Andrea desidera Dio, e fa la Comunione con la siringa.

L’esclusiva di Andrea: siringa e sondino per la Comunione

Poter accostarsi all’Eucaristia anche se, dalla nascita, per ingerire qualsiasi cosa devi ricorrere a una sonda. È la storia di Andrea, un ragazzo nato a Cesena il 19 giugno 1989, che soffre di una grave e rara malattia, la Sindrome di Charge.
Tutto è iniziato più di un anno fa con una telefonata all’allora vescovo diocesano Lino Garavaglia (dal 25 gennaio gli è subentrato monsignor Antonio Lanfranchi). Romina, la sorella di Andrea, non si era voluta arrendere davanti alle prime obiezioni sollevate in parrocchia e si rivolse a chi poteva decidere. Sia lei sia la mamma volevano assolutamente che Andrea ricevesse i sacramenti. E non per un capriccio, ma perché ci credono fino in fondo. Già alla nascita Andrea era stato battezzato con urgenza prima di essere subito sottposto a un intervento chirurgico lungo 14 ore. «Non arriverà a sera», dissero i medici al termine. Invece le cose erano andate diversamente. Di fronte alla richiesta il vescovo Garavaglia si disse disponibile e incaricò dell’intera vicenda monsignor Mario Morigi, vicario episcopale per il culto e i sacramenti.

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«Ci rendemmo subito conto – racconta don Mario – che avevamo di fronte un caso più unico che raro». Il vescovo ci pensò sopra, ma poi decise di andare avanti, avendo ben presente la volontà dei famigliari di Andrea. Venne contattato don Luigino Garosio di Brescia, un sacerdote con una lunga esperienza nella formazione di soggetti disabili.
Con lui don Mario Morigi si confrontò spesso e insieme a lui, sempre d’accordo col vescovo, decisero quale cammino era giusto intraprendere per arrivare a celebrare il sacramento della Cresima e a partecipare alla Comunione eucaristica.
Sia per mamma Lucia che per Andrea iniziò l’avventura di un percorso catechistico personalizzato. «Si decise di coinvolgere in prima persona anche la mamma – continua don Mario – perché è la persona che più comunica col figlio. Quindi, attraverso la sua preparazione si poteva formare anche Andrea».

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Ognuno dei due ha compiuto un cammino con una catechista che li ha seguiti in incontri settimanali della durata di almeno due ore. Per Andrea si è trattato di una catechesi molto particolare, basata sulla globalità dei linguaggi, visto che il ragazzo sente poco e non può parlare. La catechista ha utilizzato disegni e lavori manuali realizzati col pongo. Per far comprendere il perdono e il valore della confessione, ad esempio, la catechista un giorno ha fatto a pezzetti l’immagine di una mamma col suo bambino. Andrea l’ha ricostruita con la colla. E questo gesto lo ha aiutato a capire come si può ricucire il rapporto con Dio. La mamma, oltre ai suoi personali, ha seguito tutti gli incontri di catechesi del figlio, portando il suo fondamentale contributo di amore e di comprensione. «Non potendo decidere tutto da solo – prosegue ancora don Mario – Andrea deve avere qualcuno che lo fa con lui. Si è trattato questo caso come si opera nei confronti dei battesimi. È la famiglia che decide per i figli che non possono esprimersi». Andrea è stato poi inserito a pieno titolo nei gruppi parrocchiali di catechismo ed è stato ammesso alla Prima Comunione e alla Cresima assieme ai suoi amici.
A causa della sua grave malattia Andrea partecipa all’Eucaristia in maniera del tutto particolare. Non potendo deglutire e nutrendosi unicamente attraverso un sondino che gli viene applicato ogni volta alla peg, una sorta di bottone che collega l’esterno con lo stomaco, anche la comunione gli viene offerta attraverso questa apertura. Al momento della presentazione dei doni assieme al pane e al calice del vino viene portata sull’altare una siringa con un piccolo quantitativo di vino.

Al momento della comunione dei fedeli il sacerdote consegna la siringa alla mamma che può fare la comunione ad Andrea con il sangue di Cristo attraverso la peg. Un modo senz’altro singolare, ma l’unico possibile per Andrea che ancora oggi riceve Gesù una volta al mese. Tutta la famiglia sta proseguendo con lui il cammino avviato con la preparazione ai sacramenti grazie a rapporti di amicizia, di solidarietà e di condivisione che continuano e si rafforzano col tempo. E Andrea ricambia, nonostante la sua grave malattia, con un affetto che non ha confini.

«Quando mi dicevano: suo figlio è un vegetale»
Ne ha passate tante Lucia, vedova da un paio di anni, accanto al piccolo Andrea al quale pochi davano speranza. «Suo figlio è un vegetale. È tutto inutile per lui, tanto è un bambino andato». Sono solo alcune delle frasi che ancora oggi ricorda la mamma, senza portare alcun rancore verso nessuno.
«Guardi signora – si è sentita dire più volte Lucia – che per suo figlio è tutto sprecato, perchè gli altri ammalati come lui sono già morti». E in effetti è proprio così. La sindrome di Charge non perdona e Andrea è forse l’unico al mondo ad aver raggiunto i 14 anni. Non solo. Sta facendo diversi passi in avanti: la crescita è discreta e la sua capacità di comprensione pare buona. Andrea si esprime a modo suo, ma si fa senz’altro capire, soprattutto da chi gli sta vicino e gli vuole molto bene, come la mamma, la sorella Romina di 18 anni, l’infermiera e le maestre di sostegno. È un ragazzino che trasmette il desiderio di gustare la vita, di stare con gli amici, di viverla fino in fondo, anche se la sua esistenza è sempre in bilico. Nel fine settimana e la notte, la mamma e la sorella si alternano in turni che dall’esterno appaiono insopportabili, ma che fanno parte integrante delle loro giornate.

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