La cancel culture è pericolosa

Cancel culture and freedom symbol or cultural cancellation and social media censorship as canceling or restricting opinions that are offensive or controversial to the public with 3D illustration elements.

In campo intellettuale, Mathieu Bock-Côté occupa un posto speciale: quebecchese, si pone tra la Francia, dove è uno uno degli intellettuali più ascoltati e letti, e il Nord America dove rileva, in minoranza, il progressivo controllo ideologico. Questa situazione a cavallo di tre mondi rende unica la riflessione di questo sociologo. Il suo nuovo libro, “La révolution racialiste”, è salutato da Pascal Bruckner come il libro fondamentale per capire il nuovo antirazzismo. “Mathieu Bock-Côté nota con tristezza che la ricezione di queste teorie deliranti sta prendendo piede nelle vecchie nazioni stanche d’Europa. Due fenomeni spiegano l’infiltrazione del razzismo: primo, l’erosione del sentimento patriottico. Quando la nazione si dissolve, il bisogno di appartenere si sposta su identità dispersive. Infine, ripetute ondate migratorie stanno contribuendo alla riconfigurazione demografica dei nostri paesi. Con questo paradosso: la società post-razziale è prima di tutto una società iper-razziale che deve lavorare attivamente per dissolvere il popolo antico”.

Secondo Guy Sorman, continuare a parlare di politicamente corretto confonde, perché è già un concetto obsoleto, siamo già in una fase successiva. “Sta diventando più radicale” dice Bock-Côté al Foglio. “Stiamo assistendo a un’accelerazione della storia, come se i grandi cambiamenti ideologici degli ultimi decenni rivelassero ora tutte le loro conseguenze. Soprattutto, stiamo assistendo a una rinascita del fanatismo, persino di un certo messianismo, nelle società occidentali, illuminato da quella che chiamo la `rivelazione diversitaria’, che intende liberare le nostre società dalle tenebre. Per il movimento ‘woke’, che è una nuova sinistra radicale emersa dai campus americani, è arrivato il momento di farla finita con la civiltà occidentale, che si presenta come un groviglio di sistemi discriminatori di razzismo, sessismo, omofobia e transfobia al servizio dell’uomo bianco e a scapito delle varie minoranze che sono sotto la sua tutela. Una nuova ondata di emancipazione dovrebbe sorgere, questa volta in nome della diversità, che diventa la bandiera brandita per unire coloro che dovrebbero metterla sotto processo. Le minoranze (o più precisamente i movimenti che pretendono di parlare in loro nome) sono chiamati a unire le loro lotte per abbatterla e far nascere una nuova società, la società `inclusiva’, definita da un riferimento sacralizzato alla diversità, che diventa il suo principio di legittimità. Ma il cuore di questo movimento è una forma di revanscismo razziale e decoloniale. E’ l’espansione europea dal 1492 che viene messa sotto processo, come dimostra la demonizzazione della figura di Cristoforo Colombo, trasformata nella figura inaugurale della modernità genocida”. Sono già centinaia le statue di Colombo abbattute negli Stati Uniti, le ultime in California, mentre in Inghilterra da Oxford si cancella anche la regina. “Dietro le nazioni, dietro le culture, dietro l’aspirazione all’universale, si dovrebbe vedere ovunque l’impero della supremazia bianca e la logica del razzismo sistemico – al cuore di questo nuovo impulso rivoluzionario, si trova una manipolazione orwelliana del linguaggio. Questi sarebbero i pilastri sociologici del mondo occidentale. Per realizzare la società inclusiva, si dovrebbe lavorare da una prospettiva `antirazzista’. Ma questo antirazzismo diventa una caricatura di ciò contro cui lotta e riporta la questione della razza al cuore delle società occidentali. Attraverso questa rinnovata ossessione razziale, stiamo assistendo a un’isterizzazione delle relazioni sociali”. Ogni società occidentale è divisa in due gruppi: “Da una parte i bianchi e dall’altra i razzializzati. I primi sono trasformati in una categoria malvagia, i secondi investiti di una funzione messianica. Al cuore di questo nuovo `antirazzismo’ c’è un’idea tanto semplice quanto sciocca: i bianchi sono razzisti per nascita. Per quanto riguarda i `non bianchi’, essi sono dominati e oppressi semplicemente a causa del colore della pelle”.

Persino Barack Obama ha appena detto alla Cnn che il politicamente corretto e la cancel culture sono pericolose. “Bisogna dire che è la sinistra che sta riportando la razza al centro della politica occidentale, oltre a pretendere di farne una categoria emancipatrice e a sostenere nuove forme di segregazione, come vediamo nei famosi laboratori razziali unisex’, ma potremmo fare molti altri esempi!”, continua Bock-Coté. Nel libro spiega che siamo al 1793 del movimento. “Il regime diversitario considera che le categorie sociali che gli si oppongono sono residuali e appartengono al legno morto dell’umanità, destinate a essere spazzate via dalla scena della storia. Dopo la Vandea, dopo i Kulaki, è ora il turno dei popoli storici occidentali di rientrare in questa categoria. Per fare questo, saranno presentati come `maggioranze bianche’ i cui privilegi devono essere decostruiti. Per questo movimento indigenista, la decolonizzazione intrapresa alcuni decenni fa sarà completata solo quando i popoli occidentali saranno ormai stranieri nel loro stesso paese. Perché questo accada, i popoli occidentali devono sviluppare una memoria negativa e pentita della loro avventura nel corso dei secoli. L’orizzonte della democrazia oggi sarebbe addirittura lo ‘sbiancamento’ delle società occidentali, come spiega Robin DiAngelo. Sta prendendo forma una nuova intolleranza ideologica, che si accompagna addirittura a un ritorno alla violenza politica, come testimonia non solo la strana tolleranza verso il movimento antifa e i radicali nei campus, ma anche la richiesta sempre più esplicita di censura del conservatorismo. Per riassumere: dopo il 1793, dopo il 1917, dopo la fine degli anni 60, stiamo assistendo alla quarta ondata totalitaria della modernità, che riattiva sempre la logica del capro espiatorio, al quale basterebbe mettere fine per liberare le nostre società dal male. Oggi, è il grande uomo bianco cattivo che gioca questo ruolo”.

L’immigrazione di massa è una panacea per questa rivoluzione. “Mi prendo la briga di notare, anche se per me è evidente, che la maggioranza della popolazione immigrata, in sé e per sé, non ha alcun desiderio di svolgere il ruolo riservato loro dai movimenti decoloniali. Purtroppo, sono le minoranze ideologiche risolute che fanno la storia. Il movimento indigenista vede nell’immigrazione di massa la sua base demografica e sociale, che intende mobilitare. I cosiddetti indigenisti e decoloniali in Francia intendono esplicitamente creare una coscienza razziale rivoluzionaria tra le popolazioni immigrate, spingendole a definirsi contro le società che le hanno accolte, un approccio che è incoraggiato dal regime della diversità, che coltiva ovunque una coscienza di vittima tra i gruppi `minoritari’, indipendentemente da chi siano”. Cancellano libri, persone, monumenti, parole… “Siamo di fronte a una nuova tentazione totalitaria. Si tratta di controllare le rappresentazioni culturali e mentali accettate nello spazio pubblico. La nuova iconoclastia, che spinge alla rimozione delle statue e alla censura di opere e idee, è incomprensibile se non si capisce che è l’esistenza stessa di una civiltà che viene attaccata. Il realismo socialista di ieri viene sostituito dal realismo diversificato. Ma ciò che mi colpisce in tutto questo è anche la strumentalizzazione del riferimento alla scienza in modo lisenkista: oggi ci viene detto che l’inesistenza dei due sessi è un fatto scientifico confermato. Allo stesso modo, la realtà dell’immigrazione di massa e del cambiamento demografico nelle società occidentali è negata in nome della scienza. C’è una tendenza orwelliana che si rivela attraverso una corruzione del linguaggio che non serve più a descrivere il mondo ma a velarlo, a mascherarlo. Si tratta di bandire dall’arena pubblica coloro che contraddicono la nuova ortodossia, come vediamo con la cosiddetta lotta contro l’hate speech, che assimila a questa categoria qualsiasi forma di critica al regime diversitario. Teme che i politici, gli intellettuali o gli editorialisti che hanno accesso all’arena pubblica riattivino i `pregiudizi’ della popolazione”. Come si allea questo nuovo antirazzismo con altri attori, come gli islamisti? “E’ un cocktail ideologico tossico, come possiamo vedere in Francia. Come sappiamo, i `territori perduti della Repubblica’ sono diventati, nel corso degli anni, i territori perduti dell’identità francese e le zone senza legge sono diventate zone senza Francia. Come ha notato François Hollande, una logica di spartizione sta prendendo piede: sempre più parti del territorio nazionale vengono sottratte alla sovranità francese. Il razzismo anti-bianco, che i nuovi antirazzisti hanno il coraggio di negare, come se fosse un’impossibilità logica e un’assurdità teorica, trova in questo discorso una forma di legittimazione teorica. Il movimento decoloniale e l’islamismo sono accoppiati in una forma di avversione assoluta al mondo occidentale, che viene presentato come un immenso sistema discriminatorio postcoloniale che perseguita le popolazioni `razzializzate’. E’ un’immagine strana: l’Occidente sarebbe un inferno dove le persone `razzializzate’ di tutto il mondo verrebbero a rifugiarsi”. Il capitalismo woke sostiene questo movimento. Non è paradossale? “Alcuni lo vedranno come una forma di opportunismo. La scorsa estate, abbiamo visto una grande azienda americana dopo l’altra sottomettersi alla rivoluzione razzialista. Bisogna dire che erano sotto sorveglianza ideologica, con gruppi di attivisti che li invitavano pubblicamente a farlo, ricordando loro che `il silenzio è violenza’. In altre parole, chiunque non mandasse segni vistosi di wokismo e non partecipasse ai rituali prescritti veniva accusato di essere complice del razzismo sistemico. L’intimidazione ideologica funziona, soprattutto quando si basa sulle campagne di molestie rese possibili dalle reti sociali. In secondo luogo, non bisogna sottovalutare la misura in cui l’ideologia della diversità ha colonizzato le aziende nei dipartimenti delle risorse umane, spesso accompagnata dall’organizzazione di laboratori di rieducazione ideologica per allinearli ai canoni del nuovo `antirazzismo”‘.

Molti amici chiedono fin dove arriveranno. Quale scenario si potrebbe vedere se raggiungono i loro obiettivi? “La caratteristica di una dinamica rivoluzionaria è di non sapersi fermare – non può fermarsi, del resto, perché è nella natura della rivoluzione trovare sempre nuovi nemici, attraverso una logica di purificazione interna, contro coloro che non seguono il movimento e che oggi non acconsentono a tutte le richieste diversitarie. Al momento, è sufficiente non applaudire ogni nuova richiesta `minoritaria’ che emerge nell’arena pubblica per passare come `di destra’. Credo che, se la tendenza continua, vedremo un’estensione del regno della censura e una società sempre più sorvegliata, sempre a caccia di discorsi `discriminatori’ e `odiosi’, come possiamo vedere con il nuovo Hate Speech Act in Scozia, che ora estende la sorveglianza dei discorsi di odio nel dominio privato. Lo spazio pubblico sarà bloccato e il dissenso condannato. La propaganda mediatica per convertire le nostre società ai concetti che sono alla base del regime di diversità diventerà sempre più aggressiva. L’università, da parte sua, mi sembra condannata a sprofondare in questo delirio, soprattutto perché rappresenta il nucleo ideologico del regime. A volte penso che ci stiamo facendo trasportare da una forma di follia collettiva”. La civiltà occidentale rischia di essere distrutta da questo caos. “Sì, stiamo assistendo a una decadenza, oserei dire, che sta prendendo la forma di un crollo antropologico. Non dobbiamo sottovalutare la nevrosi identitaria di una civiltà che è arrivata a dubitare dell’esistenza di uomini e donne e che intende abolire il maschile e il femminile per fare della fluidità identitaria la nuova norma dell’identità sessuale. In altre parole, è la nuova disputa sul sesso degli angeli. Come abbiamo visto con J.K. Rowling, il semplice fatto di ricordare alla gente che un uomo non è una donna e che l’identità sessuale non è un costrutto puramente sociale ora sembra un discorso di odio. E le giovani generazioni sono socializzate in questo universo mentale: i punti di riferimento fondamentali da cui potrebbero costruire la loro identità sono ormai sfuggenti, o meglio, invertiti. Sta nascendo una nuova civiltà, ossessionata dal desiderio di abolirsi, come dimostra la nevrosi antispecista, che vuole dissolvere la figura dell’uomo nel magma dei viventi. A questo si aggiunge la mutazione demografica delle società occidentali, già menzionata, che è inseparabile da una progressiva neutralizzazione delle frontiere, che porta a pensare che il mondo non è più composto da popoli legati ai loro paesi ma da popolazioni intercambiabili. Vedo in questo il fatto principale del nostro tempo: la graduale, più o meno lunga, messa in minoranza dei popoli occidentali nei loro stessi paesi da parte dell’immigrazione massiccia non può essere considerata come un elemento senza importanza. In alcune metropoli, questo è già il caso. Inoltre, un paese che accoglie l’immigrazione al di là della sua capacità di integrazione e assimilazione è condannato a vedere lo sviluppo di una dinamica comunitaria. Ci siamo”.
Giulio Meotti – Il foglio