equivalente di una diagnosi clinica di dipendenza; esso tuttavia permette di identificare quella quota di utilizzatori che potrebbero in futuro necessitare di assistenza socio-sanitaria.

Secondo l’analisi del profilo d’uso, il 22,7% degli studenti che hanno assunto cannabis durante l’anno, corrispondenti a 150.000 ragazzi tra i 15 e i 19 anni, è caratterizzato da un consumo definibile “a rischio”. Gli studenti di genere maschile riportano una percentuale più alta di soggetti con questo profilo rispetto alle studentesse (M=26,3%; F=17,6%). Tra i ragazzi la quota di consumo “a rischio” tende ad aumentare al crescere dell’età sino ai 18 anni, età che registra la percentuale più elevata (28%); tra le ragazze, invece, la percentuale più alta è quella delle 15enni (21%) mentre il dato relativo alle altre fasce d’età si attesta intorno al 17%.

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La maggior parte (92%) degli studenti con profilo d’uso “a rischio” riferisce di potersi procurare cannabis facilmente. Il 79,8% identifica la strada il luogo dove poterla recuperare più facilmente e il 50,9% riferisce una maggiore accessibilità ad uno spacciatore. Per il 12,6% degli studenti con profilo di uso “a rischio” sarebbe possibile procurarsi facilmente cannabis su Internet.
Gli studenti con un profilo di consumo di cannabis “a rischio” si caratterizzano per aver associato anche altri comportamenti a rischio: il 43,6% ha riferito anche un consumo frequente della sostanza (20 o più volte nell’ultimo mese). Il dato fra gli adolescenti consumatori con un profilo d’uso non “a rischio” è pari al 4,8%. Il 12% dei consumatori problematici ha speso più di 90 euro nell’ultimo mese per l’acquisto di cannabis, contro lo 0,8% dei non problematici. Tra questi studenti è maggiormente diffuso anche il poliuso: il 25,7% ha assunto due o più tipi di sostanze negli ultimi 12 mesi contro il 6,1% dei non problematici; il 28,6% è anche un forte fumatore, fumando 11 o più sigarette al giorno (non problematici = 7,5%), il 12% beve alcolici tutti i giorni o quasi (non problematici = 6,5%) e il 4,2% ha utilizzato 10 o più volte nell’ultimo mese psicofarmaci senza prescrizione medica (non problematici = 1,3%). Il 76,2% dei consumatori problematici fuma abitualmente cannabis insieme agli amici, tra questi, quasi la metà, lo fa tutti i giorni o quasi; il fumare in compagnia di amici è stato riferito invece solo dal 29% dei non problematici, pratica che viene ripetuta al massimo 3 volte al mese da quasi il 57% di loro.
I fattori associati negativamente al consumo di cannabis “a rischio” e quindi in un certo senso “protettivi” sono invece il leggere libri per piacere (80,4% vs 87,8%) e l’avere un rendimento scolastico alto (5,8% vs 13,4%); praticare attività sportive (30,9% vs 38,5%), essere soddisfatti della propria salute (20% vs 27,2%) e percepire l’interesse dei propri genitori sia su dove trascorrono il sabato sera (81,6% vs 70,6%) sia, più in generale, con chi e dove trascorrono le loro serate (81% vs 66,8%). Anche il sostegno affettivo da parte dei genitori li differenzia: se quasi il 75% dei consumatori non problematici riferisce di sentirlo spesso o quasi sempre, tra i problematici questa quota scende al 66,8%.

Fonte: RELAZIONE ANNUALE AL PARLAMENTO SUL FENOMENO DELLE
TOSSICODIPENDENZE IN ITALIA ANNO 2019 (DATI 2018)

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