La cattolicita’ di Tolkien

signore-degli-anelliTolkien pagano o cristiano?

Il dibattito sulla figura e sulle opere di J.R.R.Tolkien è tornato di grande attualità, soprattutto in seguito al grande successo di pubblico ottenuto dalla trasposizione cinematografica del libro che lo ha reso famoso “Il Signore degli Anelli”. In particolare in Italia ci sono gruppi che negli anni Settanta/Ottanta organizzavano festival in onore di una lettura “pagana” di Tolkien. A sostenere la tesi secondo cui Tolkien era pagano è intervenuto il giornalista, Gianfranco De Turris, mentre Andrea Monda ha sostenuto la tesi di Tolkien cristiano.

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Per comprendere meglio argomentazioni e senso del dibattito, ZENIT ha intervistato Andrea Monda, autore di due libri “Tolkien il signore della fantasia” e “Gli anelli della fantasia”, entrambi pubblicati da Frassinelli e scritti insieme al giornalista Saverio Simonelli.

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Insomma, Tolkien è pagano o cristiano?

Monda: Direi senz’altro cristiano. E non solo perché l’uomo-Tolkien ha condotto una vita alla luce di un cattolicesimo intensamente creduto e praticato (è sufficiente leggere le sue lettere per rendersi conto di che “livello” di cattolico stiamo parlando), il dato personale biografico potrebbe peraltro essere un indizio non sufficiente (ci sono opere profondamente cristiane scritte da autori che non erano altrettanto fedeli e praticanti nella vita privata), ma soprattutto perché tutto quel bagaglio di fede è confluito nell’opera letteraria ed in particolare nel suo capolavoro, Il signore degli anelli.

In che senso questo romanzo è cattolico? Non c’è in quelle pagine alcun riferimento ad una qualsivoglia forma di religione esteriore, non ci sono altari, chiese, sacerdoti.

Monda: La spiegazione di questo apparente enigma lo dà lo stesso Tolkien che in una lettera del dicembre del 1953, all’amico gesuita Robert Murray che aveva giudicato il romanzo compatibile con la dottrina della Grazia, scrive che “Il signore degli anelli è fondamentalmente un’opera religiosa e cattolica; all’inizio non ne ero consapevole, lo sono diventato durante la correzione. Questo spiega perché non ho inserito, anzi ho tagliato, praticamente qualsiasi allusione a cose tipo la ‘religione’, oppure culti o pratiche, nel mio mondo immaginario. Perché l’elemento religioso è radicato nella storia e nel simbolismo”. E’ la storia che è cristiana, con tutto il suo apparato simbolico che continuamente rinvia ad una visione del mondo cattolica. Ed è interessante che l’autore non se ne sia reso conto mentre lo scriveva.

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Però qualcuno ha letto Il signore degli anelli come un’opera pagana. Qual’è la sua spiegazione in proposito?

Monda: E’ vero, ed è difficile per me spiegarlo. Alla fine, paradossalmente, conta più il lettore che lo scrittore. Alla fine è lui che decide la qualità di un’opera letteraria. Tolkien stesso, rileggendo il libro che aveva scritto, lo ha “scoperto” cattolico. Altri ne trovano tracce di paganesimo. Diceva il filosofo Wittgenstein che “bisogna lasciare al lettore ciò di cui è capace” e quindi bisogna rispettare anche queste prese di posizione, anche se, sinceramente, mi appaiono un po’ ferme alla superficie, alla “patina mitica” che ricopre queste saghe tolkieniane. Senza dubbio Tolkien, che conosceva perfettamente, in quanto filologo, le leggende e i miti antichi e medioevali del Nord-Europa, ha utilizzato alcune immagini e alcune suggestioni provenienti da quel mondo, ma si tratta appunto della “patina” che ricopre una sostanza che è totalmente cristiana.

Ci può fare degli esempi di non-paganesimo e di cristianesimo all’interno del romanzo?

Monda: Prendiamo per esempio un elemento distintivo tra mondo pagano e mondo cristiano: il tema del tempo che per il mondo pre-cristiano era circolare, nelle mani di un Fato ineluttabile e si ripeteva all’infinito, come un “eterno ritorno all’identico”. Questo non c’è nel romanzo di Tolkien. C’è invece l’idea che la Storia abbia una direzione, un senso, che progredisca cambiando di continuo. Noi assistiamo alla vicenda del romanzo che si snoda al termine della Terza Età e si apre alla Quarta dove i protagonisti dell’era precedente non ci saranno più, non intenderanno rimanere, continuare a comandare chiusi in una nostalgia questa sì molto pagana. Invece i protagonisti della vicenda che Tolkien ha narrato, come Frodo, Gandald, Galadriel e Bilbo, nella scena finale, addirittura lasciano la Terra di Mezzo e partono oltre il mare, oltre il mondo terrestre verso un futuro di pace che prelude e allude proprio all’idea di Paradiso. C’è l’idea di futuro in Tolkien, e questa è un’idea che è tutta giudaico-cristiana, che troviamo nella Bibbia, è l’escatologia, un’idea nuova che non c’era nel mondo greco né in quello germanico.

E invece un esempio sul “fronte cristiano”?
Monda:
Basta pensare agli Hobbit, gli ometti tranquilli e tenaci che permettono la soluzione positiva della Guerra dell’Anello. Gilbert Keith Chesterton diceva di credere nelle favole dell’infanzia e prendeva per esempio Cenerentola che secondo lui era la “declinazione” del detto evangelico exaltavit humiles. Anche secondo me quella grande favola che è Il signore degli anelli è una declinazione di molti passi evangelici, a partire dallo stesso di Cenerentola, quello degli “umili che vengono esaltati” di cui parla il Magnificat. Questi umili sono gli Hobbit che alla fine verranno esaltati con i massimi onori. Sono i “semplici” di cui parla Matteo al capitolo 11, i semplici a cui il Padre ha rivelato molte cose tenendole nascoste ai sapienti e ai saggi. Questi umili e semplici Hobbit, riescono a vincere, lì dove molti sapienti e potenti cadono, proprio perché, come i veri seguaci di Cristo, sono pronti a rinnegare se stessi e a prendere la propria croce. “Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà”. Il personaggio di Sam, l’amico fedele di Frodo, che secondo me è il vero protagonista, è fin troppo chiaro in questo senso: Sam è pronto a dare la vita per l’amico, non c’è amore più grande di questo, come ci dice il Vangelo di Giovanni. E’ una grande invenzione questa degli Hobbit, ed è il motivo per cui sarà ricordato Tolkien nella storia della letteratura. Se non li avesse inventati infatti non ci sarebbe stato nulla di nuovo nella sua opera narrativa: tutto il resto già lo conoscevamo attraverso la letteratura epica dei secoli precedenti. Invece ci sono questi nuovi eroi, così anti-eroici nella loro piccolezza. Gli Hobbit non hanno virtù apparenti, non sono forti in battaglia o scaltri o sapienti. Essi sono soltanto disponibili e questo però sarà un requisito fondamentale. Disponibili all’intervento della Grazia, disponibili a mettersi a servizio della Provvidenza che, come nei Promessi Sposi, è il protagonista nascosto della storia. Gli Hobbit sono molto manzoniani in questo senso: sono la gente meccanica e di piccolo affare di cui si parla nell’introduzione del capolavoro italiano, altro testo di cui è impossibile negare la profonda cattolicità.