Storia. Il Nuovo Mondo (20)

Cristoforo Colombo, il più grande navigatore di tutti i tempi, era un uomo religiosissimo (ma conviveva more uxorio, come del resto Galileo; questo serva a chiarire che il puritanesimo sessuale non fu mai di casa in ambiente cattolico). Il motivo per cui voleva andare nelle Indie passando dall’oceano è specificato nel suo testamento, nel quale ricordò ai Re Cattolici l’impegno, preso da loro con lui, di utilizzare le ricchezze del Nuovo Mondo per una definitiva Crociata tesa a liberare una volta per tutte il Santo Sepolcro.

Come è noto il viaggio delle sue caravelle si rivelò più lungo di quanto Colombo avesse previsto e le ciurme tumultuavano. Ma lo seguirono fino in fondo quando lo videro, durante una tempesta, allontanare un tromba marina ponendosi a prua con in mano una croce.

Dona ora. Grazie!

Tra parentesi il viaggio di Colombo poté essere concepito (e finanziato dalla Corona spagnola) perché tutti sapevano benissimo che la terra era tonda e non piatta (Aristarco di Samo ne aveva calcolato esattamente il raggio fin dal VI secolo avanti Cristo). Solo che Colombo la credeva di dimensioni più piccole.

La scoperta di un continente sconosciuto, abitato da razze mai viste, ebbe sugli Europei lo stesso impatto emotivo che avrebbe per noi un eventuale contatto con alieni. Si discusse se questi nativi seminudi e senza barba appartenessero o meno alla razza umana (come accadrebbe in caso di “incontro ravvicinato” con marziani), e il Papa, con una Bolla, stabilì che lo erano. Dunque avevano diritto, come gli altri, a conoscere la Buona Novella ed entrare nella civiltà. La “leggenda nera” sui Conquistadores merita di essere ridimensionata. Innanzitutto quegli avventurosi hidalgos erano davvero convinti della loro missione evangelizzatrice, tant’è che i frati li accompagnarono fin dalle prime spedizioni. Non che mancassero gli avventurieri, certo; ma la Corona spagnola considerò subito gli Indios come sudditi, e non selvaggi da colonizzare. Come sudditi avevano gli stessi diritti degli Spagnoli. E’ questo il motivo per cui il Sudamerica oggi appare meno sviluppato economicamente del Nord. Diversamente dai pellerossa nordamericani gli indios erano troppo tutelati giuridicamente (Carlo V istituì la carica di “Protettore degli Indios”, e la affidò all’ambiguo e non sempre obiettivo Bartolomé de las Casas), cosa che scoraggiava gli imprenditori spagnoli.

La Conquista avvenne in modo realmente miracoloso. Per esempio non è pensabile che i settanta uomini di Cortés potessero, da soli, eliminare l’impero azteco. Sì, avevano i cavalli e gli archibugi, ma gli Indios non tardarono a rendersi conto che anche i cavalli potevano essere facilmente uccisi e che, in quei climi caldo-umidi, gli archibugi facevano cilecca una volta su due. Il fatto è che gli Spagnoli furono accolti come liberatori dalle tribù oppresse dagli Aztechi, tribù che approfittarono della loro venuta per ribellarsi. . Nella sola inaugurazione del tempio di Tenochtitlàn vennero squartati ottantamila prigionieri di guerra, e le loro carni mangiate. Per procurarsi vittime da sacrificare gli Aztechi muovevano continuamente guerra alle popolazioni confinanti, che consideravano “inferiori”. La loro superiorità bellica ne faceva degli oppressori e il fatalismo delle religioni precolombiane paralizzava le tribù vittime delle loro razzie. Ora antiche profezie dicevano che il dio Quetzalcoatl, biondo e con la barba, sarebbe arrivato dal mare su “case con le ali”. Esattamente nel tempo previsto dalla profezia arrivò Cortés con i galeoni. Il segno fu interpretato come l’ora dell’attesa riscossa.

Il cosiddetto “genocidio” degli Indios fu dovuto alle malattie che gli Europei portarono con sé, malattie di fronte alle quali gli Indios erano privi di anticorpi. Ma altrettante malattie (quelle tropicali) trovarono gli Spagnoli. Essi portarono in Europa molto oro e molto argento, ma importarono nel Nuovo Mondo tecnologia, capitali, scuole, ospedali.

E poi all’oro e all’argento gli Indios non davano alcuna importanza, mentre per gli Europei erano vitali: le spezie (essenziali per conservare il cibo) e i prodotti dell’Oriente dovevano per forza essere pagati in oro e argento, perché gli orientali non accettavano le monete europee.

Grazie alla presenza assidua dei frati gli Spagnoli attratti dalle belle indie dovettero sposarle regolarmente. I cattolicissimi Spagnoli si unirono in matrimonio con le donne locali e oggi il Sudamerica presenta un variopinto meticciato. A differenza dell’America del Nord, protestante, dove i pellerossa sono quasi scomparsi. Qui, infatti, i primi coloni inglesi (“fondamentalisti” protestanti) considerarono i nativi come “inferiori” perché “figli di Caino”. I soli indiani del Nord battezzati sono quelli degli stati ex spagnoli, come il Nuovo Messico, l’Arizona, etc.

Tutte le città statunitensi che portano nomi di santi sono infatti ex missioni spagnole (Los Angeles, San Francisco, Sacramento, San Diego, etc.). I missionari cattolici, nell’America appunto “latina”, crearono catechismi e scuole per indios, cercando di approfondire la loro cultura e i loro linguaggi. Subito ci furono sacerdoti indios, che giunsero alle cariche più alte dei loro Ordini. Insomma la Conquista spagnola non fu affatto un Far West dove “L’unico indiano buono è quello morto”. Al contrario Tra l’altro proprio il dibattito ad altissimo livello che si aprì in Europa sull’argomento creò la base di quei “diritti umani” (cioè spettanti a tutti solo perché appartenenti all’umanità, a prescindere dalle usanze o dalla religione o dalla razza) che oggi sono recepiti da tutte le principali Costituzioni e dalla Carta dell’ONU.

Pochi anni dopo la presa della capitale azteca, ribattezzata Città del Messico, la Madonna venne a confermare la bontà dell’impresa spagnola. Apparve a un indio battezzato e si presentò vestita con i simboli della Grande Madre dell’antica religione azteca La figura rimase prodigiosamente impressa sul mantello di fibre vegetali dell’indio, ed è oggi venerata nel santuario di Guadalupe. Si tratta di un’immagine, come la Sindone, che ancora stupisce gli scienziati.

Rino Camilleri da “Fregati dalla Scuola”

Aiutaci donando con PayPal, Bancomat o Carta di credito