Il Corteo delle Vergini (dai Fioretti di Santa Chiara)

Chiara poteva morire, con la bolla della Santa Povertà stretta sul petto. Poteva anch’essa cantare il suo “Nunc dimittis”, ora che il Papa aveva confermato e sanzionato la sua Regola di vita povera. Sul giaciglio della sua lunghissima infermità, mormorava alla propria anima, che si scioglieva dal corpo, reso diafano dalla penitenza e dalla malattia:

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— In pace, e vanne lietamente a Colui che ti creò, ti santificò, e sempre ti ha amata e custodita. Va’ a colui che t’ha guardata.

Una della sue donne, che stava presso di lei, udendo quelle parole le chiese premurosamente:

— Che dite voi, madre santa? A chi parlate?

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— Io parlo all’anima mia benedetta — rispose Chiara.

Dopo poco riprese a mormorare.

— Benedetto sii tu, Signore mio, che mi creasti e con il tuo pietoso sangue mi ricomprasti per darmi vita eterna, la quale sei Tu.

Sorridendo, si volse alla suora che l’assisteva e le disse:

— Vedi tu il Re della gloria come vedo io?

Inginocchiate attorno al giaciglio della loro madre, le “povere donne” di San Damiano lacrimavano di dolore e di consolazione.

Chiara aveva ricevuto la bolla Papale il giorno prima, il 10 Agosto, giorno di San Lorenzo.

Tutta la notte, dal cielo profondissimo, eran cadute le stelle, rigando la notte d’un pianto silenzioso.

Ora s’alzava l’alba del nuovo giorno e spariva ogni traccia di dolore.

Dalle grandi finestre, alte sulla campagna, la luce mattinale entrava quasi abbagliante. Chiara la raccoglieva nei grandi occhi splendenti.

Non era però luce naturale quella che entrava dalla porta. Chiara si volse da quella parte e con lei si volsero tutte le suore, rapite più che stupite.

Entrava dalla porta uno stuolo di vergini tutte vestite di bianco, e ciascuna aveva in capo una corona d’oro.

In mezzo a loro veniva una Vergine più gloriosa e maggiore di tutte le altre. La sua corona era di più grande splendore, come non fu mai il sole in tutta la sua chiarezza.

La Regina delle Vergini si mise innanzi a tutte le altre e andò verso il giaciglio di Chiara. Si piegò verso la morente, abbracciandola dolcemente. E tenendola così abbracciata, fece cenno che le porgessero il pallio.

Era una tunica tutta d’oro, con pietre preziose, che alcune vergini portavano sulle braccia.

La Vergine maggiore avvolse in quella veste l’anima benedetta di Chiara. Lasciò sul giaciglio di sarmenti un povero corpo esamine. Partì, seguita dal regale corteo, con l’anima gloriosa, verso la festa eterna del Paradiso.

Fonte: I fioretti di Santa Chiara

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