Storia. Il Sant’Uffizio (Galileo, Bruno e Campanella) (18)

L’Inquisizione Romana, o Sant’Uffizio, nacque per rispondere alla sfida luterana. Essa fu centralizzata a Roma e affidata ai cardinali. Santi come Pio V (il papa della battaglia di Lepanto) furono inquisitori. Il Sant’Uffizio evitò all’Italia la caccia alle streghe e le guerre di religione. Il periodo della Controriforma, contrariamente a quanto molti sostengono, fu un’epoca di splendore di arti, lettere e scienze.

Nacque il “barocco” e scienziati perseguitati nei paesi protestanti (come Stenone e Keplero) ebbero cattedre universitarie e onori. In molte città d’Italia tuttavia il Sant’Uffizio non operò, perché alla lotta all’eresia provvedevano magistrature laiche (tutti i governi erano spaventati da quel che succedeva oltralpe). Così Genova, Venezia, Lucca. Napoli e Milano erano sotto la Spagna, ma non permisero che si insediasse l’Inquisizione spagnola, la quale operò solo in Sicilia e in Sardegna. In Roma si ebbe una sola condanna per stregoneria (ma vi era connesso un avvelenamento).

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Il caso Galileo richiede un chiarimento. Innanzitutto diciamo subito che egli non inventò affatto il telescopio, né scoprì la rotazione e rivoluzione della terra, né disse mai “Eppur si muove!”. Semplicemente puntando il cannocchiale (rispetto agli attuali, poco più che un giocattolo) al cielo scoprì i satelliti di Giove. Questo lo convinse che Copernico (morto vent’anni prima) aveva ragione: non tutto girava attorno alla terra. Ora si tenga presente che la teoria copernicana era regolarmente insegnata nelle università, accanto a quella tolemaica. Erano teorie non verificate, ma che la terra fosse al centro di tutto era cosa che si vedeva ad occhio nudo (infatti i sensi ci dicono che è il sole a girare, e la terra sta ferma). E Copernico era pure un prete.

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Gli astronomi gesuiti della Specola Vaticana confermarono le scoperte di Galileo e le difesero contro gli scienziati laici che invidiavano il favore di cui il pisano godeva alla Corte pontificia. Galileo, carattere spigoloso, li beffeggiava e li insultava nei suoi scritti.

Gli tesero una trappola, facendo circolare certe sue lettere in cui diceva che la Chiesa avrebbe dovuto modificare il corrispondente passo delle Scritture (quello in cui Giosuè ferma il sole). Il cardinale Bellarmino (che è Santo) fu costretto a dire a Galileo di occuparsi di scienza e non di teologia. Galileo accettò e per vent’anni non se ne parlò più.

Continuò a insegnare la teoria copernicana e nessuno lo molestò. Poi si convinse che le maree erano dovute al movimento della terra (invece sono dovute all’attrazione lunare, come cercò di spiegargli Keplero) e pubblicò un’opera in cui faceva fare al Papa la figura dello sciocco. Solo che quel Papa era Urbano VIII, caratterino come il suo.

Convocato a Roma dal Sant’Uffizio Galileo venne alloggiato in un appartamento sul Pincio con un servitore. Il processo decretò, a stretta maggioranza, che i passi riguardanti la teoria copernicana data come provata nelle sue opere dovevano essere corretti. Lui venne condannato a recitare per tre anni i Salmi penitenziali un volta alla settimana.

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Tutto qui. La rotazione della terra venne provata solo due secoli dopo, col famoso pendolo di Foucault. Giordano Bruno era un monaco domenicano dichiaratamente eretico. Gettò il suo accusatore nel Tevere e fuggì dall’Italia. Più che un filosofo era un mago, e si inimicò tutti i posti nei quali andò peregrinando. Fu scomunicato perfino dai protestanti. Si rifugiò in Inghilterra, dove venne accolto da Elisabetta I, figlia di Enrico VIII e Anna Bolena. Lui, in cambio, le denunciava i cattolici (la persecuzione anglicana nei confronti dei cattolici inglesi fece più di settantamila vittime). Ma dovette fuggire anche da lì. Se ne andò a Venezia, la quale, per dispetto al Papa proteggeva gli eretici. Qui si installò in casa del nobile Mocenigo; questi lo manteneva in cambio della promessa di imparare la millantata “arte della memoria” che Bruno sosteneva di possedere Quando il Mocenigo trovò Bruno a letto con sua moglie lo denunciò alle autorità, le quali furono ben felici di sbarazzarsene consegnandolo all’Inquisizione romana. Bruno, che -lo ricordiamo- era un rate, abiurò ma poi tornò sulle sue decisioni, in un a letto continuo che durò anni. Alla fine venne abbandonato al braccio secolare come mago, eretico e sovversivo.

Tommaso Campanella, anch’egli domenicano era suddito spagnolo in quanto calabrese. Le sue teorie utopiche esposte nella Città del Sole lo portarono a organizzare una cospirazione contro il dominio spagnolo per instaurare un repubblica secondo le sue idee. Dopo trent’anni nelle carceri spagnole (dove poté tuttavia continuare a scrivere), il Papa lo fece fuggire con un trucco: ne chiese l’estradizione a Roma, poi lo lascia scappare in Francia.

Rino Camilleri  da “Fregati dalla Scuola”