Il ddl Zan reprime il dissenso ma non porta tutele nuove. Tanti i laici contrari

Il Senato si accinge ad affrontare la discussione del ddl Zan, un progetto di legge-bavaglio e inutile, che non servirà a introdurre tutele ma a reprimere il dissenso, cancellare la libertà di espressione e di educazione. Noi non possiamo tacere. C’è un popolo che rivendica il diritto ad esprimere le proprie opinioni e vuole difendere la libertà di tutti.

Non è un caso che il dissenso nei confronti di questo disegno di legge venga espresso da numerosi ed eterogenei settori della società, dalle femministe ai vescovi italiani, dalle associazioni familiari alle voci più autorevoli della tradizione liberale italiana, nonché da molti personaggi pubblici anche di orientamento omosessuale. E’ quindi doveroso rispondere ai tentativi di mistificazione che etichettano come omofobe tutte le voci di dissenso verso il ddl Zan, che spacca la politica e la società italiana in un momento storico che richiederebbe la massima coesione. Mentre torniamo infatti a condannare ogni forma di discriminazione e violenza basata sull’orientamento sessuale, ribadiamo che non esiste alcun vuoto normativo: il nostro ordinamento dispone di tutti gli strumenti giuridici necessari per perseguire e condannare chi si è reso colpevole di questi atti, come dimostrano numerose e severissime sentenze già passate in giudicato.

Questa legge, oltre a creare un soggetto privilegiato iper-tutelato e menzionare una controversa identità di genere slegata dal sesso biologico, istituisce la giornata nazionale contro l’omofobia che prevede controverse iniziative in scuole di ogni ordine e grado e inoltre affidata alla decisione di un giudice la definizione del confine tra ciò che si può e ciò che non si può dire. E’ dunque legittimo chiedersi se sarà ancora possibile affermare che l’utero in affitto è una barbarie, che i bambini hanno diritto ad avere una padre e una madre e che si nasce maschi e femmine a prescindere dall’orientamento sessuale. A ciò si aggiunge per i condannati, come nei campi di rieducazione delle peggiori dittature, l’attività non retribuita presso le associazioni del mondo Lgbt.

Si tratta insomma di un disegno di legge inutile, pericoloso e dannoso. Per informare l’opinione pubblica di recente abbiamo incaricato al riguardo una agenzia di ricerca demoscopica, ed è risultato che mediamente in Italia il 30 per cento dei cittadini intervistati non sa nemmeno di cosa si parli. Tra quelli che si sono dichiarati favorevoli, quando è stata posta la domanda nel dettaglio, la maggioranza ha detto “la legge l’ho letta genericamente, ma secondo me è perché bisogna difendere le persone omosessuali”. Questa è una impostazione non corretta in quanto questa legge in realtà non serve per nulla a difendere gli omosessuali, già tutelati dalle normative vigenti, dalla costituzione e dal codice penale. Invece introduce di fatto, senza nominarlo, un reato di opinione e quindi una limitazione della libertà di pensiero, tutelata dell’articolo 21 della Costituzione, e che è il sale della democrazia.

E’ anche parte del mondo laico che la pensa così?

Certo, perché questa è una limitazione della libertà di opinione per chiunque; prova ne è, ad esempio, la contrarietà a questo disegno legge di larga parte del mondo femminista radicale, larga parte del mondo “vetro comunista” perché ci si rende conto che introdurre l’idea che esista una identità di genere che cancella la diversità sessuale maschio e femmina vanifica in un colpo tutte le lotte femministe che ci sono state in 50 anni, per cui il gender è un’ideologia da vietare e che non deve essere schema di educazione per i nostri figli.

Massimo Gandolfini, medico e presidente dell’Associazione Family Day

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