Il Signore toglie (un figlio) soltanto per dare un dono piu’ grande

figli_in_cieloEsiste una Associazione denominata “Figli in Cielo” (www.figlincielo.it),  che offre un itinerario di fede e di speranza per aiutare a superare il  dolore per la perdita prematura di un figlio e ritrovarlo in Cielo, cioe’ nel  mistero di Dio.    L’Associazione che si pone come una “Scuola di fede e di preghiera” avvia le  famiglie alla Lectio divina perche’ siano aiutate a far risuonare la Parola  nella propria vita personale. A tutt’oggi e’ stata contattata da più di  10.000 famiglie ed e’ attiva in circa 100 diocesi in Italia, in Spagna, in  diversi paesi dell’America Latina e Centrale, negli Stati Uniti, in  Inghilterra ed in Nuova Zelanda. 

A fondare ed animare l’Associazione è Andreana Bassanetti, psicologa e  psicoterapeuta di Parma, che ha vissuto sulla propria pelle una tragedia  lacerante di questo tipo: il suicidio della figlia ventenne, Camilla,  travolta da una infelicità interiore che non poteva più sopportare.    Di fronte a questo dolore, Andreana dopo sei mesi in cui non riusciva ad  alzarsi dal letto uscì ed incontrò una chiesa aperta, entrò con la  sensazione che qualcuno l’aspettasse da tempo e da quel giorno, attratta da  una forza sconosciuta, per otto mesi, ritornò a inginocchiarsi in quei  banchi.

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Leggendo i Salmi – ha raccontato a ZENIT la psicologa di Parma – “sentii una  voce interiore che pronunciava parole d’amore. Più che una voce era un  soffio caldo, intensissimo, come una melodia, un canto dalle parole sfumate,  che mi permeava e mi riempiva e mi scioglieva interiormente: riuscivo a  percepire confusamente solo la parola amore”.    Nel libro “Il bene più grande – storia di Camilla” (Edizioni Paoline, 169  pagine, 9,30 Euro), la Bassanetti racconta che “il tutto durò solo una  decina di secondi, ma ebbe un effetto grandioso, miracoloso, mi liberò dal  pesante macigno che mi paralizzava”.    “Dio mi aveva dato un cuore nuovo. Mi accorsi che stavo piangendo:  silenziosamente, calde lacrime mi rigavano il volto: come si può resistere  ad un amore così grande?”, aggiunge.    “Quella notte fu per me una notte davvero santa, miracolosa – scrive ancora  – . Ritornai a casa trasformata con il cuore colmo di gratitudine,  sigillando nel profondo le parole del Salmo 39: ‘Ecco io vengo o Dio a fare  la tua volontà'”.    ZENIT ha incontrato la dottoressa Andreana Bassanetti al Convegno Ecclesiale  di Verona, e le ha rivolto alcune domande.

Come si fa a superare un dolore tanto forte come la morte di una figlia?   

Bassanetti: Quando muore un figlio per cause accidentali o naturali, per un  genitore lo strazio è indescrivibile. E’ il dolore più grande che un essere  umano possa provare. Un distacco così lacerante che non si rimargina più:  l’esistenza di chi resta, se riuscirà a viverla, non sarà più la stessa, ma  il Signore toglie soltanto per dare un dono più grande.    Dopo mesi in cui non riuscivo a sopportare il dolore e pensavo di morire  anch’io, il Signore mi fece veramente visita e mi colmò di grazie, mi  avvolse tra le sue braccia materne, mi consolò, medicò le mie ferite e  soprattutto ammorbidì il mio cuore, indurito dal dolore. Presi coscienza di  Lui, del suo Mistero, della sua Presenza, del suo Spirito che vivifica l’  anima, accende il cuore e apre la mente al cielo. E nella luce che tutta mi  avvolgeva e mi faceva rinascere all’amore e alla speranza, ritrovai Camilla.  La Chiesa divenne il luogo privilegiato dei nostri incontri, un momento  sublime di attesa, di dialogo, di unione perché se il corpo avvicina, lo  spirito va oltre, unisce, fonde, con-fonde.    Se oggi tento di ricostruire la mia storia personale, cercando di darle un  ordine cronologico, non posso più cominciare dall’infanzia, ma a  cinquant’anni circa, quando un avvenimento tremendo, drammatico, luttuoso,  fallimentare, crocifiggente, la morte di mia figlia Camilla a soli ventun  anni, mi ha fatto incontrare Dio. O meglio, la mia vita vera è iniziata  quando Dio ha fatto irruzione nella mia vita. Sconvolgendo ogni cosa, ma  senza sconvolgere, capovolgendo l’ordine ed il senso di prima, ma nel  contempo restituendo a ogni avvenimento un senso primordiale che mi precede,  mi anticipa e mi stupisce ogni volta. Un senso che supera di gran lunga, mi  sovrasta e si sottrae ad ogni analisi psicologica o psicoanalitica. Un vero  e proprio miracolo che ha dato un avvio vero e autentico alla mia esistenza.

Come si fa a ringraziare Dio di fronte a un evento così drammatico?   

Bassanetti: Ci sono verità che il Signore ha nascosto nel segreto del nostro  cuore, che richiedono tutto un lungo cammino al buio, esigono tutta la  fatica di una ricerca, fino all’incontro con Lui. Per ritrovare i figli  nella Vita vera, la Verità ci dice che la Via è una sola “Se qualcuno vuol  venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Lc  9,23).    Anziché ribellarsi e costringere il figlio a tornare indietro, a una  dimensione, diciamo più terrena, è il genitore che deve andare avanti, nella  sua libertà di scelta e di tempi, rinnegare se stesso. Rinnegare la  maternità-paternità umana per elevarsi a una maternità paternità divina,  nella nuova dimensione che lo stato spirituale del proprio figlio richiede.   E’ importante non aver paura del dolore, anche se acuto e apparentemente  incontenibile nessuna notte è così lunga da non permettere un nuovo giorno.  Anche se il percorso è lungo e faticoso, è bene non lasciarsi annientare dal  dolore ma rispettare i propri stati d’animo assecondando le esigenze  interiori che via via si manifestano, non bisogna sfruttare i tempi saltando  tappe importanti che costituiscono un fondamento importante e costruttivo  per sé e per l’intera famiglia.   

Questa esperienza ha cambiato anche il suo modo di lavorare, vero?   

Bassanetti: Certo. L’obiettivo non è soltanto il benessere, la salute di  quel ragazzo o ragazza o adulto che sono pur sempre importantissimi. Insieme  cerchiamo l’incontro con Dio, la salvezza personale, pur nella libertà delle  scelte e nel rispetto dei linguaggi personali. L’esperienza dolorosa che ho  vissuto con Camilla, perché nessun altro soffra le sue stesse pene, e questo  lo offro per la sua intercessione, a favore di tutti i giovani in qualche  modo bisognosi, e sono sicura che lei insieme con i ragazzi che sono in  Cielo con lei, sta intercedendo per me.

In alcune parti dei suoi libri lei parla del dolore di Maria di fronte alla  Passione e la morte di Gesù Crocifisso, perché?   

Bassanetti: Credo che bisogna riflettere sul mistero di Maria, una madre che  vede la passione, la morte e la Resurrezione di suo figlio. Bisogna sostare  con Maria ai piedi della Croce e come lei senza timore penetrare il mistero  della morte e alla luce di colui che l’ha vinta, sa trasfigurare ogni croce,  nella sua Resurrezione.    Lei, la Madre dei dolori, che ben conosce il patire, che ben comprende ogni  esistenza trafitta, lei per prima nella sua purezza e trasparenza, ha reso  possibile a questo mistero di grazia di rivelarsi nella sua pienezza, nella  sua più alta magnificenza. Lei per prima ha tenuto aperta la porta del suo  cuore umano squarciato, perché la gioia divina scaturisse in tutto il suo  splendore e l’opera di Dio si manifestasse in tutta la sua bellezza.    Per questo è testimone e modello umile e fedele di un mistero che va oltre  ogni avversità e ogni tragedia umana, oltre ogni vita crocifissa. Secondo  me, c’è in ogni cuore una preziosità che non va trascurata, né evitata, né  banalizzata, né rimossa. E’ il cuore stesso di Maria, fonte zampillante di  vita nuova, causa nostrae laetitiae, che dona a noi il suo bene più grande,  il suo Gesù.    Lei sostiene anche che c’è un legame tra la famiglia, il dolore e  l’Eucaristia.

Ci spiega il nesso?  

Bassanetti: Se la famiglia è una piccola chiesa domestica, come ha  sottolineato Giovanni Paolo II, una famiglia colpita da un lutto tanto  grande è un piccolo “tabernacolo vivente” che custodisce gelosamente l’Ostia  santa e immacolata che si dona a noi. Il dono che si fa Eucaristia bene di  grazia.    Ogni volta che un papà ed una mamma, una sorella o un fratello, un “povero  più povero” cioè privato del suo bene più caro mi si accosta e mi apre il  suo cuore trafitto, stanco di lacrime, mi prostro in silenziosa adorazione  davanti all’Ostia che da quel tabernacolo si fa visibile. E ogni volta che  qualcuno ravviva la mia ferita, si ravviva anche il miracolo della sua  Presenza e la ricchezza che porta con sé.    Intervista ad Andreana Bassanetti, psicologa e psicoterapeuta di Parma.

Zenit

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