Io catechista tra le tribu’ dei monti (Thailandia)

PongalUna sacca in perfetto stile Akha, dentro il libretto sul quale il
paziente lavoro di missionari ha tradotto preghiere e canti nella lingua di questi posti. Nel cuore, l’entusiasmo del credente impegnato: John -catechista nella Thailandia del nord, dove il buddhismo imperante nel Paese lascia il posto a un diffuso animismo tradizionale – è pronto per un’altra domenica di servizio.

Missione formato catechista. Come in diversi contesti di prima
evangelizzazione, anche nel nord della Thailandia, tra le verdi colline dove abitano le cosiddette «tribù dei monti», buona parte della formazione cristiana di base è condotta dai laici incaricati della catechesi. Non superuomini della fede, ma semplici «operai della vigna del Signore» che si mettono a disposizione di quel messaggio che hanno sentito decisivo per la loro esistenza e vogliono condividere con altri. Diventando, in questo modo, strumenti preziosi  nell’annuncio del Vangelo verso chi mai ha sentito
parlare di Gesù Cristo.

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Siamo a Sen Suk, piccolo paesino adagiato sui pendii dolci che
adornano la Thailandia settentrionale: tutt’intorno è una distesa di
piantagioni di mandarini, il Myanmar è a due passi, a volte si vedono ad occhio nudo le postazioni di difesa dei militari dell’ex Birmania, da dove molte persone scappano, attratte dal benessere della vicina «Terra degli uomini liberi».
È stato questo anche l’itinerario di John, classe 1972, catechista in
questo villaggio dalla bella chiesa di Santa Marta, dove è venuto ad abitare nel 1996. Dal natìo Myanmar – dove ha ricevuto l’educazione cristiana dalle suore di Maria Bambina – si è poi spostato a lavorare prima in Cina e quindi in Thailandia. Oggi John – della tribù Akha, uno dei gruppi etnici presenti in questa regione – gestisce un piccolo banco vendita di oggetti locali per turisti con cui cerca di mantenere le sue due bimbe, Laura di 3 anni e Monica di 10 mesi, che allietano di strepiti e simpatiche urla la semplice casetta dove John abita con la giovane moglie Maria.
Ma il giovane Akha si sente soprattutto catechista cattolico:
l’impegno cui maggiormente tiene è guidare la preghiera della domenica e  delle altre festività (ad esempio la novena di Natale e di Pasqua) nella piccola chiesetta di Sen Suk, dedicata alla Madonna. Ogni tanto, poi, i fedeli desiderano pregare nella propria casa; allora John vi si reca per condurre il momento di invocazione a Dio: «Essere catechista è per me un’esperienza significativa perché vuol dire farsi carico del cammino di fede dei miei amici», dice mentre ci offre i gustosi mandarini coltivati nel circondario.

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L’impegno pastorale della domenica si concretizza in due appuntamenti: uno alla mattina, con la lettura e la spiegazione della Parola di Dio del giorno, e uno al pomeriggio o alla sera, quando si recita il rosario, con cui la comunità di Sen Suk (qualche decina di persone) prega quotidianamente durante il mese di maggio e di ottobre. Inoltre, quando un missionario visita il villaggio, viene accolto dal catechista che spesso lo ospita in casa per il pranzo, insieme al sacrestano (incaricato della cura della chiesetta) e al responsabile del villaggio. In questa occasione, è sempre il referente della catechesi che illustra al missionario l’andamento della vita della gente, presenta problemi o situazioni particolari, dallo stato di salute degli ammalati, alla «pratica», purtroppo molto diffusa, dell’ubriachezza, la frequenza dei fedeli alle preghiere.

Sempre nel giorno di visita del sacerdote, John guida l’esame di
coscienza comunitario durante il quale le persone si preparano per la confessione: «Senza catechisti non si potrebbe andare avanti», ammette padre Claudio Corti, parroco di Fang, la missione cui appartiene Sen Suk (M.M.  agosto-settembre 2005, pp. 26-29). Il missionario del Pime, originario di Lecco, può ben dirlo visti i 35 villaggi a lui affidati, dove riesce a recarsi una volta ogni 30-40 giorni. «Durante il resto del tempo la vita di fede della gente è affidata a loro», conferma padre Corti.

Decisivo inoltre è l’apporto del laico cristiano durante la
celebrazione della Messa: nella sola parrocchia di padre Corti (situata su una direttrice di ben 150 km) si contano almeno quattro tribù (Lisu, Akha, Karen, Lahu) con altrettante lingue e culture diverse. Last but non least, il catechista assicura la traduzione dell’omelia di padre Corti, il quale nei villaggi Akha celebra l’Eucaristia nella lingua conosciuta dalla gente, mentre pronuncia la predica in thai, che però gli abitanti di questi gruppi etnici non capiscono: ecco allora che la spiegazione della Parola avviene a due voci, con il catechista che traduce passo passo il commento del padre.
La preparazione dei catechisti è assicurata dagli incontri di
formazione che si tengono ogni due mesi a Fang, dove risiede il missionario: «Vengono al nostro centro per alcuni giorni di incontri durante i quali spiego loro il Vangelo – dice padre Corti – in modo che possano presentarlo alla gente nella maniera più fedele». Naturalmente, i responsabili dell’educazione cristiana non compiono questo impegno a tempo pieno: tutti hanno il loro lavoro, chi nei campi di mandarini, chi con il suo banchetto di vendita al mercato. «Per questo motivo devono essere sostenuti economicamente con una piccola ricompensa  – spiega il missionario lecchese: quando vengono agli incontri di formazione, perdono la loro giornata dipaga. Così pure nelle visite ai villaggi di cui sono responsabili».

Fondamentale è pure l’educazione alla fede dei bambini delle famiglie già cattoliche. Alla domenica, ad esempio, per i più piccoli, vi è la proiezione di video a sfondo religioso: le capanne dei villaggi delle tribù dei monti sono di bambù e paglia, ma l’ex premier Thaksin ha mantenuto la sua promessa di portare l’elettricità in tutti i 40 mila villaggi del Paese: e così ogni capanna vanta la sua bella parabola, che spesso serve anche come supporto per far asciugare il bucato!
«Considero decisiva anche l’educazione dei ragazzi, che saranno gli adulti di domani», dice convinto John. «Per questo impegno parecchio tempo nell’insegnare loro la cultura religiosa cristiana, i canti della messa, i principi di comportamento e di educazione».

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L’impegno del laico Akha diventa ancora maggiore nei confronti di
quelle persone da poco tempo avvicinatesi alla fede cattolica: non perché siano state battezzate, ma perché – come hanno l’abitudine di dire i missionari di qui – «hanno lasciato gli spiriti», cioè hanno rinunciato alle pratiche animiste. Si tratta di una vera e propria abiura religiosa, un momento di «passaggio» celebrato, non solo esteriormente, con una precisa cerimonia: il sacerdote va nella casa della famiglia in questione e porta via gli oggetti degli spiriti, cioè i piccoli idoli: «Ne ho una cassetta piena a casa», spiega padre Claudio.
Il ruolo del catechista ha anche risvolti sociali non indifferenti,
aggiunge John: «Devo essere amico di tutti e sempre più inserito nella società: se, ad esempio, conosco persone che hanno incarichi governativi, posso esporre loro le necessità della gente e trarne benefici per tutti i membri del villaggio».
Ma come viene presentato il messaggio cristiano agli «aspiranti
cattolici» Akha? «Io sottolineo spesso due aspetti: la necessità di una fede forte e l’esigenza dell’amore vicendevole», spiega John. E la gente, come reagisce? «Posso fare un esempio riferito al nostro villaggio: sette/otto anni fa erano molte le liti tra le persone e frequenti le multe che il consiglio degli anziani comminava per ubriacature, liti violente o furti:
poi, sono state sempre più rare, fino a quando, da due o tre anni, non ce ne sono più: se si verificano diverbi tra gli abitanti, questi avvengono solo in maniera verbale».
Il villaggio di Sen Suk, nel 2005, è stato allietato dal primo gruppo
di battezzati: sette famiglie, in tutto venti persone, sono diventate
cristiane con padre Giovanni Zimbaldi, anche lui del Pime, vero pioniere della missione tra le tribù del Nord, dopo anni di esperienza nell’ex Birmania. «È stato grazie a lui che sono diventato catechista», afferma con orgoglio John. «Un giorno, ho saputo da un amico che a Fang c’era un sacerdote cattolico. La mia famiglia era credente da generazioni e così sono andato subito a cercare il padre». Di qui, poi, la scelta, quasi una vocazione, di diventare catechista: oggi sono cinque i villaggi di cui John si occupa come animatore pastorale. Nei diversi paesini il «nostro» si reca a piedi o con i mezzi pubblici, non disponendo di un mezzo di trasporto proprio: la passione del formatore supera anche le barriere di movimento!

Quali gli aspetti del cristianesimo che la gente delle tribù sente più
attraenti? «La fede in un Dio che è amore. Prima la loro religione era
dominata dalla paura degli spiriti, adesso sono sicuri e sereni perché
credono in un Dio che si prende cura di loro», risponde il trentacinquenne padre di famiglia. La testimonianza quotidiana, la fede vissuta è l’altra via maestra con cui il Vangelo suscita l’interesse dei non cristiani: «Le persone vedono che i missionari hanno lasciato la loro casa e il loro mondo per venire qui da noi; e si chiedono il perché. Io cerco di far capire che lo fanno perché amano Signore, così che le persone desiderano scoprire chi sia questo Dio».
La religione cristiana, però, resta in parte sempre uno «scandalo» per ogni cultura, anche per quella degli Akha della Thailandia profonda: «Il valore del perdono è incredibile per il nostro modo di vivere: tra gli Akha chi perdona è uno stupido, perché se uno mi offende è mio dovere rispondergli e avere una rivincita. Ora invece la gente del mio villaggio inizia a capire cosa significhi perdonare. E il fatto più significativo è che constata come, cercando di non vendicarsi, la vita del villaggio diventi migliore rispetto a prima. Come dicevo, da quando i miei compaesani hanno accolto il Vangelo, le liti e le multe per cattivi comportamento sono in diminuzione, anzi praticamente sparite».

Non che sia tutto facile, nemmeno tra i monti vicini al «Triangolo
d’oro»: «C’è chi pensa che il Vangelo sia solo una storia o una bella favola», ammette John. «Alcuni cattolici battezzati o catecumeni, quando si ammalano, ricorrono allo stregone per consultare gli spiriti. Io spiego che è sbagliato, perché non si possono mantenere le pratiche di quando si aderiva alle credenze animiste».
Anche nel rapporto tra il prima e il dopo la conversione al
cristianesimo è decisiva la testimonianza personale del catechista: «Un giorno, quando era ancora molto piccola, si è ammalata mia figlia Laura: i primi due mesi di vita stava davvero male», racconta John, mentre prende in braccio la sua primogenita. «La gente del paese continuava ad insistere con me e mia moglie: andate dallo stregone prima che sia troppo tardi.

Ma noi ci siamo sempre opposti e, anche se nostra figlia stava per morire, ci siamo rivolti all’ospedale. Anche questa è diventata un’opportunità per annunciare che esiste un Dio che si prende cura di noi e che non bisogna rivolgersi agli spiriti». Questa precisa consapevolezza cambia la vita concreta degli uomini e delle donne che accettano Cristo nel loro essere: «In segno di adesione alla fede capiscono che la domenica, giorno del Signore, non devono lavorare. Oppure che devono abbandonare determinati comportamenti che non sono secondo il messaggio di Cristo», come l’ubriacarsi o il frequentare più donne.

Anche tra i verdeggianti colli della Thailandia settentrionale,
comunque, il cristianesimo resta sempre «differente» e le difficoltà
dell’inculturazione non mancano: «Tradurre in lingua Akha i concetti del Vangelo non è facile», spiega John. «Ad esempio, nella nostra lingua non c’è il concetto dell’essere buono e del fare il bene, ma si trova quello del diventare ricco e dell’essere persona benestante. E così le nostre benedizioni si concentrano sull’aspetto materiale dell’esistenza». Essere cristiani, anche dove le case sono capanne di bambù e il riso si mangia con le bacchette, resta una scelta, oltre che un dono: «Tra il far parte del mondo degli spiriti e la vita cristiana c’è
proprio una rottura». Parola di John, catechista a Sen Suk.

di Lorenzo Fazzini da Sen Suk (Thailandia)