Storia. Il primo Cristianesimo (4)

Image par PIRO de Pixabay

Il Cristianesimo si presenta subito come una religione “desacralizzante”. Cristo dimostra di essere Dio e di padroneggiare sia gli elementi che i demoni.

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Egli dice che l’uomo non deve avere più paura delle forze ostili che lo circondano, naturali o sovrannaturali, perché tutto è sottomesso all’unico Dio che è padre buono. Ora, poiché tutto quel che Dio ha creato è buono (la Genesi lo ripete sei volte: “…e vide che ciò era buono”), l’investigazione della natura adesso non solo è possibile ma anche raccomandata.

Per questo il Cristianesimo accolse subito la filosofia greca (lo vedremo meglio parlando del Medioevo). La Risurrezione di Cristo produce negli affranti discepoli una sorta di esplosione di gioia. La storia dimostra che quello sparuto manipolo, dileguatosi dopo la morte del Maestro, immediatamente si lanciò in un’attività pubblica senza precedenti, diffondendo il nuovo messaggio a macchia d’olio. Ora, senza i miracoli, ciò non sarebbe potuto avvenire.

Infatti gli Ebrei volevano le prove che Gesù fosse davvero il Messia, e gli scettici pagani credevano più ai fatti che non alle chiacchiere. Ma inizialmente la predicazione cristiana si concentrò sugli Ebrei.

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Infatti la concezione che la Promessa del Messia riguardasse solo i discendenti di Abramo era condivisa anche dagli Apostoli, i quali predicavano esclusivamente nelle sinagoghe. Poi san Pietro riceve una visione soprannaturale che gli ordina di non considerare “impuro” più nessuno. Così la predicazione viene estesa ai pagani. Tuttavia la Chiesa nascente dibatte sull’opportunità o meno di circonciderli, cioè di farli aderire alla religione ebraica, sia pure nella nuova versione cristiana. Ma Paolo si oppone e la spunta. Tuttavia anche Paolo inizialmente si rivolge ai soli Ebrei. Fino al giorno in cui gli appare Cristo e gli dice di andare a Roma. Dicono gli Atti degli Apostoli che egli voleva ancora predicare in Asia Minore, ma “lo Spirito glielo vietò”. Poi ebbe la visione di un Macedone che lo pregava di aiutare il suo popolo. Ora la Macedonia era in Europa. La conferma Paolo la ebbe mentre era in carcere.

Al solito i giudei avevano aizzato contro di lui una sommossa, e il proconsole romano lo aveva fatto incatenare. La notte gli era apparso Cristo il quale gli aveva ordinato di andare a Roma. Solo allora Paolo rivela di essere cittadino romano e di avere diritto ad appellarsi a Cesare, cioè all’imperatore Nerone. Così il proconsole lo fa scortare fino a Roma. Qui le donne di cui era succube Nerone (Poppea e Agrippina) erano “proselite” giudaiche, cioè convertite alla religione degli Ebrei. Esse spinsero Nerone ad accusare i cristiani dell’incendio di Roma, nel 64 d.C. Fu la prima persecuzione, quella in cui persero la vita Pietro e Paolo.

Dunque il Cristianesimo riceve una spinta da Dio stesso a rivolgersi verso il mondo greco-romano, quasi contro la volontà degli stessi Apostoli. Dal mix tra Cristianesimo, filosofia “razionale” greca e organizzazione romana nasce quella che oggi chiamiamo “civiltà occidentale”.

Rino Camilleri (Fregati dalla scuola)

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