Il matrimonio omosessuale non è nell’interesse dei bambini

bene bambiniMolti paesi occidentali stanno avanzando inesorabilmente sulla via della legalizzazione del “matrimonio” omosessuale.

Varie Conferenze episcopali hanno pubblicato diverse dichiarazioni in cui hanno criticato il tentativo di porre sullo stesso piano il matrimonio eterosessuale e le unioni tra persone dello stesso sesso.

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Questo non significa – ha spiegato ad esempio la Conferenza episcopale spagnola – che gli omosessuali debbano essere discriminati o trattati male. In quanto individui, essi hanno gli stessi diritti e la stessa dignità delle altre persone, hanno affermato i vescovi. Questo, tuttavia, non implica che due persone dello stesso sesso abbiano il diritto di contrarre matrimonio, ha precisato la dichiarazione episcopale.

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La stessa fermezza è stata utilizzata in Canada. “Poiché il rapporto tra un uomo e una donna uniti nel matrimonio è il nucleo più forte della famiglia, e poiché la famiglia è l’unità più vitale della società, si corre un grave rischio nel perdere tempo giocando con la definizione di matrimonio e di famiglia”, ha spiegato una nota pubblicata il 16 marzo dalla Conferenza Episcopale del Canada.

Particolare preoccupazione viene espressa dalla Chiesa e da altre organizzazioni sull’evenienza venga introdotta a livello legislativo la possibilità per le coppie formate da persone dello stesso sesso di adottare dei figli.

L’adozione, dovrebbe essere fatta nell’interesse del bambino e non nel “presunto” diritto di coloro che vogliono adottare. Due persone dello stesso sesso non rappresentano un adeguato punto di riferimento per l’adozione, hanno affermato i vescovi.

Le obiezioni espresse dalla Chiesa sulla questione dell’adozione hanno trovato sostegno in uno studio con comprovata evidenza empirica, pubblicato all’inizio del mese negli Stati Uniti dalla National Association for Research and Therapy of Homosexuality (NARTH). Questa organizzazione è stata istituita nel 1992 con la finalità di approfondire la comprensione psicologica del fenomeno e di fornire adeguati trattamenti e modelli comportamentali in relazione all’omosessualità.

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Il 6 maggio, NARTH ha pubblicato uno studio intitolato “Review of Research on Homosexual Parenting, Adoption, and Foster Parenting”. Il documento è stato scritto da George Rekers, professore di neuropsichiatria e scienza comportamentale presso l’Istituto di medicina dell’Università della Carolina del Sud.

Lo studio, accompagnato da una copiosa documentazione e da ampi riferimenti bibliografici, è stato elaborato per essere usato nei procedimenti giudiziari degli Stati Uniti sulla questione dell’idoneità degli omosessuali all’adozione.

Stress dannoso

Il professor Rekers spiega che la natura stessa di una famiglia formata da adulti che hanno tra loro una relazione di carattere omosessuale “espone i bambini adottivi ad un livello di stress dannoso che è ben più alto dei livelli normalmente esistenti nelle famiglie adottive eterosessuali”.

Rekers osserva inoltre che figli adottati sono “tra i cittadini più deboli”, poiché quando giungono nella loro nuova casa sono già passati attraverso una serie di difficoltà che spesso comprendono separazioni, abbandoni e traumi come la morte dei genitori. A ciò si aggiunge lo stress derivante dalla necessità di adattarsi alla nuova casa e all’ambiente in cui si è inseriti.

Il professore passa poi a citare una serie di studi che illustrano come in genere i bambini adottati, anche se collocati in contesti familiari positivi, soffrano comunque di un più alto grado di disordine psicologico.

Citando una serie di studi accademici svolti in diversi Paesi, Rekers spiega che le persone adulte omosessuali soffrono di tassi notevolmente più alti di disordine psicologico con conseguenti fenomeni di suicidio, comportamento disordinato ed abuso di sostanze stupefacenti. Vivere con un genitore che soffre di disordine mentale o che ha problemi di droga o alcol non potrà che aumentare ulteriormente lo stress e i problemi dei bambini adottati, sostiene lo studioso.

“La conclusione logica di queste considerazioni è che le persone adulte eterosessuali dispongono sostanzialmente di una migliore salute, di maggiore energia e di migliore capacità affettiva da dedicare alla crescita dei figli adottivi”, sostiene Rekers.

Instabilità

Un altro fattore ostativo all’ipotesi di dare agli omosessuali la possibilità di adottare bambini è il fatto ampiamente dimostrato che le relazioni tra persone dello stesso sesso sono notevolmente meno stabili e di più breve durata rispetto ai matrimoni tra un uomo e una donna.

Per i figli eventualmente adottati da coppie omosessuali questo significherebbe dover passare con maggiore frequenza da una famiglia adottiva ad un’altra. I figli adottivi hanno già sofferto una o più transizioni traumatiche, osserva Rekers, e doverne subire altre produrrebbe nel bambino una maggiore sofferenza psicologica e più difficoltà di adattamento psicologico.

Rekers osserva che da uno studio basato sugli archivi anagrafici della popolazione in Norvegia e in Svezia – che in quest’ultimo Paese comprendono anche le unioni tra persone dello stesso sesso legalmente registrate – risulta che le coppie omosessuali maschili hanno una probabilità 1,5 volte maggiore di separarsi rispetto alle coppie eterosessuali sposate.

I tassi di separazione sono risultati ancora più alti per le coppie omosessuali femminili, che mostrano una probabilità 2,67 volte maggiore rispetto alle coppie eterosessuali sposate. Rekers prosegue poi spiegando che, secondo questo studio, se a ciò si aggiungono le valutazioni demografiche relative alle probabilità di divorzio, risulta che le coppie omosessuali maschili hanno una probabilità 1,35 volte più alta di divorziare, mentre per le coppie lesbiche è di 3 volte maggiore rispetto alle coppie eterosessuali sposate.

Il bisogno di una mamma e di un papà

Un’altra serie di problemi sorge dalla carenza di modelli di riferimento che esistono normalmente in una famiglia in cui sono presenti un padre e una madre. Una famiglia con uno o più componenti omosessuali “priva i figli adottivi di quegli elementi positivi che sono essenziali per l’acquisizione della capacità di adattamento del bambino”, afferma Rekers.

Manca il modello del rapporto madre/padre, ai fini dell’educazione dei figli, ma è assente anche il modello del rapporto marito/moglie, “che è notevolmente più sano e sostanzialmente più stabile a livello sociale e psicologico, oltre ad essere ampiamente considerato con maggior favore, rispetto allo stile di vita omosessuale”, scrive il professore.

Rekers osserva che i ricercatori dichiaratamente omosessuali spesso sostengono che l’orientamento sessuale di un adulto non ha nulla a che vedere con la sua capacità di adempiere alle importanti funzioni di genitore. Egli ammette che questa capacità è necessaria in una famiglia adottiva, ma ritiene che non sia l’unica condizione necessaria.

I bambini adottati hanno bisogno non solo di genitori che svolgano le funzioni fondamentali del loro ruolo, ma anche di genitori in grado di formare una struttura familiare in cui vi sia un ambiente adatto al loro sviluppo. Proprio per questo, infatti, lo Stato già pone alcune restrizioni a chi vuole adottare, escludendo ad esempio le coppie sposate da poco tempo, o quelle troppo anziane, nonché le coppie appena immigrate.

I bambini posti in adozione solitamente hanno già perso i modelli di riferimento positivi rappresentati dalla madre e dal padre. Collocarli, quindi, in una famiglia composta da due persone dello stesso sesso continuerà a lasciarli privi di questi modelli di riferimento.

I matrimoni composti da un uomo e una donna forniscono particolari vantaggi alla crescita dei figli, spiega Rekers. I bambini vedono e fanno l’esperienza delle peculiari caratteristiche e qualità di ogni sesso, che si combinano in un unico impegno di vita. Nel vedere, inoltre, i genitori che si impegnano insieme nel crescere i figli, il bambino acquisisce insegnamenti che gli torneranno utili quando sarà grande.

Secondo Rekers, il matrimonio eterosessuale fornisce al figlio quattro modelli in grado di dargli importanti vantaggi nel suo cammino per diventare un adulto sposato:

— Il modello di riferimento eterosociale di un rapporto uomo/donna stabile e fondato sul matrimonio.

— Il modello di riferimento eterosociale di una madre e un padre che collaborano nel fare i genitori.

— Il modello di riferimento genitoriale del rapporto padre/figlio.

— Il modello di riferimento genitoriale del rapporto madre/figlio.

Lo studio osserva che il bambino acquisisce la migliore capacità di adattamento quando vive insieme ad un uomo e a una donna sposati. “È chiaramente nel migliore interesse dei figli adottivi”, afferma Rekers, “essere posti in famiglie adottive formate da una coppia eterosessuale sposata, poiché questa struttura naturale della famiglia, per le sue intrinseche caratteristiche, è in grado di fornire quei necessari benefici e di ottenere una maggiore capacità di adattamento per il bambino rispetto alla generalità dei casi di famiglie con adulti omosessuali”.